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PERCHE` UN PARTITO GAY E NON GLBT?

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PERCHE` UN PARTITO GAY E NON GLBT?

Come vede l’ipotesi di un partito gay una persona transgender? L’errore di autolimitazione e l’idea del partito temporizzato. La posta di Mirella Izzo.

GAY.tv 1.0di GAY.tv 1.0
14 Marzo 2006

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Ciao, il mio nome è Attilio, sono gay, vivo a Milano e vivo la mia condizione di omosessuale come un fatto privato. Ciononostante se esistesse un “partito gay”, lo voterei. Ho seguito la discussione qui su gay.tv e in generale. Poi mi sono imbattuto nella tua rubrica e mi sono chiesto: e le trans? I trans? Che ne penserebbero loro? Perché partito gay e non LGBT? Leggendoti spesso e apprezzando la tua originalità di idee, mi sono chiesto cosa ne pensassi tu, sia come una leader storica del movimento, sia come transgender, anche perché non ho ancora letto una posizione ufficiale delle associazioni trans.
Attilio, Milano


Caro Attilio,
in questa rubrica abbiamo già trattato di questioni scientifiche, filosofiche e dato informazioni tecniche e pratiche alle persone che ne avevano bisogno. Affrontiamo anche un tema politico che si ripresenta periodicamente.


Perché partito gay e non partito LGBT? Perché sarebbe molto più comprensibile rispetto ad una sigla su cui neppure tutto il movimento è d’accordo (chi antepone la L di Lesbica, chi la G di Gay, chi vi aggiunge la Q di queer, la I di intersessuati ed anche la E di eterosessuali). Questo sarebbe forse l’unico caso in cui anche io sarei d’accordo a utilizzare una parola semplice come “gay” nella sigla, ma che ovviamente fosse LGBTQI nello Statuto, nella sua dirigenza, nelle sue linee politiche.


Cosa ne pensa il movimento Transgender? Penso non sia stato argomento di discussione. Non lo so. Provo pertanto a dire io la mia, ma più come cittadina privata di diritti che come “transgender” in quanto tale. Ho usato però il condizionale non a caso. Sì, perché non sono affatto favorevole al “partito gay” o “LGBTQI”. Un movimento, che fra mille difficoltà interne, è riuscito ad ergersi come uno fra i pochissimi soggetti che si batte in Italia per i Diritti Civili e la Laicità dello Stato, commetterebbe un grave errore di autolimitazione nel definirsi “gay”. Lottiamo per la revisione della legge 40 sulla procreazione assistita, contro l’Aids, un poco anche contro le barriere architettoniche e di comunicazione per i “diversamente abili” e poi facciamo un “partito gay”? Che spreco di risorse sarebbe!


Faccio un passo indietro. Perché immaginare un partito omosessuale? Perché proprio ora? Semplice: perché ci si è resi conto che, vinca la destra, vinca la sinistra, entrambi gli schieramenti hanno (seppur in misura molto diversa) una resistenza strenua nel riconoscimento dei nostri diritti. Senza Margherita (o una sua parte) e senza Udeur, non c’è maggioranza di Centro Sinistra. E questi due soggetti politici non sono meno “teoconservatori” di quanto non lo sia l’UDC di Casini. Quindi io per prima sento l’esigenza che l’Italia bloccata dai teo-neo-conservatori di destra e di sinistra, in primis quindi l’Italia LGBTQI,  i cittadini e le cittadine di orientamento sessuale omosessuale, di identità di genere transgender, nat* intersessuat* o che vogliono rifiutare definizioni rispetto al proprio orientamento sessuale e genere (queer), si inizino a contare all’interno di un Partito che possa fare da “ago della bilancia” in questo sistema “bipolare” italiano in cui - quasi sempre - partiti di dimensioni anche più piccole di quelle che si potrebbero immaginare per un partito “gay”, diventano fondamentali per dare o non dare la maggioranza parlamentare a questo o quello schieramento.


