MATRIMONIO GAY: E` LA COSA GIUSTA? - GAY.tv

MATRIMONIO GAY: E` LA COSA GIUSTA?

Leggi anche

MATRIMONIO GAY: E` LA COSA GIUSTA?

Pasquale Quaranta intervista lo scrittore Gianni De Martino sul tema del momento. C`è davvero bisogno di avere il matrimonio etero anche per i gay?

GAY.tv 1.0di GAY.tv 1.0
13 Giugno 2003

viste
6360
commenti
6
rating
0









www.pasqualequaranta.org


Per alcuni una legge sui matrimoni gay non apre alla differenza e a nuovi spazi di libertà, ma omologa il pur auspicabile e necessario riconoscimento legale e simbolico delle convivenze omosessuali a una “istituzione eterosessuale monogamica”.

Cosa c'entra il matri-monium con le persone omosessuali? Perché voler parassitare un'istituzione eterosessuale, invece di creare nuove forme di vita e nuove istituzioni? Un patto di amicizia e di convivenza, per esempio, che chi vuole può fare benedire nel nome di Venere Urania oppure da Gesù, se crede nell'Amore Eterno?

Ne abbiamo parlato con lo scrittore Gianni De Martino, autore – tra l’altro – di un blog ( click here ») e di un bel romanzo, Hotel Oasis (Mondadori 1988; Zoe 2001).









De Martino sfoglia il suo ultimo libro intitolato “L'uomo che Gesù amava” (con testi di P.Quaranta)


“Il matrimonio – spiega De Martino - è un'istituzione che storicamente lo stato laico deve alla Chiesa cattolica: nei primi secoli del cristianesimo si trattava di passare dal barbaro connubio dei guerrieri germanici al matrimonium - facendo tesoro anche delle istituzioni romane -, ovvero alla protezione della donna (che veniva rapita per il connubium) e alla tutela giuridica della maternità. Matri-monium segna, attraverso una cerimonia che è andata cambiando nel tempo, l'accesso giuridico della donna alla maternità legale. Più tardi, quando era importante per i signori feudali mantenere le proprietà all'interno delle famiglie, il matrimonio ha posto particolare attenzione specialmente alla tutela della filiazione legittima, alla educazione della prole, eccetera, fino al matrimonio borghese al quale acconciarsi, limitando in maniera più o meno ipocrita la propria libertà sessuale, in cambio di alcune compensazioni e una certa sicurezza”.


Ma anche nel matri-monium affetto e amore hanno la loro parte…


“Ma affetto e amore non costituiscono da soli il matrimonio, e inoltre affetto e amore si trovano anche in altri tipi di patti fra due o più persone che si amano e s'impegnano per la vita, o anche per realizzare insieme un bene provvisorio e lecito. L'affetto, l'amore, i piaceri condivisi e l'umana compagnia. sfuggono, per fortuna, a quelle leggi prima ecclesiali e poi statali che hanno istituito il matrimonium. Non è una questione di termini, ma di storia, di leggi e di simboli. Come se duemila anni di storia, di filosofia, di progresso civile e di cure fossero passati invano. Come se tutto fosse uguale a tutto, come se  fosse tutto lo stesso, nel regime dell'Identico. Una volta strappato il matrimonio a una presunta aristocrazia eterosessuale monogamica, questi perde il suo significato. E non sarà certo per aver introdotto il dato omosessuale nel matrimonio che i gay saranno uguali”.

Matrimoni gay in Italia: quale scenario si aprirebbe davanti agli occhi dei cittadini omosessuali?

“Ci si appiattirebbe, semplicemente, su una istituzione eterosessuale perbene, in osservanza al regime del re-coppia e l'esibizione di una vita virtuosa, prudente, informata, nemica del desiderio omosessuale, della sua specificità e differenza. Nel frattempo, si vivrà una relazione che è ancora tutta da inventare, dalla A alla Z.
 







Pasquale e Danilo al mare.

