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AMORE E VISIBILITA`

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AMORE E VISIBILITA`

Condividere la gioia di un amore GLBT è un dono che riceviamo e rendiamo agli altri. Se invece subordiniamo il nostro amore all’approvazione altrui, quale vita vivremo?

GAY.tv 1.0di GAY.tv 1.0
14 Maggio 2003

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www.pasqualequaranta.org


Ciascuna persona è chiamata ad essere megafono d’amore. Testimone d’amore. Spesso siamo noi a costruirci una prigione in cui opprimiamo l’indole di amare ed essere amati. È un recinto fatto di silenzi, di mezze verità. Ci poniamo dei limiti e li proiettiamo, di riflesso, negli altri. “Non capiranno mai, meglio evitare”. Ogni volta che imbavagliamo il nostro amore, snaturiamo la nostra persona. Anche la fiducia in noi rimane ferita. La nostra dignità ci chiede rispetto.



Ero nella mia camera quando Serena, guardandomi negli occhi, confidò: “Pasqua’, ho provato a mettere su un piatto della bilancia il peso della negazione e, sull’altro, quello dell’amore. Amore verso me stessa, innanzitutto e poi per le ragazze. Sai, capita spesso che la leggerezza dell’amore compensa l’oppressione, perché rende appunto più leggero il primo peso, per cui la scelta giusta non appare immediatamente chiara. Il rischio è che se restiamo rintanati nel nostro piccolo mondo fatto di pochi amici scelti, fidati, non ci libereremo mai. È un male anche per gli altri perché le omosessualità saranno soltanto evocate: questi affetti, non avendo una concretezza sociale visibile, resteranno radicate nello stereotipo del vizio/malattia, nel pregiudizio del sesso sugli atti genitali, nel mito della psicanalisi freudiana. Sai quante teorie sono state elaborate? Biologica, Genetica, Scientifica…”.

Autopsie del cuore”, le dissi.












Mi rendo conto che la visibilità degli affetti è fondamentale. Condividere la gioia di un bell’amore lesbico, gay, trans, ecc. è un dono che riceviamo e rendiamo agli altri. Forse il mondo sarebbe più vivibile se si ripartisse da sé, con questa nuova consapevolezza. Anche perché la nostra vita dura il giro di un centinaio d’anni, più o meno. Se subordiniamo il nostro amore all’approvazione altrui, quale vita vivremo? Di quale amore avremo fatto esperienza?




Amore non è amore se muore quando muore un sentimento
o annichilisce quando cala il desiderio.
Oh no! Amore è forza e smarrimento,
spinge l’odio alla vergogna,
e non ti lega, mai.


Amore libera l’amore,
scuote il cuore indifferente,
svela quello che non sai.


È quel senso che ti sfugge,
e torna chiaro, la notte, quando chiudi gli occhi e fai buio dentro di te;
oppure all’alba, di primo mattino.
È la felicità di chi ti ama, senza motivo,
che proprio non ti spieghi…
Perché è d’amore, sai?


Amare è il balenare in noi dell’aldilà,
è l’esercizio di chi, nel nome Suo, ti ha creato.


Amati, per l’amor di Dio. Ama. E non stancarti mai.

(di Pasquale Quaranta, ispirata alla Poesia di William Shakespeare)











SCRIVI A PASQUALE QUARANTA



www.pasqualequaranta.org



ENGLISH TEXT


LOVE AND VISIBILITY
To share the joy of a love of a GLBT type is a gift we receive and give to others. If we instead subordinate our love to others' approval, what kind of life are we going to live?


We are all asked to be witnesses of love. We often suppress our will to love and to be loved, but, as we know, most of the cages we live in are of our own making. A cage of silence, of semi-truths. We device boundries and project them, by reflex, onto others: "They'll never understand, it is best
to avoid". Everytime that we gag our love we pervert the nature of our person. Even self-confidence comes out wounded in this pattern. Our dignity demands us respect.


I was in my bedroom when Serena looked in my eyes and confessed me: "Pasquale, I have tried to put on a scale denial on one plate and love on the other one. With love I mean firstly love towards myself and, secondly, to other girls. Now, sometimes it happens that love does not weight much,
and therefore the weight of oppression is not unbearable since the former is lighter than the latter. So the right choice to make does not always appear immediatly clear. The risk is that if we opt to remain in our little sheltered world, made of few trusted friends, hence never being free. And
this to the detriment of others, because homosexuality will remain "virtual":  if we deprive our gay affections of a social an visible concreteness, they will cling on the stereotype of abandonment/illness, of the aberrant sexual practice that is preferred to normal intercourse and
whatnot, in compliance with Freud's psychanalisys. Do you know how many theories have been made? of biological, genetic and scientific nature?


"Heart examination", I told her.


I know that it is imperative that our love be displayed. To share the joy of an exciting lesbian, gay or trasexual love is a gift we are given and give to others. Perhaps the world would be better if we re-setted any bias and re-started it all over again with sheer self-awareness. God, if it wouldn't!
We should keep in mind that our life lasts, at its best, around a hundred years. If we subordinate our love to others' approval, what kind of life will we have... "lived"? What kind of love will we have experienced?