Quindi perché contraria? Perché penso che noi non siamo gli unici soggetti dimenticati o verso cui i condizionamenti religioso-culturali portano ad una clamorosa carenza di diritti (vedi questione di estrema attualità in questi giorni rispetto al diritto all’eutanasia, o comunque al rispetto della volontà della persona, ad esempio).  Allora se il movimento LGBTQI è stato capace di essere una delle più autorevoli voci (ovvero capace di elaborazioni politiche serie) rispetto ai diritti delle persone che rappresenta, ma anche riguardanti altre questioni - tutte inerenti al tema dei “Nuovi Diritti”, dei “Vecchi Diritti” (civili) e alla Laicità dello Stato - piuttosto che un partito del Movimento, io vedrei lo stesso essere promotore di un Partito per i Diritti Civili e la Laicità dello stato. Obiezione possibile: “ma ci sono già i radicali” (o altri identificabili partiti, tipo Rifondazione Comunista). Risposta: Il partito Radicale, come anche altri,  hanno ANCHE la battaglia sui Diritti Civili MA anche una linea politica economica estera, ecc.  precisa. Questo di fatto porta ad una divisione dell’elettorato LGBTQI proprio a causa di “altri” parametri di un partito. E questo spezzettamento impedisce una “conta” che ormai sta diventando sempre più fondamentale.


Quel che immagino io invece è un “partito temporizzato”, con una missione semplice, quantoché ostica. Diritti e Laicità: tutela delle fasce deboli o (più spesso) rese tali (penso agli stupri alle violenze agli omicidi contro donne, diversamente abili, omosessuali di entrambi i sessi, transgender, ad esempio.


I grandi pensatori anarchici mi hanno insegnato che nessun potere si autodistrugge ma tende ad autoperpetuarsi anche finito il suo scopo di esistere. Può darsi, ma in un Italia con leggi rispettose della dignità di omosessuali, transgender, diversamente abili, intersessuati, stranieri, diritti religiosi parificati fra loro e al diritto all’ateismo ecc., diritto alla disposizione del proprio corpo, del ricorso alla fecondazione assistita, ecc. (quindi un futuro futuribile per quanto auspicabile) forse questo partito perderebbe i suoi consensi… Forse si creerebbe solo una nuova classe politica fatta di femministe, di lesbiche, di trans, di gay, di diversamente abili, di cittadini ex stranieri che potrebbero – a quel punto - sciogliersi nei partiti in cui si sentono maggiormente rappresentati per la politica economica od altro. Forse potremmo arrivare ad avere referenti politici in molti partiti. Secondo me sarà più difficile farlo senza un atto di “rottura”, un passaggio attraverso un partito Laico e Civile a tempo. Chiare dovranno essere poche cose:
- l’appello per una, due o tre volte a votare per una politica sui NOSTRI diritti più che un voto di politica generale
- la precondizione di non schierarsi a priori da una parte o dall’altra ma al “miglior offerente” rispetto al programma scritto su cui i due “poli”  intenderanno chiedere il voto (anche se è difficile immaginare un’Alleanza Nazionale o una Lega Nord “gay” friendly)
- la non pretesa di avere una forma “partito” omnicomprensiva, ovvero con una politica economica, degli esteri, ecc. univoca; (cose per cui si sceglierà il candidato e non il Partito)
- un accordo strategico con tutti i soggetti che propugnano una Italia laica (non antireligiosa) e avanguardia per i diritti civili e che siano vittime di carenza di diritti.


Ad un partito così non solo darei il voto, ma mi ci impegnerei in prima persona, in qualità di cittadina transgender e lesbica. Spero di averti risposto. La prossima volta, lo prometto, parleremo di intersessualità…


Un sorriso a tutt*
Mirella Izzo









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1 di 1 commenti

  • martinfry

    14 Marzo 2006 - ore 00:00

    auguri grillini una ROSA per te