Cosa significa per due uomini vivere insieme, condividere la domesticità, i viaggi, le gioie, le confidenze, le tristezze, e scambiarsi dei piaceri? Significa amore, certo, e la convivenza di fatto comporta dei diritti e dei doveri che andrebbero riconosciuti e tutelati dalle leggi, ma non sarà certo l'appropriazione indebita dell'istituzione del matrimonio a dare una forma bella e civile a quella unione, contribuendo alla creazione di uno spazio più largo per tutti: sia per coloro che si vivono come eterosessuali, sia per coloro che si vivono come omosessuali o gay, sia per coloro che non si vivono come niente del genere, e magari si dicono queer, transgender, oppure onnisessuali”.



Quasi a fare eco allo scrittore italiano, mi giungono dagli Stati Uniti notizie di amici che sono stati recentemente al Gay and Lesbian Center di San Diego, una struttura bellissima e molto accogliente a Hillcrest, il quartiere gaio, dove si è proprio discusso di questi argomenti. E “guarda caso - mi scrivono gli amici - è emerso proprio ciò che Gianni De Martino pensa del matrimonio gay!”.

Restando in tema, Javier Marías, scrittore spagnolo, commentava su la Repubblica delle Donne* :







“Personalmente non capisco perché gli omosessuali s’incaponiscano a voler contrarre le nozze (a parte per questioni pratiche, come per esempio poter lasciare più facilmente l’eredità), ma tant’è. Ciò di cui non dubito è che, prima o poi, il fatto che una comunità finora esclusa (…) aspiri all’ordine, alla legalità, alla monogamia o monoandria, al compromesso, alla fedeltà, alla prescrizione, al contratto, alla struttura familiare che la Chiesa propugna, all’integrazione al lato conservatore del mondo, ad accettare le regole del gioco imposte dai benpensanti, presuppone per entrambe le istituzioni, matrimonio e famiglia, un’iniezione di vitamine senza paragoni. Se quelli che stanno fuori premono per stare dentro, significa che quel dentro è desiderabile, buono. Se i proscritti (…) anelano a rimanere iscritti, significa che iscriversi è raccomandabile e addirittura fashionable. Queste pretese imitative degli omosessuali, solo civili, non religiose né pertanto tendenti ad affossare la fede o i dogmi, danno l’esempio e favoriscono i propositi della Chiesa – non diciamo dello Stato – e rafforzano l’ordine da essa stabilito”.


“A questo punto – continua Gianni De Martino - bisognerebbe porre correttamente e sentitamente il problema alla Chiesa, ma senza  ricorrere a banalità zapatere e dire che il matrimonio gay è la soluzione. Vorremmo un riconoscimento simbolico della bontà dei  piaceri omosessuali e del nostro amore, e anche del fatto che una relazione affettiva stabile arricchisce la società dando una forma bella e civile al desiderio. In altre culture esistono istituzioni che valorizzavano le unioni omosessuali, senza peraltro mettere l'accento (come nella nostra cultura) sul sessuale. Il matrimonio, per sua formazione storica e il simbolismo che vi è connesso, è un'istituzione che occorrerebbe lasciare dove si trova, creandone altre che valorizzino le differenze, invece di confondere le cose e rendere demagogicamente tutto uguale a tutto, quando non lo è”.

* Javier Marías, “Le nozze gay? Una benedizione”, la Repubblica delle Donne, 418, 18 settembre 2004, p. 40


L’avvenire di una menzogna
di Pasquale Quaranta

“Bisogna continuare a fare finta”.
“Non c’è più tempo amore, non c’è più tempo!”.













SCRIVI A PASQUALE QUARANTA



www.pasqualequaranta.org

commenti

Devi essere loggato per poter lasciare un commento.

