CHI TENDE LA MANO ALLE GIOVANI TRANSGENDER? - GAY.tv

CHI TENDE LA MANO ALLE GIOVANI TRANSGENDER?

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CHI TENDE LA MANO ALLE GIOVANI TRANSGENDER?

Mi dicono che sono troppo androgino per essere un uomo e immaginarmi in un corpo femminile mi fa sentire meglio. Vorrei sapere se il mio è un desiderio di trasgredire o voglia di TranSitare in qualcosa che, in parte, fa già parte di me. La posta di Mirell

GAY.tv 1.0di GAY.tv 1.0
27 Dicembre 2006

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Chi è Mirella Izzo?


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Cara Mirella,
Mi chiamo Clarissa ed ho 19 anni, ho grandi occhi nocciola, così limpidi  che sembrano quasi impregnati di lacrime...A piangere è la mia anima che si sente intrappolata in un corpo che  rifiuta e sente poco suo. A volte quasi estraneo...Quel nome non mi appartiene, sono gay e a volte mi sta pure bene, ho vissuto storie importanti, sebbene abbia incontrato sempre gente sbagliata, chissà se in fondo esiste "quella giusta". Non odio il mio corpo, ma spesso mi dicono che sono troppo androgino e sensibile per essere un uomo, ed ammetto, che immaginarmi in un corpo femminile, all'interno di un abito sexy, mi fa sentire meglio. Sono stat* fortunat* ad avere una corporatura decisamente da donna tanto che trae in inganno chiunque mi osservi. Mi compiaccio di ciò e sono arrivat* a pensare che forse, dovrei aiutare questa parte di me a concretizzarsi, dandole vita. Voglio essere Clarissa! Ma temo il mondo, questo mondo ipocrita che prima ti abbraccia e poi ti accoltella senza compassione. Ho paura, e vorrei sapere di più..se il mio, è un desiderio di trasgredire oppure voglia di TranSitare in qualcosa che, in parte, fa già parte di me. Chi mi tenderà la mano?
Clarissa


Cara Nadia, car* Andrea,
Chi tenderà la mano a Clarissa? Chi la tenderà alle centinaia di "Clarisse" sparse per l'Italia di 6, 14, 18 o 20 anni? Alle persone in età infantile ed adolescenziale? Nessuno.
O meglio. Potrei farti il solito elenco di Centri ASL (o convenzionati) che si occupano di transessuali in Italia, ma dovrei aggiungere che nessuno di questi Centri è specializzato per le persone più giovani. A Londra c'è il professor (italiano) Di Ceglie ed il suo istituto. Forse tu saresti già grandicella per loro, ma credo seguano in base all'età dello sviluppo e non anagrafica.


E ancora dovrei dirti, Clarissa, che potranno essere molti a tenderti la mano, ma quasi nessuno sarà in grado di aiutarti davvero. Parlo di psicologi, psicoterapeuti, psichiatri, ovvero coloro i quali STABILIRANNO se tu sei davvero transessuale oppure no. E uso il termine transessuale al posto di transgender perché i "libroni psichiatrici, quelli ufficiali" parlano solo di transessualismo, anzi neppure, di "Disturbo dell'Identità di Genere"... disturbo psichiatrico, ovviamente. Ogni tanto è bene ricordare che se le nostre sorelle lesbiche e fratelli gay è da qualche decennio che sono usciti fuori dalle malattie psichiatrice, noi transgender ci siamo dentro fino al collo. E fino al collo perché mentre essere dichiarati "omosessuali psichiatrici" non impediva di continuare ad esserlo, per noi, esserlo, significa mettere la nostra stessa vita nelle mani di specialisti (?) che avranno "potere di vita o di morte" sulla nostra transizione. Per carità, ormai da decenni le trans si informano, sanno quel che si vogliono sentire dire questi "specialisti" e raccontano più o meno tutte la stessa storia. Su internet si trovano persino le risposte da dare ai test psichiatrici più difficili come il Rorschach (quello delle macchie in cui ti chiedono: "cosa vedi qui?" e GUAI se dai la risposta più ovvia, ovvero "una macchia", perché saresti finita). Insomma un giro di menzogne che perpetuano stereotipi fotocopia e fasulli delle tante realtà transgender. Si contano sulle dita di una mano mozzata di due, gli o le spiecialiste di cui io, personalmente, mi fido davvero.


