12 OTTOBRE 1998: 10 ANNI FA MORIVA MATTHEW SHEPARD

Matthew Shepard aveva 20 anni nel 1998, era uno studente dell’Università del Wyoming e viveva nella città di Laramie. La notte tra il 6 e il 7 ottobre chiese un passaggio in un bar ad Aaron James McKinney e Russell Arthur Henderson. I due lo derubarono, lo picchiarono, lo legarono ad una staccionata e lo lasciarono lì a morire. Diciotto ore dopo un ciclista di passaggio lo trovò, vivo ed in stato di incoscienza. Le sue lesioni furono giudicate troppo gravi per essere operate: aveva una frattura profonda alla nuca e un’altra dozzina sparse sul resto del corpo, il cervello aveva perso la capacità di regolare il battito cardiaco e la temperatura corporea. Morirà 5 giorni dopo, alle 12.53 del 12 ottobre di 10 anni fa.

Aaron James McKinney e Russell Arthur Henderson sostennero al processo di essere divenuti temporaneamente incapaci di intendere e di volere a causa delle avances che Matthew aveva loro rivolto. Poi che la loro unica intenzione era stata quella di rapinarlo. Gli avvocati della famiglia Shepard dimostrarono che Matthew fu ucciso solo a causa del suo orientamento sessuale. I due assassini furono condannati a due ergastoli a testa senza possibilità di essere rilasciati anticipatamente per buona condotta.

I genitori di Matthew, Judy e Dennis Shepard, lottano attivamente per i diritti LGBT attraverso la Matthew Shepard Foundation. Matthew è divenuto simbolo della lotta alla discriminazione e all’omofobia.

Pubblichiamo un estratto dal discorso che Dennis Shepard pronunciò durante il processo agli assassini di suo figlio e dalla lettera aperta che Judy Shepard ha pubblicato sul sito della Matthew Shepard Foundation in occasione del decennale del barbaro omicidio.

Mio figlio, Matthew non aveva l’aria del vincente. Era anche piuttosto piccolo per la sua età […] Però, nel corso della sua vita troppo breve, ha dimostrato di esserlo, un vincente […] Il 12 ottobre 1998, mio figlio, e il mio eroe, è morto […] Vorrei dire qualcosa su Matt e sull’impatto che ha avuto la sua morte. Matt è divenuto un simbolo, alcuni dicono un martire, il “ragazzo della porta accanto” contro i crimini motivati dall’odio. Mi sta bene. Matt sarebbe contento se la sua morte fosse di aiuto ad altri […] Il dono di Matt erano le persone. Amava essere tra la gente, aiutare le persone e renderle felici. La speranza in un mondo migliore, senza l’ingiuria e la discriminazione nei confronti della diversità, era la sua molla. Per tutta la sua vita ha provato la fitta della discriminazione […] Amavo mio figlio ed ero orgoglioso di lui. Non era il mio figlio omosessuale. Ogni volta che aveva dei problemi, ne parlavamo insieme. Per esempio, non sapeva se rivelarmi la sua omosessualità. Aveva paura che l’avrei respinto e così si prese del tempo prima di dirmelo. Ma durante quel tempo, sua madre e suo fratello me l’avevano già detto. Un giorno, mi disse che aveva qualcosa da rivelarmi. Vedevo che era nervoso, così gli chiesi se tutto andasse bene. Matt respirò profondamente e mi disse di essere gay. Poi aspettò la mia reazione. Ancora ricordo il suo stupore quando gli dissi: “Davvero? Ok, ma qual è il punto della conversazione?”. Da allora ogni cosa andò a posto. Tornammo ad essere un padre e un figlio che si vogliono bene e rispettano le reciproche convinzioni […] Quando prendeva posizione lo faceva in base a ciò di cui era davvero convinto. Successe così quando accettò serenamente che gli altri sapessero che era gay. Non lo pubblicizzò, ma non tornò indietro dal suo proposito. Per questo sarò sempre orgoglioso di lui.

