IO, LESBICA ATTRATTA DALLE TRANS NON OPERATE
Due posizioni diverse sul rapporto tra l`affettività lesbica e il pene. La nuova posta di Mirella Izzo.
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Keit Haring "Debbie Dick" - Acrilico su Canvas, 1984
Cara Mirella,
mi spieghi per favore perchè io, lesbica, sia attratta dalle trans non operate e non da quelle operate? Sono così complessa chè a volte dubito persino di esistere! Di che genere sono? Meno male chè GAY_TV a cui sono iscritta da tempo (dagli inizi) ha aperto le porte della cultura a tutti i sessi! E ti sono grata di aiutarci a capire!
Elisabetta ( mio nick anche in gay_tv)
Mirella,
non riesco a capire perche tutte le volte che si parla di sesso tra lesbiche; una coppia, ci si mette di mezzo i cazzi finti o falli quel che siano, io sono lesbica e penso che se ti piace una donna non vai alla ricerca di falli per sodisfare o essere soddisfatta... Secondo me una donna che fa cosi non è una vera lesbica.
Samanta, Cesena
Care Elisabetta e Samanta,
Elisabetta, lesbica dichiarata, mi chiede come mai sia attratta da trans non operate. Samanta invece, riallacciandosi alla mia prima risposta a Roberta, dove per scherzo ho menzionato gli strap on, afferma che le lesbiche che li usano non sono vere lesbiche.
Una bella antitesi da affrontare, non c'è che dire!
Elisabetta, perché una donna lesbica potrebbe trovarsi a desiderare trans non operate? Ti rispondo per mia esperienza personale e necessariamente semplificando.
Fra le tante possibili varianti dell'essere lesbica una riguarda la motivazione principale per cui si preferisca un'altra donna piuttosto che un uomo come partner affettivo sessuale. Alcune lesbiche sono guidate in primis dal rifiuto del pene e di quello che rappresenta nella cultura fallocratica maschile e la lettera di Samanta ne è una esemplificazione eloquente; altre invece rifiutano il maschio come partner d'amore sensuale - non per il pene - ma per tutto l'insieme fisico e psicologico che rappresenta. Barba, seno, pelle, odore, peli, ma ancor di più sensibilità ed emotività, differenziano comunque la trans non operata dagli uomini (è dimostrato che il cervello delle trans ha attivazioni e morfologie femminili). Se quindi una lesbica ama il femminile per queste qualità, ma non ha il rifiuto assoluto del pene (e magari usa con la sua compagna giocattoli che lo ricordano) può certamente essere attratta da una trans non operata.
Se invece il rifiuto del pene è la ragione principale del rifiuto del maschio è difficile immaginare che vi possa essere attrazione per una trans non operata (nonostante che in realtà, dopo anni di ormoni, l'organo sessuale di una trans subisce molti cambiamenti funzionali, di stimolazione e sensibilità, rendendolo di fatto una sorta di via di mezzo fra un piccolo pene ed una grande clitoride). Se questa identificazione genitali=identità è radicata profondamente, si può arrivare alle conclusioni di Samanta che esclude dall'universo lesbico le (non poche) lesbiche che anche soltanto usino, nei loro giochi sessuali, qualcosa che ricordi il pene e che si usi per penetrare. Si può essere lesbiche perché si ama il corpo di una donna e le modalità sensuali fra donne o per il rifiuto della penetrazione (o per situazioni variamente intermedie. Mi riferisco sempre a prevalenze, mai a motivazioni univoche e assolute).
Chi possa avere il diritto di fregiarsi dell'appellativo di lesbica è decisamente opinabile. Personalmente trovo le motivazioni di Samanta semplicistiche e discriminatorie, mentre ciò che determina l'amore lesbico - a mio parere - è la ricerca dell'amore affine piuttosto che quello (almeno in teoria) complementare. Definire sia l'identità femminile, sia l'identità lesbica in base ai cromosomi (l'attrazione per una trans lesbica) o in base a quali "giochi" mettano in atto due donne, risponde ad una logica dove la psicologia della persona diventa prodotto residuale rispetto alla cromosomica o al rifiuto della penetrazione "pseudofallica". Peraltro è da sfatare il mito che una trans lesbica non operata possa o voglia essere penetrativa.
Un piccolo fatto autobiografico mi sembra proprio appropriato in mezzo alle vostre due posizioni contrapposte. Mesi fa ho iniziato una relazione con una donna lesbica "d.o.c.g.", con rifiuto totale del pene e del maschio che pur aveva conosciuto in adolescenza. Pur essendo io non operata, l'amore ha fatto superare questo iniziale rifiuto in cui peraltro questa ragazza ha potuto verificare la verità della differenza sostanziale fra un pene maschile e quel misto fra pene e clitoride che ha una trans non operata e in ormoni. Ebbene, quando la sua ex ha saputo che stava con me l'ha riempita di sms in cui le diceva che ormai non era più lesbica, ipotizzando giochi sessuali tipicamente etero che neppure ci sognavamo di mettere in pratica (anche perché mi sarebbe stato impossibile), parlando di me al maschile (a parte un "ed è pure carina"! molto arrabbiato). E tutto questo avveniva mentre questa compagna, con un certo numero di storie alle spalle con donne nate tali, stando con me continuava a ripetermi: "sei la donna più donna con cui sia mai stata", non riferendosi solo alla sensualità, ma a quel qualcosa di più ampio che solo l'amore può far conoscere in profondità.
Chi aveva ragione? Per il pensiero transgender l'identità sessuale di una persona la si sente, la si percepisce al di là di quel che possano dire anagrafe o dettagli anatomici. Di conseguenza anche gli orientamenti sessuali seguono stessa sorte. La realtà è che la sempre maggior libertà di espressione delle identità transgender lesbiche, transgender gay, lesbiche butch, drag king, genderqueer, ecc., sta sgretolando la graniticità dei tre orientamenti sessuali conosciuti: etero, omo e bi. Sovente la realtà del motivo per cui scattano interessi, attrazioni e amori non riesce a stare dentro queste tre vetuste definizioni e le persone finiscono con il sentirsi in conflito con le proprie definizioni di sé (sono lesbica, sono etero, ecc.) invece che semmai adeguare le definizioni alle varianti identitarie e del proprio orientamento affettivo e sensuale.
Forse sarebbe l'ora di ridefinire un po' di cose. Ma questo è un altro discorso che - se interesserà - potremo anche affrontare in futuro e "a puntate". Un caro saluto ad entrambe
Mirella Izzo


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