Love is not such
If it dies when a feeling fades
If it annihilates itself when lust abates
Oh no! Love is strength and bewilderment
It makes hate be ashamed of itself
And it never binds you. Never


Love frees love
It shakes the uninterested heart
It reveals what you yet don't know


It is that very meaning that you couldn't catch
and that is suddenly clear, at night, when
You close your eyes and enter your inner darkness
Or at dawn
It is the happiness of who loves you
Inexplicably, you think
Because... it's love, you know?


Love is a spark of the other world inside us
It is the drill of who, in His name, created you


Love yourself, for God's love!
Love
And never tire



(Pasquale Quaranta, inspired by the poetry of William Shakespeare)



www.pasqualequaranta.org

commenti

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5 di 5 commenti

  • walter

    03 Agosto 2004 - ore 00:00

    ExCalibur…Dio centra… siamo tutti frammenti della Sua luce, siamo custodi della Sua voce (la nostra Coscienza), siamo i riflettori del Suo Divino Amore. Essere consapevole di essere amato da LUI anche se gay (proprio perché gay), per me, è stato fondamentale, per completare il puzzle della mia personalità. Quando ho preso piena consapevolezza di questo (e Pasquale Quaranta è stato l’artefice di tutto ciò), mi sono liberato dal peso del rimorso e della disperazione…ogni volta che amavo qualcuno, la mi felicità non era mai piena e completa, vi era sempre la pena (che come una spina mi pungeva il cuore) per aver ferito l’origine dell’Amore (DIO)! Non nasconderti dietro la frase: “Non capisco” o “non ho il dono di capire”. Tu hai la possibilità di farlo, devi solo scendere dentro di te, conoscere bene i bagliori della tua luce e i temporanei limiti del tuo spirito…questi limiti aspettano solo di essere dissolti! Bisogna avere fiducia in se stessi, in Dio e nel potere dell’Amore; noi tutti siamo entità dense di questa Forza, la Forza “che move il cielo e le altre stelle!” Solo tale consapevolezza ci renderà pienamente liberi, e la vera Libertà (quella che nasce dentro di te) sarà tua per sempre e nessuno più te ne potrà privare. Per questo una vera consapevolezza di se (anche e soprattutto spirituale), è strettamente funzionale per raggiungere quel consenso sociale che per ora ci è negato! Non ritenere questo un consiglio, non credo che qlc1 possa dispensare dei consigli; penso che ciascuno di noi può offrire solamente un esempio. Ognuno di noi ha la risposta che cerca dentro di se, deve solo intraprendere il suo cammino (ed anche sbagliare se necessario): deve ascoltare la voce della Sua Coscienza. Ciao!!!

    • sam

      30 Luglio 2004 - ore 00:00

      Very interesting indeed. We must all ask ourselves if God really doesn´t want us gay, as heterosexual priests impose on us. By the way, even if I am a christian myself, I don´t anyway agree with how the Pope "rules" in your country. It shouldn´t be allowed or you´ll never progress as a nation.

      • excalibur

        28 Luglio 2004 - ore 00:00

        Pasquale Quaranta scrive: "Mi rendo conto che la visibilità degli affetti è fondamentale. Condividere la gioia di un bell’amore lesbico, gay, trans, ecc. è un dono che riceviamo e rendiamo agli altri. Forse il mondo sarebbe più vivibile se si ripartisse da sé, con questa nuova consapevolezza."
        Esattamente cosa sta cercando di dirci Pasquale? Che dobbiamo rifugiarci in una nuova consapevolezza del se´ davanti a Dio e lasciar perdere la ricerca di un consenso nella societa´? Ma a me pare che e´ proprio di quest´ultimo che abbiamo bisogno. Questa ricerca spirituale di un amore benedetto da Dio puo´ avere il suo effetto terapeutico per le coppie etero, travolte dagli input disgreganti della societa´, ma gay lesbiche trans ecc devono invece combattere per un nuovo modello di amore e legame, diverso dal modello eterosessuale. Insomma mentre gli etero sono afflitti da una societa´ che di fatto azzanna il vincolo della coppia, i gay devono invece combattere contro una negazione della coppia, dell´amore omosessuale. Dio che c´entra? Non capisco...mi sara´ risposto che non ho il "dono" di capire... la solita solfa insomma.

        • marco

          28 Luglio 2004 - ore 00:00

          Di solito ripartire da vuol dire il contrario di rifugiarsi in,ExCalibur.L´uno è punto di partenza,l´altro d´arrivo.

          • excalibur

            27 Luglio 2004 - ore 00:00

            Come mai una rubrica di preti e dio su questo sito? Il Vaticano allunga le sue mani? Che succede? Almeno qui non possiamo metterci al riparo da certe influenze? Chi è sto Quaranta adesso? Bah....