Luca De Biase analizza l'audience dei video online
Il direttore di "Nova" sul suo blog sintetizza un'analisi stupefacente sul consumo di entertainment.
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Ashkan Karbasfrooshan, fondatore di Mojo, ha raccolto alcuni numeri e considerazioni importanti per capire che cosa sta succedendo ai video online e alla raccolta pubblicitaria che potrebbero ottenere.
Ecco in sintesi cosa dimostrano le statistiche per i vari media.
La televisione ormai è frammentata. Trent'anni fa il 90% della popolazione vedeva i principali canali televisivi generalisti. La Nbc era vista dal 30% della popolazione in prime time. Oggi solo dal 5%. Ma questo è un dato che si può estendere a macchia d'olio a tutti i media generalisti (radio, carta stampata ... ) tant'è che questi, messi a confronto, vedono ancora un ruolo dominante del tubo catodico.
I portali hanno perso share: il tempo passato online nel mondo, tre anni fa, era per il 12% dedicato a Msn e Yahoo!, che oggi non hanno più del 4% di share. Facebook e YouTube hanno conquistato insieme l'8%. Quello che rende i social network così appetibili è il contesto. Il contesto dà significato e valore al contenuto, non il canale di distribuzione. Facebook di fatto dà più significato a un contenuto di quanto non generi il mezzo tecnico che lo distribuisce.
Anche il consumo di video è in calo. Questi in media, sono e saranno visti circa 500 volte; il 25% delle visioni avverrà nei primi 4 giorni dall'uscita, solo 30-60 secondi saranno davvero visti, nella larga maggioranza dei casi. Il vero canale preferenziale è il passaparola. Su YouTube, il 45% dei video si vede perché lo si è cercato nella piattaforma sapendo che cosa si cercava. Il 55% dei video è visto invece per caso o su suggerimento.
A fronte di questi dati negativi, l'audience e la pubblicità crescono, ma non abbastanza da generare risorse per tutti i creatori di contenuto.
Al momento le piattaforme vicenti sono: Hulu, che ha vinto la battaglia per la fetta di mercato a pagamento. YouTube ha dominato il campo per i contenuti generati dagli utenti. La soluzione per i contenuti intermedi, professionali ma non destinati a quelle piattaforme, è la crossmedialità: in modo che i video siano accessibili su tutte le piattaforme possibili in modo che il pubblico li trovi nel modo più conveniente nel momento in cui le vuole vedere.
Fonte: De Biase Blog
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