TRANSGENDER IN PARLAMENTO?
Un/a transgender in Parlamento ha un suo particolare significato ed interesse?
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La recente querelle fra la Mussolini e Luxuria a Porta a Porta, al di là dello specifico caso, sul quale ormai tutti si sono espressi, pone una questione più generale: un/a transgender in Parlamento ha un suo particolare significato ed interesse?
Potrebbe la condizione transgender di una persona rappresentare un arricchimento nella discussione politico parlamentare?
Ebbene, la risposta è – potenzialmente - si.
La persona trans potrebbe davvero completare ed arricchire la “psicologia della politica” che, ricordiamolo, nei termini in cui la conosciamo, è frutto esclusivo della mentalità maschile.
Ciò che accomuna tutte le antiche tradizioni che accettavano quel “terzo sesso” (che in realtà non è “terzo” ma anche “ennesimo”, rappresentando appunto la non identificazione della propria sensibilità con il proprio corpo) e che altro non era ciò che oggi chiamiamo “transgender”, è il concetto secondo cui, chiunque non si identifichi con il sesso di nascita, possegga “due spiriti” (o più) e come tale, sia in grado di comprendere in sé la dicotomia “maschile/femminile” e trovarne una sintesi interna a sé, non solo fisica, ma anche psicologica.
Ebbene se si sapesse accettare questa semplice verità, potremmo molto più facilmente comprendere perché alla “quota rosa”, sarebbe utile aggiungere una “quota trans” in Parlamento (ma anche altrove). E questo in virtù della potenziale capacità di esercitare il ruolo di “ponte” fra i sessi e più facilmente trovare una sintesi che possa in qualche modo essere tanto accettabile fra gli uomini quanto fra le donne, anche nel modo di concepire la politica e scrivere le leggi.
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Questo se la nostra civiltà, i nostri missionari, non avessero decisamente distrutto tutte quelle civiltà che comprendevano le persone “two spirits” fino al tentativo di cancellarne l'esistenza persino dalle pagine della storia.
Questo se l'umanità fosse capace di liberarsi dal “sessismo” di derivazione giudaico/cristiana, e vedere con occhi liberi e puliti che – potenzialmente – il/la transgender altro non è che lo specchio di ogni uomo rivoltato al femminile (e di ogni donna rivoltata al maschile per i trans da donna a uomo).
Questo se l'umanità non avesse deciso follemente di rinchiudere i due sessi in una incomunicabilità che sembra cessare solo durante gli accoppiamenti.
Questo se non fosse che questa “incomunicabilità” non rispondesse - nel nucleo più intimo delle relazioni umane - al “Dividi e Impera” che tanto serve a religioni autoreferenziate e maschili(ste) per sopravvivere nei millenni.
Noi potremmo dare un serio contributo a scrivere la pagina di riappacificazione vera (non le pari opportunità forzate di legge) fra uomini e donne. E' questa, nient'altro, la vera ragione del pregiudizio e dell'odio che viene istillato (e spesso creduto) contro di noi.
Un mondo di uomini, donne e “terzi” spiriti sarebbe un mondo riappacificato.
Avrebbe l'umanità ancora bisogno di papi, rabbini, ayatollah?
No. E lo dice la Bibbia stessa: la prima guerra nata fra “dio” e gli esseri umani, nasce con la diatriba della “mela” fra Adamo ed Eva.
Mirella Izzo,
presidente nazionale di Crisalide AzioneTrans
Il suo sito di approfondimento personale è "Genderbender"


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