La guerra sotterranea all’interno della Chiesa
Dietro le dimissioni di Dino Boffo una guerra in cui il Governo Berlusconi e` stato solo il detonatore. Una guerra di equilibri, di potere, di giochi politici, di interessi economici, di gelosie e di faziosita`. Una guerra tutta interna alla Chiesa. Che tira in ballo Vaticano, vescovi, CEI, Ruini, Bagnasco e persino Comunione e Liberazione. Ve la raccontiamo.
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Le dimissioni di Dino Boffo, direttore de “L’Avvenire” sono la punta di un iceberg. Si è già parlato del ruolo di “castigatore” di Vittorio Feltri, che avrebbe punito, svelando in prima pagina i suoi “vizi privati”, lo stesso Boffo, reo di aver osato condannare dalle pagine del quotidiano della CEI la condotta morale di Silvio Berlusconi, in relazione a escort, caso Noemi, ciarpame eccetera.

Ma quello che resta sommerso, poco visibile sotto le acque agitate, è il gioco di intrighi e gli equilibri di potere interni alla Chiesa che hanno portato - o quanto meno non hanno evitato – la caduta di Dino Boffo.
A riflettere sulla linea di condotta adottata dal Vaticano riguardo all’excursus giudiziario di Boffo è Vittorio Messori sulle pagine del Corriere (Leggi>): da intellettuale cattolico, Messori bolla tale condotta come “imprudente”: “In effetti, dopo la sentenza del 2004, la prudenza tradizionale avrebbe suggerito di chiedere al ‘condannato’ di defilarsi, assumendo altre cariche, meno esposte a ricatti e a scandali”. Ma l’analisi di Messori non si ferma qui: tale imprudenza è infatti a suo parere talmente imperdonabile da poter essere imputabile solo a un disegno politico deliberato.
Boffo non è stato protetto, non è stato spostato fuori dal riflettore, il suo caso non è stato insabbiato e lui è rimasto alla mercé dell’opinione pubblica. Non scandalizziamoci, questo è quanto avviene normalmente ai vertici di un governo. E sappiamo bene – fin troppo bene - che la Chiesa protegge i suoi figli. Ma perché stavolta non è avvenuto? Forse perché Boffo era “responsabile di Avvenire; di Sat2000, la tv sulla quale la CEI ha riversato e riversa milioni; di InBlu, il network radiofonico con ben 200 emittenti. Un uomo-istituzione, ai vertici sensibili, seppur laico, della istituzione ecclesiale”. C’è una parola-chiave, in questa descrizione, che può fornire una ragione per la suddetta “imprudenza”: CEI. La Conferenza Episcopale Italiana, l’organo dei vescovi d’Italia che il Cardinale Ruini ha reso una vera e propria corazzata economica, e che oggi il Cardinale Bagnasco guida sempre più autonomamente. In Vaticano questa spinta centrifuga certamente non trova molti fan, primo tra tutti l’attuale Papa. Già diversi anni fa Joseph Ratzinger ribadiva che le 100 Conferenze Episcopali nel mondo non fanno parte della struttura divina della Chiesa, che in nessun modo deve essere intesa come una federazione. Pietro era uno, il Papa è uno, Roma è una. Tutti gli altri stiano al loro posto. Per questo la gestione del caso Boffo potrebbe essere vista come un preciso messaggio alla CEI, di cui L’Avvenire è la punta di diamante editoriale: che il figliol prodigo si sbrighi a tornare all’ovile, perché in nessun modo sarà tollerato un “federalismo clericale” (Leggi>).

Quella che Messori ha chiamato “mancanza di prudenza nella gestione mediatica del caso Boffo” da altri è stata definita in modi meno diplomatici. La domanda a cui tutti è questa: come ha fatto la famosa “velina” a svolazzare fino alla redazione del Giornale? E’ stata un’imprudenza calcolata o l’opera deliberata di una talpa? Ancora una volta i fili si intrecciano e fanno capo al Vaticano. Vittorio Feltri, com’è noto ha lasciato intendere di aver ricevuto le informazioni del fascicolo Boffo dalla Gendarmeria Vaticana (Leggi>). Il Vaticano, con rinnovata prudenza ha ovviamente smentito tale insinuazione (Leggi>). Una seconda ipotesi – che non smentisce però la prima - intanto prende forma. Oltre al Papa, ansioso di ricondurre all’ovile la pecorella smarrita (e arricchita), chi altro avrebbe interesse a mettere i bastoni tra le ben oliate ruote della CEI? Un pensierino in proposito potrebbe averlo fatto CL (Comunione e Liberazione). Secondo Dagospia (Leggi>) la bomba-velina sul fascicolo della procura di Terni girava tra i Vescovi già da qualche mese. Caso vuole che Monsignor Luigi Negri (allievo di Don Giussani e “portavoce” di CL all’interno della CEI), che come altri era in possesso di tali informazioni, fosse presente al meeting di Rimini nei giorni precedenti al boom del Giornale. E chi avrebbe incontrato a Rimini? Renato Farina, braccio destro di Vittorio Feltri.

I motivi che spingono a prendere in considerazione l’ipotesi di una “talpa” sono da ricercarsi nelle divisioni politiche che incendiano la Chiesa, e che si possono riassumere in due macro-schieramenti: i “Ruiniani” legati alla strapotente CEI e l’enclave di Comunione e Liberazione, cui si lega la vecchia guardia della DC. Secondo l’editoriale di Paolo Foschini pubblicata dal Corriere (Leggi>) la guerra santa per il potere sembra avere il suo fulcro in un’istituzione apparentemente oscura e forse ignota ai più: Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori - Ente fondatore e garante dell' Università Cattolica del Sacro Cuore. Il Toniolo è l’istituzione responsabile che “controlla l' Università Cattolica: realt&
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