Raina Kabaivanska: ‘temo per il futuro dell’intera umanità’. INTERVISTA > - GAY.tv

Raina Kabaivanska: ‘temo per il futuro dell’intera umanità’. INTERVISTA >

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La celebre cantante lirica Raina Kabaivanska si racconta in un’intervista esclusiva, tra il terrore delle valigie e la curiosità di vedersi in Youtube.

GAY.tv 1.0di GAY.tv 1.0
10 Agosto 2009

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Nell’introdurre questa mia intervista, mi prendo la libertà di entrare nel personale, visto che mi lega a Raina Kabaivanska una conoscenza che risale al lontano 1983, quando da sbarbatello muovevo i primi passi nell’ambiente dell’opera lirica, lavorando come assistente ai costumi all’Arena di Verona, in una produzione di Madama Butterfly  che vedeva Raina per protagonista. Ovviamente conoscevo già la sua grande arte interpretativa, avendo avuto modo di vederla in svariate produzioni. Non conoscevo invece la donna, la sua naturale eleganza, la gentilezza, ma anche la schiettezza e la sottile ironia e anche autoironia che la caratterizzano e che l’hanno e la rendono ancora oggi, unica. Potrei scrivere molto, ancora molto, ma corro il rischio di essere melenso e a Raina non piacciono le sdolcinature.  Posso solo dire che adesso, riascoltare e rivedere le interpretazioni di Raina Kabaivanska, vuol dire rivivere un momento straordinario della storia del melodramma moderno.


INTERVISTA


Il tratto principale del tuo carattere?
Orgoglioso e indipendente.

Il tuo difetto principale?
Una certa mancanza di tolleranza verso gli stupidi e la stupidità in genere e allora nelle mie scelte sono selettiva, sia nelle amicizie e adesso anche come insegnante, aggiungo un “purtroppo” perché non è detto che uno stupido non abbia una bella voce. Io cerco allievi svegli e con i riflessi pronti.

Qual è la  qualità che ti attrae di più in un uomo?
La prontezza dell’intelligenza.

E in una donna?
La stessa cosa. Non mi sono mai rapportata in modo diverso tra uomini e donne.

Il tuo ideale di felicità?
L’idea di felicità, se esiste un concetto di felicità, non è mai uguale, cambia come ti cambia la vita. Per me, adesso, può essere anche quando passeggio con il mio nipotino. Una volta poteva essere quando ero sulla scena. In ogni caso, credo che la felicità per me sia sempre legata a un affetto e a un’emozione.

Un tuo rimpianto?
Sai che non ne ho? Mi posso considerare una persona privilegiata dalla vita. Tutto sommato ho sempre fatto quello che ho voluto. Una realizzazione totale nell’arte non può che rendermi grata al destino che ho avuto. Posso quindi dirti che rifarei tutto, errori compresi…per questione d’orgoglio,come abbiamo detto.

L’ultima volta che ti sei commossa?
Mi capita abbastanza spesso. Sono i miei allievi che, a volte mi emozionano. Sono sempre in mezzo ai giovani…

 

Credo sia una cosa molto bella e che dia energia…
Certo, ma non solo. Per questo senso di gratitudine verso quello che mi ha dato la vita, che ti dicevo poco fa, devo dare anch’io. Un po’ come faceva la mia maestra, una donna eccezionalmente buona e generosa e come lei cerco di seguire le sue orme. Quindi il legame che si crea con i miei allievi è per me una vera fonte di emozione. Vederli che si avviano alla carriera è sicuramente emozionante.


Quali ricordi della tua vita riemergono più frequentemente nella mente?
Con gli anni che avanzano mi riaffiorano alla memoria la mia infanzia e in particolare la figura di mio padre, un uomo del quale ricordo, oltre alla bellezza fisica, la profondità intellettuale, la fervida fantasia. Posso dire di avere avuto una bellissima infanzia. Se poi parliamo della carriera ti posso dire che io avuto un atteggiamento di distacco da quello che facevo…

Cioè? Spiegati…
La carriera era parallela alla mia vita, ma non la cosa più importante, senza mai farmi toccare da eccessive ambizioni, proprio per non farmi coinvolgere troppo emotivamente e non soffrire. Ho costruito la mia carriera senza pensare troppo al futuro.

Di cosa ha più paura?
Del futuro dell’umanità.

La Città più amata?
New York. Vi andai per la prima volta nel 1961,l’anno in cui debuttai al Metropolitan.  In quel teatro c’erano veramente i più grandi nomi della lirica mondiale. Era una città con una vita culturale e musicale straordinaria.

Il colore preferito?
Il verde.

Il fiore preferito?
Gli anemoni e ranuncoli.

Il tuo rapporto con il cibo?
Da pessima cuoca, ma di ottima e abbondante forchetta.

Il piatto preferito?
Tutti i tipi di dolci.
 
Vino bianco o vino rosso?
Vino rosso.

Dove si mangia peggio, secondo te?
Ho dei pessimi ricordi di Londra, anche se sicuramente adesso non sarà più così.

La stagione dell’anno?
L’autunno.

Giorno o notte?
Giorno.

A cosa non sai rinunciare?
Alla mia libertà di espressione.

L’ultimo libro che hai letto?
Sul mio comodino c’è “La vita bassa” di Arbasino, che mi sto leggendo con molta calma.

Autore preferito in prosa?
Anton Cechov.

Il passatempo preferito?
Non ne ho, sono sempre in azione…

Il cantante preferito?
Jon Vickers e Luciano Pavarotti.

E tra le nuove generazioni?
Adesso mi viene in mente solo Juan Diego Florez. Ha delle qualità vocali non comuni.

Il dono di natura che avresti voluto avere?
Essere un po’ più furba.
 
A chi non conoscesse la tua voce, cosa faresti ascoltare?
Il “Roberto Devereux” di Donizetti. Credo sia stata la mia più grande sfida sia vocale che teatrale, per una come me, considerata solamente come “pucciniana”. Sono stato molto criticata perché ho osato entrare in zone “off limits”, ma quello che ho cantato quello che volevo fare e basta.

E hai cantato il “Devereux”, meglio di tante “specialiste” di adesso…
Questo lo dici tu, dai!...In ogni caso mi sembra che adesso tutti cantano di tutto e di più senza tanti problemi di stile o voce.

Certamente. Ci sono altri ruoli che avresti voluto fare? Ad esempio non hai mai nascosto la tua avversione per la “Fedora” di Giordano, un ruolo che ti sarebbe stato alla perfezione, sotto ogni punto di vista..
Si, vero, sai che quello che penso, dico e quindi, per me, “Fedora” è un’opera verso la quale ho sempre nutrito una grande avversione e non ho mai ceduto a ogni tentativo di farmela cantare. Per il resto ho cantato sempre i ruoli che mi andava di fare. Anche nell’ultima fase della mia carriera, ho interpretato tante “vecchie”, come La vecchia Priora de “I dialoghi delle Carmelitane” o La contessa de “la dama di picche”.

Tu sei sempre stata considerata anche come una donna  grande classe

commenti

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3 di 3 commenti

  • the_secret

    12 Agosto 2009 - ore 00:00

    Eh eh eh ... la Raina è la Raina... io ho avuto il privilegio di studiarci assieme per tanto tempo. E´ veramente una donna di gran classe e di una generosità unica. Giuro che non ho mai pagato per fare una lezione a casa sua. Le sono molto molto molto molto grato.

    • Cocchino

      11 Agosto 2009 - ore 00:00

      una delle più grandi butterfly...

      • giek85

        11 Agosto 2009 - ore 00:00

        grande, grande, grande Raina!