HO 16 ANNI E ODIO IL MIO CORPO
Odio i miei genitali, le mie spalle larghe e la mia barba. Cosa devo fare? La posta di Mirella Izzo.
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Cara Mirella,
Innanzitutto i miei complimenti per la tua rubrica, che trovo molto interessante per le tue risposte chiare e intelligenti e per la tua esperienza. Sento spesso sentir parlare di omosessualità con frasi come "è una sua scelta" e da quando l'ho visto estendere anche al mondo trans, ho iniziato a pensare che sia una concezione generalmente diffusa. Questa cosa mi ha lasciata sempre a dir poco perplessa e contrariata: com'è possibile scegliere il proprio orientamento sessuale o addirittura la propria identità di genere? Avevo sempre pensato che non fossero cose che si potessero scegliere e comunque, considerati i problemi legati a queste condizioni, in particolare quella della transessualità, ho sempre pensato che potendo scegliere, ce li si risparmierebbe volentieri. O al massimo che si potesse scegliere fra il nascondere la propria realtà o manifestarla. Io non conosco molto bene l'universo gay, per cui chiedo scusa per la mia ignoranza, ma parlando con un mio conoscente, che ha svolto qualche ricerca sulla omosessualità, mi ha detto che i gay stessi (o alcuni di loro, forse) sostengono che ci sia una omosessualità predeterminata e una come scelta, intellettuale o che dir si voglia. Mi ha lasciata un po' spiazzata. Si è sbagliato? O è davvero una scelta per alcuni? Per l'identità di genere invece non penso proprio o almeno guardano me non mi pare possibile: son così e basta, non è che ho scelto una cosa o un'altra.
Nadia, Rimini
Cara Mirella,
sono un ragazzo di 16 anni e da un anno non riesco più a guardarmi allo specchio. Ho sempre pensato di essere gay, sin dalle elementari, ma ora inizio a non riuscire più ad accettare il mio corpo. Insomma, quello che sento dentro è diverso da ciò che vedo davanti allo specchio. Odio i miei genitali, le mie spalle larghe e la mia barba. Da tempo non riesco più a vedermi cosi e sto male. Cosa mi consigli? La mia intenzione è di fare l’operazione ma in un futuro lontano. Ora per stare meglio cosa posso fare?
Grazie Andrea
Cara Nadia, car* Andrea,
Inizio anche io con un "innanzi tutto" questa volta per ringraziare chi ha scritto e non ha ancora avuto risposta. Nadia mi chiede fondamentalmente se "orientamento sessuale" ma soprattutto "identità di genere" (ovvero tutte le varianti di genere che vanno dal cosiddetto transessualismo, al transgender) siano frutto di scelta o di natura. La lettera di Andrea credo sia un buon esempio di una fra le diverse tipologie di risposta possibile. Cosa ci racconta Andrea? Che sentendosi attratt* dagli uomini, ha pensato, in primis, di essere omosessuale. Se questa fosse stata la sua realtà, ora - pur affrontando tutte le difficoltà di un coming out - si sentirebbe in pace con se stess* almeno per quanto riguarda la consapevolezza di una parte importante che costituisce l'identità di ogni persona. Eppure, nel suo caso, questa consapevolezza non è stata sufficiente. Ed il problema è diventato lo specchio. Lo specchio che rimanda una immagine corporea di sé che non corrisponde alla percezione interiore del proprio sé fisico. Usa l'espressione "odio" verso tutti quegli indicatori che costituiscono differenziazione fisica fra maschi e femmine: struttura ossea, barba e genitali. Ha 16 anni e pertanto è da poco che sta affrontando i segni di un dimorfismo sessuale che avanza e che ancora non è terminato, rispetto alla quasi indifferenziazione sessuale dell'età pre puberale (dove i genitali e ben poco altro esprimono una marcata differenza corporea).
Natura o scelta? Nel caso di Andrea tutto fa pensare a natura. Spesso però si confonde "scelta" con "decisione". Nessuna persona che è oggi transessuale/transgender può essere scappata (o scappato) da una decisione. E che decisione! Non il cambiare abitudini o - appunto - scelte, ma il "ristrutturare" il proprio corpo con abiti, trucco, farmacologia e chirurgia che la rendano anche esternamente, rassomigliante alla propria immagine del sé fisico interiore. Ma la decisione di transizionare, spesso non è una libera scelta. E' una decisione molto coraggiosa che si fa per seguire la propria vera natura. Ed è evidente che quando parlo di natura umana, non mi riferisco ad una mera osservazione cromosomica (e di quel che i cromosomi fanno conseguire), ma ad una natura che include - come è ovvio fare - la "coscienza di sé".
Potrei citare studi che sembrano sempre più dimostrare che questa "distonia" fra sesso biologico e identità cosciente di sé come essere umano sessuato, sia tutt'altro che una sorta di strano disturbo psichiatrico che non si cura con psicofarmaci ma con l'endocrinologia e la chirugia, ma mi limiterò, in calce, a darvi qualche link utile per non togliere spazio alle risposte ai vostri quesiti.