Mi ha mostrato di essere molto più coraggioso di molta gente, me compreso. Matt era consapevole che vi erano dei pericoli a dichiararsi gay, ma lo ha accettato e ha semplicemente continuato a vivere la sua vita […] Come posso esprimere il sentimento di perdita che provo ogni volta che penso a Matt? Come posso descrivere la voragine nel mio cuore e nella mente quando penso ai problemi che Matt ha affrontato nel suo cammino e che ha superato? Nessuno può capire il sentimento di orgoglio e soddisfazione che provavo ogni volta che riusciva a superare un ostacolo. Nessuno, me compreso, conoscerà mai la frustrazione e la sofferenza che alcuni gli hanno inferto a causa della sua diversità […] Matt è deceduto ufficialmente alle 12.53 di lunedì 12 ottobre 1998 in un ospedale di Fort Collins, in Colorado. In realtà è morto nei sobborghi di Laramie, legato a un recinto contro il quale il mercoledì precedente lei lo aveva picchiato. Lei, signor McKinney, e il suo amico, signor Henderson, avete assassinato mio figlio. Al termine dell’aggressione, il suo corpo ha provato a sopravvivere […] Lei ha aperto gli occhi alle persone, signor McKinney. Lei ha permesso al mondo intero di comprendere che come vive una persona non è una giustificazione per la discriminazione, l’intolleranza, la persecuzione, la violenza. Non siamo negli anni ’20, ’20, ’40 della Germania nazista. Mio figlio è morto a causa della sua ignoranza e della sua intolleranza. Non posso farlo tornare indietro. Ma posso fare del mio meglio affinché questo non accada a un’altra persona o un’altra famiglia, mai più. Come ho detto, mio figlio è diventato un simbolo, un simbolo contro l’odio e la gente come lei; un simbolo del rispetto dell’individualità, della diversità, della tolleranza. Mio figlio mi manca, ma sono fiero di dire che mio figlio rappresenta tutto questo.

Dennis Shepard

10 ANNI DI CAMBIAMENTI – NESSUN PROGRESSO

E’ difficile credere che sono passati già 10 anni dalla morte di Matthew. Così tante cose sono cambiate eppure tutto rimane com’è. Voglio ringraziare tutti coloro che in questi anni hanno sostenuto me, la mia famiglia e la fondazione che porta il nome di mio figlio.

Il nostro lavoro è lontano dall’essere finito. Non solo quello della fondazione ma quello di tutti noi a livello personale.

Dobbiamo continuare a parlare con i nostri amici, colleghi e familiari. Finchè non saremo onesti su chi noi siamo e non saremo capaci di dividerlo con chi ci ama, non sapranno come aiutarci. Abbiamo bisogno di loro, delle persone che ci amano, in questa lotta per ottenere l’eguaglianza e realizzare i nostri pieni diritti civili.

Grandi passi sono stati fatti in questi anni per cambiare l’atteggiamento della gente verso di noi e eliminare l’ignoranza persino in questo bellissimo stato del Wyoming. Almeno, lo pensavo finchè non ho letto i commenti di alcuni lettori a un articolo che parlava della decennale della morte di mio figlio nel quotidiano locale.

Credo che chi abbia scritto lo faccia perchè in disaccordo con l’articolo mentre chi è d’accordo semplicemente tace. Ma questo mi fa capire quale livello di ignoranza ci sia in giro e quanto lavoro ci sia da fare. La credenza che ciò che è capitato a Matt non fosse un crimine di odio e che "persone speciali non devo avere diritti speciali" va oltre la mia comprensione. Il livello di odio è impressionante. E l’unico modo per combattere l’odio, che spesso finisce in violenza fisica eè quello di combattere l’ignoranza che lo genera.

E tutti noi sappiamo quanto importante sia che in queste elezioni, non solo presidenziali ma anche locali, si scelgano persone che combattono l’odio e l’ignoranza. Per favore, andate a votare e incoraggiate tutti coloro che conoscete a farlo. L’apatia non è più un’opzione . Dobbiamo mostrare di appoggiare coloro che ci appoggiano per non tornare indietro. Tutti noi speriamo che i prossimi 10 anni siano i nostri.

Judy Shepard

La staccionata alla quale Matthew fu legato e lasciato a morire.

E’ stata rimossa dal proprietario del terreno.

redazione@gay.tv

Domenica 12/10/2008 da in , ,

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