2 capitolo – Quand’è che finisce il mal d’amore?

Sono passati tre mesi e un giorno. C’è stata una storia di 3 settimane con un ragazzo stupendo, il ragazzo che io cercherei se in questo momento stessi cercando l’amore. Poi ci sono stati un bacio con un tipo conosciuto in discoteca, dato solo per noia o perché avevo bisogno di sentirmi ancora apprezzatto e poi un altro bacio con un amico di cui avevo preso una bella cotta. Ma una sola conclusione: non l’ho ancora dimenticato. In fondo 3 anni non si dimenticano in tre mesi. Lo sanno anche i bambini, serve più tempo.
E’ che ho sempre avuto un difetto: quando voglio una cosa la voglio subito. Ma come sempre poi devo ritornare sui miei passi ed imparare ad essere paziente.
Per questo ad agosto, dopo qualche giorno che lo avevo mollato, quando mi sono ritrovato solo, con un giro di amicizie da ricostruire e una Milano deserta per le vacanze con invece il mio nuovo lavoro senza ferie, mi sono ripromesso due cose: guarire dalla ferita al massimo nel giro di due mesi e riuscire a costuire un rapporto se non di amicizia quanto meno di rispetto con il mio ormai ex fidanzato. Da subito.
Sebbene alla fine si fosse rivelato un vigliacco, senza nemmeno il coraggio di guardarmi negli occhi quando avevo deciso di mettere la parola fine alla nostra storia, non potevo odiarlo e cancellarlo dalla mia vita. Perché per me è stato e rimarrà una delle persone più importanti, colui che mi conosce di più, il ragazzo ventenne con cui dividevo una doppia quando mi sono trasferito a Milano e con cui sono cresciuto e ho cominciato a diventare uomo. Tutto ciò non avrei mai potuto cancellarlo.
In fondo cosa mi aveva fatto di male? Non mi ha mai tradito in tre anni (io nemmeno). Non mi ha mollato per mettersi con un altro. Ha soltanto smesso di amarmi. Va bene non ha avuto le palle di dirmelo, ma ormai al giorno d’oggi chi ce le ha?
Due mesi, guarire in due mesi. Si può quantificare il tempo per riprendersi da un amore finito? No. Eppure io ne avevo bisogno. Ho sempre avuto bisogno di una scadenza da rispettare, di un limite imposto entro cui fare qualcosa, per non rischiare di non essere produttivo o di accantonare quel qualcosa.
Sapevo che per l’inizio dell’autunno l’avrei tolto dalla mente, facendomi forte del fatto che anch’io nell’ultimo tempo non sprizzassi amore da tutti i pori nei suoi confronti. Eppure il clima è ormai quello invernale e io lo penso ancora. Non come all’inizio. E’ vero, ma mi manca tanto.
All’inizio è stato devastante, ci sono stati dei momenti in cui pensavo di non farcela, di non riuscire mai ad abituarmi al dolore di quella morsa che sentivo nel petto e che aumentava ogni volta che ero costretto a vederlo. Poi aggrapparmi al lavoro e allo studio mi ha aiutato.
Soprattutto il lavoro. Certo, lavorare nello stesso stabile, seppure in piani diversi, i primi giorni è stato uno strazio.

Essere costretto a vederlo nelle pause caffè o sulle scale e fingere di stare di bene, riuscire a stamparsi sul volto improvvisamente un sorriso a 32 denti non è stato facile. Anche se tutto ciò mi ha aiutato.
Ogni persona che esce da una storia passa molti mesi dopo il giorno della rottura del rapporto ad immaginarsi un ipotetico incontro con l’altro e pianificare il tipo di espressione o sguardo o saluto da proporre, ma soprattutto ad immaginare quale reazione avrebbe provocato quell’incontro. Per me non è stato così, il vederlo ogni giorno ha aiutato a modificare la visione del rapporto che avevo con lui e l’abitudine dei nostri incontri. In fondo la fine di una storia non è tanto diversa dallo smettere di fumare: quello che devi riuscire a dimenticare è l’abitudine. L’abitudine di averlo vicino, di saper di poter contare sempre su di lui, l’abitudine di dormire abbracciati d’inverno, di rimanere sul divano a vedere film mangiando gelato nelle serate di pioggia… insomma l’abitudine. Quella bella. Ma così come per ogni ex fumatore che per un ex, quella non la si perde quasi mai.
Per questo ho scaricato Marco. Un ragazzo stupendo che rappresentava l’incarnazione del mio tipo ideale. Nonostante io fossi abbastanza preso di lui e lui innamorato di me. Perchè non avevo ancora dimenticato l’abitudine. L’ho realizzato quando, per la prima volta dopo 19 giorni che l’avevo conosciuto, Marco mi ha chiamato amore. Io di amore ne conoscevo solo uno. Il mio ex.
E fino a quando l’ amore della mia vita non sarò di nuovo io, non sarò pronto ad avere nessuna storia. Ho bisogno di stare da solo. Non voglio la scopata occasionale, non voglio un altro flirt. Voglio stare un po’ da solo e riprendere in mano la mia vita.
La solitudine non mi fa paura adesso. Quello che mi fa paura è non riuscire a trovare qualcuno quando finalmente sarò di nuovo pronto per l’amore.

Mercoledì 03/11/2010 da

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