Platinette: “Le frocerie non sono un motivo di orgoglio”
Intervista alla vulcanica Platy, che il 22 febbraio debutta con lo spettacolo “Bigodini”, scritto da Matteo B. Bianchi e interpretato anche da Benedetta Mazzini.
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Parleremo poi di altre protagoniste dello spettacolo e del suo personaggio, ma una domanda prima di tutto: com'è nato "Bigodini" e in particolar modo la partecipazione di Platinette?
Dunque: una sera del novembre di due anni fa, l'autore del testo, Matteo B. Bianchi, mi portò a Radio Deejay il testo; ciò che mi stupì è che si presentò con Luciana Littizzetto, che io conoscevo e che più avanti sarebbe entrata anche lei nella radio, ma allora ancora non ne faceva parte. Lei mi disse di darci un'occhiata, perché l'aveva trovato divertente, interessante e poteva essere adatto a me...beh, devo dire che in realtà aveva ragione. "Bigodini" è un testo leggero, sì, ma che nasconde anche molto altro dietro, ed è interessante e bello per questo.
Com'è stato e com'è il rapporto di Platinette con il teatro?
Lo trovo molto difficoltoso e faticoso, soprattutto per me: bisogna stare in piedi, parlare forte, interpretare un copione, ma del resto per forza, se no gli altri cosa fanno, vanno a raccogliere i funghi? In ogni caso è un lavoro a cui non sono abituata e non credo al piacere che mi si dice abbiano molti nel recitare; sono molto pigra di natura e questo proprio non fa per me, davvero troppa fatica per essere un piacere.
Quello di Crystal sembra un personaggio scritto apposta per Lei. Quanto ha dato di sè Platinette al personaggio e quanto invece ha dovuto adattarsi al copione?
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Parlando di seduzione: il Suo è un ruolo chiave per la crescita e le conoscenze degli altri personaggi della storia. A Platinette quanto piace desiderare e quanto essere desiderata?
Per me non è che un desiderio nascosto e velatissimo. Sto molto volentieri a quello che è il gioco della seduzione, perché per me è un gioco alla fine, ma non so davvero da chi potrei essere desiderata, forse ai cultori dell'orrido ecco. Rimarrei letteralmente infartuata se dovessi scoprire di piacere a qualcuno nel senso stretto della parola, comunque se qualcuno dimostrasse di desiderarmi, quasi sempre -anzi sempre- non gli crederei, perché sempre non sarebbe vero.
L'amicizia con Benedetta Mazzini è di lunga data, come pure questa non è la prima vostra collaborazione, ma com'è stato lavorare con lei in teatro?
È stato sorprendente per molti versi. Ho lasciato una bambina e ritrovato poi una donna, davvero. È stata davvero una sensazione strana, innanzitutto perché mi sono ritrovata anche molto invecchiata io, e poi perché nei miei tratti si riconosce molto bene una madre, e l'aver trovato la bambina irascibile e ribelle(poi già bella allora) profondamente cambiata in una donna professionale e con una gran voglia di fare questo lavoro(poi bellissima adesso...), mi ha fatto sul serio un grande effetto. E poi c'è anche il fatto che finalmente si è trovata una dimensione reale e totalmente indipendente dal passato.
Trovi tre aggettivi per descriverla.
Cavallona, Sorprendente, Imprevedibile
Com'è stato invece lavorare con Francesca Draghetti?
Non pensavo davvero di trovare un uomo così. In effetti lei è davvero l'unico uomo della compagnia, una con i controcazzi; ha dimostrato di avere le capacità per reggere una compagnia di squinternate come noi, perché quello siamo. Francesca Draghetti ha avuto il polso di mettere insieme tante personalità come queste. Lei ha i tempi e i ritmi del teatro e della televisione e ci ha dirette dando prova di sé stessa, in maniera proprio virile . (con me poi, che non sapevo, non so e non voglio sapere nulla del fare teatro...)
Un po’ di tempo fa, in una intervista, aveva detto che le cose difficili sono quelle che Le danno più soddisfazioni. Quanto è stato difficile/soddisfacente arrivare alla realizzazione del suo personaggio?
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Adesso invece una domanda quasi universale. Già nel Suo libro "Finocchie" ha ben definito quella che è la sua visione di molta parte di omosessualità. Platinette come definirebbe con pochi tratti il mondo omosessuale?
Vorrei innanzitutto che non fosse un "mondo", davvero non è una definizione che amo, non fa per me. Però... come altre categorie (intese come mondi circoscritti), ha i suoi pregi e difetti. Sono andato per lavoro in qualche locale per finocchi, ma se dovessi pensare di doverci andare per libera scelta... no, che ci andrei a fare in un locale dove c'è gente di cui conosco discorsi, gusti, scelte...? Non trovo le "frocerie" né un segno distintivo, né in qualche modo un motivo di orgoglio. Mi piace pensare, invece, a degli individui dagli stessi gusti sessuali che si incontrano, quello sì.
Gabriele Strazio |


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