Allora chi aiuta Clarissa? Chi ha aiutato le Clarisse di ieri? Quella che in USA viene chiamata la "sorellanza", la solidarietà di chi ha già transizionato. Il rischio è grande perché fra di noi non ci sono (come ovunque) solo "menti intuitive, brillanti e sensibili". Quindi meglio rivolgersi alle Associazioni dove, si presume, che vi siano "sorelle" (ma anche fratelli da Femmina a Maschio) che hanno anche accumulato esperienza e preparazione, meglio ancora quelle Associazioni poco compromesse con il "sistema" medico-accademico e i suoi derivati (tipo l'Osservatorio Nazionale sull'Identità di Genere, più noto come ONIG e che attua in Italia protocolli diagnostici che in USA sono stati abbandonati ormai da 15 anni e oltre, con gravi ripercussioni sul potere decisionale della persona).


Alla fine, chi aiuterà Clarissa? Ti aiuto, un po', io e poche/i altre/i in tutta Italia. Ma anche noi abbiamo una vita, abbiamo transizionato e vorremmo spendere anche una piccola parte della nostra "conquista di genere" per vivere una vita nostra... quindi talvolta, se ti rivolgi personalmente anche queste poche persone finiscono, per saturazione, a seguirti poco o male o a "inviarti" a quei centri di cui sopra che almeno sono pagati per farlo e non devono guadagnarsi il pane in altro modo (avendo quindi poco tempo libero).
Conosco un paio di "specialiste" psicologhe che (ma guai a dirlo, infatti non farò nomi) quando hanno dubbi sulla reale distonia fra corpo e genere di un* loro paziente,  invece di far supervisione con altri colleghi, si rivolgono proprio a persone transgender di cui si fidano. Chiedono loro consiglio. Il motivo è semplice e antico come il mondo. I simili si riconoscono.


Anche dai commenti (che comunque gradisco ci siano per interloquire) su questo sito ad alcune mie risposte, si vede che persino i nostri fratelli gay, con tutta la loro buona fede e buona volontà hanno spesso dato risposte che fanno capire quanto poco abbiano compreso  cosa sia vivere con un corpo maschile e una psiche femminile o viceversa.
Certo noi transgender non possiamo fare diagnosi e quindi "autorizzarti" ad assumere ormoni, anzi saremmo condannate penalmente se lo facessimo per abuso della professione medica. Una cosa che non accade a un counsellor omosessuale, perché non ha a che fare con "malati" (sic!).


Non ti voglio dipingere un quadro nero a tutti i costi: solo preavvertirti che "l'accademia sarà utile per il percorso di transizione", ma per capire in fondo se sia il caso di rivolgertici è meglio magari partecipare a qualche gruppo di Auto Mutuo Aiuto che le ass.ni organizzano in qualche città d'Italia (senza professionisti presenti altrimenti NON sono gruppi di Auto Aiuto come fanno nei centri medici di Trieste e Roma). Posso indicarti purtroppo solo Milano, Genova e Pisa che abbiano "facilitatori" transgender qualificati. Forse anche altrove ma non so, non posso garantire. Altri gruppi ci sono a Torino, a Bologna, credo a Verona, Ma non ho ancora risposto al tuo quesito personale. E non ho intenzione di glissare.


Scrivi:
 
A piangere è la mia anima che si sente intrappolata in un corpo che  rifiuta e sente poco suo. A volte quasi estraneo... Quel nome non mi appartiene, sono gay e a volte mi sta pure bene, (cut) Non odio il mio corpo, ma spesso mi dicono che sono troppo androgino e sensibile per essere un uomo, ed ammetto, che immaginarmi in un corpo femminile, all'interno di un abito sexy, mi fa sentire meglio. Sono stat* fortunat* ad avere una corporatura decisamente da donna tanto che trae in inganno chiunque mi osservi.
Poco dopo aggiungi:  "Voglio essere Clarissa!"
Chiudi infine con: "se il mio,è un desiderio di trasgredire oppure voglia di TranSitare in qualcosa che, in parte, fa già parte di me.
 