6 di 6 commenti

  • Andre

    26 Novembre 2004 - ore 00:00

    Io penso ke abbiate un ragionamento di fondo giusto...ma, almeno per quanto mi riguarda, la lotta ke la comunità gay affronta per ottenere un ricnoscimento delle unioni omosessuali è soprattutto legata all´ imporsi come persone con pari diritti. Secondo me è giusto combattere per la causa gay e per il matrimonio...nn tanto per essere riconosciuto dalla chiesa (ammesso ke a qlc1 freghi qlc) quanto per essere riconosciuto ed accettati dallo stato che per essere liberale deve garantire pari diritti a tutti i suoi cittadini. Quello per cui noi stiamo combattendo nn è il conseguimento della parità intesa come "siamo uguali agli etero", ma si cerca di arrivare ad un concetto di parità più esteso ke consiste nell´avere gli stessi diritti...anke se a me nn interessa sposarmi non vedo perchè devo accettare che qualcuno mi impedisca con la forza di farlo!!!! supponendo ke mi svegliassi una mattina e mi venisse in mente di sposarmi xkè un mio amico lo ha fatto o per qualsiasi altro motivo intelligente o stupido ke sia io DEVO avere la possibilità di poterlo fare...in soldoni penso ke tutte queste lotte ke si fanno per ottenere il matrimonio siano utili per imporre al mondo il fatto ke noi esistiamo e che DOBBIAMO essere riconosciuti, DOBBIAMO avere gli stessi diritti degli etero! per quale diavolo di motivo io dovrei accettare di unirmi alla persona ke amo per mezzo di un rito diverso da quello etero?? il mio nn è forse amore esattamente come quello etero???? nn sono io forse consapevole del passo ke sto facendo cm lo è la persona eterosessuale???? non sono forse una brava persona come gli altri??? nn pago forse anke io le tasse??? e allora cos´è ke cambia?? ke la persona ke amo è del mio stesso sesso??? vi sembra un motivo moralmente valido per impedirmi di unirmi a lei, se lo voglio,nello stesso modo in cui lo fanno gli etero???...a me no!!!...

    • andrea

      25 Novembre 2004 - ore 00:00

      Stavo rispondendo ma il terremoto mi ha dissuaso dall´inviare.

      Sperando di non essere nuovamente interrotto, caro e.m., volevo dirti che concordo sulla tua battaglia, anche per l´adozione.

      Impuntarsi è un diritto e va fatto valere. E mi sembra di aver giustificato che di matrimonio si deve parlare per ragioni di uguaglianza.

      Io penso davvero che l´amore gay non sia di serie B, e quindi meritevole della massima tutela.

      • stefa

        25 Novembre 2004 - ore 00:00

        Morena... Parli come se Quaranta e De Martino volessero solo svecchiare alcune regole obbiettivamente un po´ restrittive e antiquate di questa nostra istituzione chiamata matrimonio... Questi vogliono escludere i gay e le lesbiche dalle nozze (!) cercando di farci credere che il matrimonio per sua natura sarebbe un´istituzione eterosessuale.

        Giocando con la storia, la filosofia e il diritto a proprio piacimento, danno piena ragione ai razzisti che vogliono continuare a trattarci da cittadini di seconda classe attraverso la negazione della parità piena con gli etero.

        • marco

          25 Novembre 2004 - ore 00:00

          E infatti lo è, il matrimonio è un´istituzione eterosessuale.
          Non mi sembra ci siano dubbi sul fatto che non è un´istituzione creata per i gay.
          Anch´io condivido molto le parole di Ferrara, Daniele, mi sembrano parole tolleranti e di buon senso. Ben lontane dalla violenza di chi vorrebbe il mondo e gli esseri umani sempre tutti uguali, inutili fotocopie l´uno dell´altro, anche sapendo che le diversità non si cancellano solo perchè noi lo vogliamo. Chi ha provato a fare finta che le diversità non esistono, si è sempre ritrovato con un regime sanguinario per le mani, e le diversità che sperava di abolire sono ancora lì, e lì resteranno sempre.
          Io mi auguro che sempre più persone prendano coscienza che accettarsi e volersi bene è possibile sempre. Non è necessario far finta di essere la fotocopia di qualcun altro per accettarsi, anzi proprio il contrario. Fino a quando non ci si accetta per quello che si è, e si continua a sperare di confondersi con gli altri, la serenità non è proprio dietro l´angolo.

