Takashi Murakami: da otaku a genio.
Paragonato a Andy Warhol, acclamato come nuovo genio della pop-art, l’artista giapponese sta spopolando con il suo mondo fatto di manga e Playstation.
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Ci si sente quasi osservati dalle centinaia di occhi che punteggiano le pareti ed i soffitti della Serpentine Gallery di Londra, sembra di entrare in un’altra dimensione, in un mondo parallelo, anzi nel mondo dei manga, mondo che per anni è stato quello di Takashi Murakami. Murakami era infatti un otaku. Otaku in giapponese è un termine dispregiativo che indica gli alienati da manga, coloro che rimangono confinati nella propria stanza a leggere avidamente nient’altro che manga. Nel ’93 vince un borsa di studio per frequentare la scuola d’arte a New York, dove diventerà un artista quotatissimo nel giro di pochi anni.
Da noi è praticamente sconosciuto, arriva a Londra a metà novembre proprio per inaugurare la sua esposizione europea: Kaikai kiki. Partita in sordina il 12 novembre 2002, oggi bisogna prenotarsi se si vuole accedere agli spazi espositivi del Serpentine prima del 27 gennaio, ultimo giorno della mostra.
Fondatore della Hirpon Factory, un collettivo di artisti con l’intento di unire l’arte e la cultura pop, Murakami non si considera un artista, lui preferisce definirsi “un visionario”, ed in effetti non si può dargli torto quando si ammirano le sue opere.
Giganteschi pannelli colorati che raffigurano mostri informi che sembrano essere usciti da una puntata dei Pokemon, fiori sorridenti, fiori con facce umane, palloni gonfiati che con i loro occhi osservano ogni movimento del visitatore. Un’esposizione dalle caratteristiche realmente surreali, anche se tutte ritrovabili nella cultura popolare giapponese, ma anche occidentale. Nel contemporaneo Murakami sono le donnine seminude dei manga e gli scenari da Playstation a fare da soggetto trainante alla nuova pop art del Sol Levante.
Takashi Murakami
Kaikai kiki
Serpentine Gallery
London
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