Clarissa, sinceramente io non credo tu possa, ad oggi, dire nulla su di te. Perchè le risposte più importanti alle tue domande sono quelle che ti saprai dare tu e non un "qualsivoglia professionista".
Alterni momenti di certezze assolute su cosa vuoi a domande a cui sembra tu non ti sia data ancora una risposta o non ne sia particolarmente convinta. L'impulso a "transizionare" può arrivare a qualsiasi età perché c'è chi vede subito chiaro e chi invece opera "rimozioni psicologiche giganti" e "fa finta di niente", vivendo però una vita ogni giorno sempre più infelice e senza capire perché sia così infelice. Ma quando arriva è davvero prepotente, intenso e senza dubbi. E' importante instillare qualche dubbio a chi parte "in quarta" con certezze non confrontate mai con nessuno, per verificare su cosa si basi davvero la sua certezza, ed altrettanto importante è chiedere a chi non ne ha, di raggiungerla prima di iniziare davvero una transizione. Perché non è importante essere certe o insicure? Perché molto influenza l'atteggiamento il proprio carattere generale.


Quello che conta è la consapevolezza. Quando arriva sembra sia come la "sicurezza" di chi parte come un razzo a chiedere la transizione ma senza mai essersi posta/o domande fondamentali e avervi dato una risposta interiore convinta, ma è invece una cosa molto diversa. L'aiuto che una persona seria (professionista o transgender) potrà darti è proprio quello di porti le domande giuste, ascoltare le tue risposte e - se vi sono contraddizioni - metterle in evidenza. Insomma portare la persona a capire più che "diagnosticare". Quello semmai viene dopo e per motivi di ordine "medico-legale".


Per quanto mi riguarda, in base a quello che leggo, io posso, per ora, farti notare che dai troppa importanza al corpo e al giudizio altrui. Ci sono molti omosessuali felici di esserlo, che essendo effeminati, si sono sentiti dire cose analoghe alle tue. Ma non si sono fatti condizionare. Il fatto di poterti vedere persino più bella come donna che come uomo, è insignificante per capire se sei davvero transgender. Lo è se ti "senti più a tuo agio" in un abito femminle (anche non sexy, anzi soprattutto se non particolarmente sexy) che in uno maschile, a prescindere di quanto tu possa essere credibile come donna oggi (ci penseranno gli ormoni a migliorarti se oggi non passi). Dici di "voler essere Clarissa", ma tu o sei già Clarissa o non sei, già ora. Anche questa consapevolezza è importante. Transizionare non vuol dire diventare un'altra persona, solo cambiare la "carrozzeria" ad un motore inadatto a quello che hai: solo adeguare il corpo alla mente, alla psiche, alla sensibilità. Troppo sensibile per essere uomo? Gli uomini non brillano per MOLTE sensibilità, è vero... ma non il 100% degli uomini. Alcuni sono molto sensibili eppure si sentono tranquillamente maschi. Inoltre dici di essere"gay", ma se ti sentissi già Clarissa dentro e non in una firma, ti saresti definita una Clarissa etero (a cui piacciono gli uomini insomma), non un gay!


Per quel poco che io posso vedere da una breve email... credo che la tua domanda finale abbia come risposta un: "devi attendere per saperlo"; non passivamente, ma agendo in ogni modo possibilmente utile perché tu sia pienamente consapevole della tua vera identità di genere. Ci può volere tempo e non è detto che anche l'aiuto di qualche psicoterapeuta debba per forza essere inutile. Ti dò una chiave facile di lettura per sceglierlo/a: se vedi che fin dall'inizio vuole "guarirti" non va bene; se vedi che cerca di farti capire, di far si che sia tu ad arrivare alla consapevolezza e che possa esprimere opinioni solo dopo avere ascoltato bene la tua storia, allora potrebbe andare bene. E poi i gruppi di Auto Mutuo Aiuto. E, fondamentalmente capire che, essere donna o uomo, non è nei genitali come dice la vecchia legge italiana, ma non è neppure nel corpo e neppure nella sensibilità. E' nella coscienza di essere donna. Nella certezza che, come donna, ti sentiresti dentro il tuo corpo e che guardandoti allo specchio ora, non ti riconosci gran che. Certo ci vorrebbe molto più tempo, ma questa è solo una rubrica della posta e già abuso della cortesia della redazione sforando costantemente le battute a mia disposizione (e tanto!).


Abbracci a tutta Gay Tv, lavoratori e utenti. Abbracci a questa famiglia sotto sfratto dalle leggi del commercio.
Mirella

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