RIZE, INTERVISTA A DAVID LACHAPELLE - GAY.tv

RIZE, INTERVISTA A DAVID LACHAPELLE

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RIZE, INTERVISTA A DAVID LACHAPELLE

Un documentario sul `krump`, danza dei quartieri periferici di L.A. che estremizza l`hip-hop fino al recupero di gesti, movimenti e riti tribali. L`abbiamo visto. E ne abbiamo parlato con il grande fotografo.

GAY.tv 1.0di GAY.tv 1.0
07 Novembre 2005

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‘Questo video non contiene immagini accelerate’ è la scritta iniziale di RIZE. È il nuovo, primo lungometraggio di David Lachapelle, celeberrimo fotografo contemporaneo, probabilmente il più noto vivente. Giusta precisazione all’inizio di un documentario che ci sprofonda nell’estrema periferia di Los Angeles, dove gli scatenati dancer del ballo detto ‘krump’, nato ad inizio anni ’90, ci raccontano inconsapevolmente una storia di globalizzazione e radici etniche, danza e merchandising, pop e istinto. Sopravvivenza e sogno.
Le camere seguono gli allenamenti  e le competizioni rionali di ‘krump’ nel quartiere di South Central. Siamo a una cinquantina di chilometri dalle zone vip note a tutti gli star-addicted, abituati a sbarrare gli occhi davanti alle foto fluorescenti con cui Lachapelle ha ritratto in quasi 20 anni di carriera tutto l’establishment dello star sistem made in USA. RIZE è un progetto lungo, durato due anni e mezzo. Se ne trova traccia negli ultimi videoclip musicali curati da Lachapelle per arcinote popstar, uno su tutti ‘Dirty’ di Christina Aguilera.











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Un estratto di RIZE rubato
durante proiezione anteprima
all'Istituto Europeo del Design


Il ‘krump’è l’estremizzazione del mood hip-hop. L’hip-hop: un incendio divampato in tutto il mondo. Lachapelle risale a quel nucleo che ha generato il bing bang visuale hip-hop, che negli ultimi dieci anni ha segnato indelebilmente moda, musica e più in generale la cultura di massa occidentale. A South Central, nello squallore e nella violenza da banlieu, migliaia di giovani danzano sull’onda di movimenti esplosivi. Galleggiano dimenandosi tra i flussi dei ritmi hip-hop, ammantati di t-shirt extralarge, o body scollati, ragazzi e ragazze sfogano la rabbiosa frustrazione della trincea metropolitana di periferia in una danza rituale irriverente, provocatoria, carica di sensualità, di carne, tette, muscoli, grondante di gesti esplicitamente sessuali e di espressioni di sfida su musi duri e denti digrignati; nike duncan o timberland, piedi nudi o sneaker bombate, sui loro corpi si consuma il trionfo del merchandising pompato dalle multinazionali dell’abbigliamento sportivo.
Sui volti però ci sono i segni tribali delle radici d’Africa dei neri americani. Volti dipinti di bianco, simboli dai richiami fortemente etnici, maschere di make up da indossare quando scatta l’estasi di una danza. Che libera dall’emarginazione. Una sorta di trance naturalistica che riconnette le generazioni di oggi agli istinti primordiali di antenati lontani. Ce lo spiega lo stesso Lachapelle, montando nel film scene di una tribù africana che danza con movimenti simili, con volti dipinti in modo analogo. Una sovrapposizione da brivido che stampa in digitale un crocevia di passato e futuro, di radici purissime e contaminazioni bastarde. GALLERY »

Giuliano Federico


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Andrea Batilla
, Direttore Moda dell'Istituto Europeo del Design di Milano, ha intervistato David Lachapelle a margine della proiezione di presentazione alla stampa del documentario RIZE.

AB: Perché hai deciso di girare questo film invece di startene al bordo di una piscina a bere drink?
DLC: Finora ho fotografato persone di cui ho cercato di mostrare il lato buono, positivo, a volte anche divertente, tenendo come sfondo un mondo che spesso è spazzatura. Mi è servito per far risaltare la luce in ognuno di loro. La loro anima. Due anni e mezzo fa ho sentito la necessità di fare la stessa cosa con gente sconosciuta, che vive in un ambiente realmente problematico e che raramente è al centro dell’attenzione di qualcuno.












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David Lachapelle e Andrea Batilla
durante l'introduzione
alla proiezione svoltasi
all'Istituto Europeo del Design


AB: E che tipo di esperienza si è rivelata?
DLC: E' stato incredibile. Ho filmato praticamente ogni giorno per undici mesi nei ghetti neri di Los Angeles, soprattutto a South Central, che è una delle zone economicamente più disastrate della città. Da quelle parti l’idea di educazione non passa attraverso le scuole, ma sta nelle strade, sui marciapiedi. Mi sono reso conto che molte delle cose che davo per scontate erano totalmente assenti. E tutto ciò l'ho visto comunque in una delle città più ricche del mondo. Questo è stato sinceramente sconvolgente.

AB: Hai avuto sostegno o diffidenza dalle persone che filmavi?
DLC: Sostegno totale, sempre. Mi hanno fatto conoscere un mondo di cui non immaginavo neanche l’esistenza. E' incredibile come l’estrema mancanza di mezzi possa portare a sviluppare forme di espressione come danza o musica. Che aiutano a sopravvivere. Allo stesso modo è incredibile anche come queste possano arrivare a cancellare la violenza, la sofferenza, l’odio.
AB: Nel concreto cosa si può fare per cambiare la realtà delle nostre perferie che sembrano avviate ad un degrado progressivo? Un film può veramente aiutare?
DLC: Certo che può aiutare. Tutto il ricavato del film andrà a loro. Ma ciò che conta ovviamente è che se ne parli. Che la gente veda questo film. Che esso possa in qualche modo scuotere le coscienze. Sono in una fase della mia vita in cui... ecco vedi... (si gratta la testa)... a questo punto della mia vita io ho capito che non si può rimanere a guardare. Bisogna agire. GALLERY »

(Andrea Batilla)
redazione@gay.tv

RIZE - Regia: David Lachapelle - Fotografia: Morgan Susser - Montaggio: Fernando Villena - Musiche: Jonathan McHugh
Durata: 85' - USCITA: 6 Ottobre 2006 al cinema

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