          • andrea

            24 Novembre 2004 - ore 00:00


            Se si parla di "matrimonio", in realtà, si sta usando una parola che, in se stessa, nulla ha a che vedere con il rapporto che unisce due persone dello stesso sesso, specie se maschi.

            Etimologicamente "matri-munus", ossia il "dono della madre", coincide con la possibilità offerta da una madre a un padre (e NON da una moglie a un marito) di procreare e avere una propria discendenza. Così come la madre offre la discendenza, il padre offre un suo dono, il "patrimonio", vale a dire il complesso di beni materiali che passeranno alla generazione successiva.
            Così è funzionato il mondo per millenni.

            Ora, io credo che parlare in questi termini delle unioni gay non abbia alcun senso. Almeno sino a quando si farà finta di non capire che dietro la parola "matrimonio" nessun gay vede doni di discendenza o simili, volontà di far passare di generazione un "nome" o un asse patrimoniale. (Non credo che gli "eterosessuali" siano molto più ferrati in materia).

            Credo che invece nel termine matrimonio oggi i gay tendano a vedere un tipo di "legittimazione" e "riconoscimento sociale" del proprio legame. L´impuntarsi sul termine "matrimonio" diventa un fatto di principio, di "dignità" direbbe qualcuno. Per far capire a sottili detrattori di istituzioni come i PACS che l´amore (vero e indiscutibile) che unisce due persone omosessuali non è di serie B, e pertanto non merita meno tutele di quelle costituzionalmente riconosciute dal matrimonio.

            Permettetemi una considerazione da profano 22enne. Io non ho capito perché si dia agli omosessuali la colpa di un eventuale calo delle nascite in Italia o della demolizione del sacro istituto della famiglia.

            Se gli assertori di tali fandonie considerano che il valore di famiglia si misuri sul fatto di non avere "figli froci", beh, vorrà dire che l´istituzione famiglia è morta da un pezzo, con il serio dispiacere di omosessuali con il sottoscritto che, proprio nella famiglia, hanno trovato la forza di vivere una condizione ancora troppo facilmente e "razzistic

            • marco

              23 Novembre 2004 - ore 00:00

              Sono contrarissimo all´adozione. I bambini nascono da un padre e da una madre, e per quanto mi riguarda devono avere un padre e una madre. L´illusione di qualche gay (forse un po´ esibizionista) di sostituire un momento particolarissimo come quello del concepimento, della gravidanza, della nascita di un neonato, con stravaganze in provetta e uteri in affitto , credo sia destinato non solo al fallimento, ma anche e soprattutto a portare sofferenze aggiuntive alla stessa persona che la propugna. Per fare i bambini ci vogliono pisellino e passerina cari miei, farsene una ragione mi sembra un´ottima cosa per vivere felici o almeno provarci.
              Per quanto riguarda il matrimonio, non credo affatto che sia un diritto, bensì un´istituzione arcaica e oppressiva. Dunque non intendo perdere il mio tempo per rivendicarlo. Probabilmente questa richiesta parte da quei gay che ancora non hanno concluso il loro percorso di autoaccettazione, e sono alla ricerca disperata di omologazione artificiale di cose che sono fra loro enormemente diverse, e mai sovrapponibili.
              Essere unificati dall´alto in situzaioni che coi gay non c´entrano un tubo, non è democrazia ma dittatura.
              Sono comunque favorevole a riconoscere con una legge adeguata quei pochi gay che si mettono in coppia, purchè richiedano diritti e non privilegi (tipo quello di vedersi riconoscere gli sconti fiscali riservati giustamente alle coppie che fanno e crescono i bambini). E purchè non chiedano pagliacciate come cerimonie matrimoniali e abitucci di organza.