Per quanto riguarda i concetti di "scelta" o "natura", c'è da dire che il Movimento Transgender mondiale, da tempo rivendica il diritto di scelta rispetto alla propria identità di genere ed è questa istanza che probabilmente ha ingenerato confusione. Con "diritto di scelta" il movimento transgender indica proprio il diritto a seguire la propria natura e scegliere per la propria identità di genere piuttosto che accettare il sesso cromosomico quando esso è distonico con il nostro intimo sentire. La traduzione di questo "diritto di scelta" in "scelta" della singola persona transgender, come fosse un'opzione fra tante, quasi un gioco, è una delle tante semplificazioni errate (e spesso volutamente tali) per ridurre a "vizio" qualcosa di decisamente più profondo, come ci fa capire anche la mail piena di dubbi e sofferenza di Andrea. Spero di aver spiegato all'amica Nadia dove nasce l''inghippo che mette in falsa alternativa "scelta" e "natura". In realtà la "scelta" di cui si parla è quella di seguire o meno la propria identità di genere interiore e renderla manifesta a sé e agli altri, alla società tutta.
Non dimentico la domanda di Andrea. Domanda esistenziale che ho lasciato per ultima proprio perché entra nel merito della qualità di vita di una persona reale e non è quindi una congettura filosofica di vita, ma cruda realtà esistenziale. Andrea mi chiede consiglio sul che fare a 16 anni rispetto ad un corpo che si è sviluppato e si sta sviluppando in un modo che non riconosce. Purtroppo in Italia prima dei 18 anni la libertà di decidere anche sul proprio corpo è estremamente limitata.
Peraltro posso garantire ad Andrea che - se è vero che prima si inizia e migliori risultati si avranno nella qualità di conversione fisica con le adeguate terapie - anche iniziare a 18 anni, con un paio di anni in più di riflessione, magari sostenuta dai gruppi di auto aiuto che varie associazioni transgender organizzano in varie parti d'Italia (in questo senso posso garantire che i gruppi organizzati da Crisalide AzioneTrans sono sempre facilitati da persone transgender che l'Associazione provvede a far formare con corsi specifici per l'auto aiuto. Delle altre associazioni non so dire ma mi informerò) non metterà a rischio la buona riuscita della transizione, con l'eccezione del sistema osseo, immodificabile dopo lo sviluppo. A questo proposito, in un paese mille anni avanti al nostro (non che ci voglia molto!), ovvero in Inghilterra, uno scienziato italiano, il prof. Di Ceglie, ha una clinica (purtroppo ad uso esclusivo degli iscritti al SSN inglese) che tratta esclusivamente l'infanzia e l'adolescenza trans. Cosa consiglia in genere il prof. Di Ceglie in casi come il tuo?
Con l'ovvio consenso dei genitori è possibile utilizzare dei farmaci che semplicemente "bloccano" lo sviluppo differenziato sessuale proprio nell'adolescenza. Non femminilizzano ma neppure mascolinizzano: semplicemente ritardano ogni cosa, in attesa che la persona sia pronta a prendere la propria decisione sulla propria vita, ovviamente seguendo gli iter diagnostici internazionali. Questi farmaci che sono della categoria degli "Analoghi dell'LHRH", semplicemente bloccano le "gonadotropine", senza comprometterne la ripresa della funzionalità per ogni futura possibile decisione.
Teoricamente, con il consenso dei genitori, con una diagnosi di "Disturbo dell'Identità di Genere" o di "Disforia di Genere" (due nomi per la stessa cosa) fatta da uno psichiatra, un centro che segue le persone transgender potrebbe tranquillamente proporti questo percorso in attesa che tu raggiunga una certezza sul futuro che vuoi nella tua vita. Percorso purtroppo poco diffuso anche perché non è facile trovare genitori consenzienti. Inoltre questi farmaci sono costosissimi e, ovviamente, in fascia C, ovvero a totale carico della persona.
Anche in questa direzione, per la parte che compete il mio impegno politico, mi sono mossa in passato e spero di poterlo fare anche in futuro con il Ministero della Salute. Ovvero affinché tutti i farmaci che possono essere utili alle transizioni di genere o alla riduzione del danno o all'attesa dello sviluppo sessuale di una persona, nei casi di identità di genere non chiarita, siano a carico del SSN.
In privato potrò volentieri darti suggerimenti maggiori sempre se mi potrai garantire il consenso di almeno uno dei tuoi genitori.
Mirella Izzo
Un paio di link interessanti sulle possibili origini della distonia fra identità di genere e sesso biologico:
http://www.crisalide-azionetrans.it/transgenetica.html
(l'ipotesi di predisposizione genetica secondo uno studio svedese).
http://www.crisalide-azionetrans.it/sessocervello.html
(uno studio raccolto dalla BBC sulle malattie "maschili" e "femminili" che introduce il concetto di sviluppo fetale differenziato fra genitali e cervello e quindi psiche).


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