LIBANO, VOGLIA DI NORMALITÀ - GAY.tv

LIBANO, VOGLIA DI NORMALITÀ

Leggi anche

LIBANO, VOGLIA DI NORMALITÀ

La guerra, il terrorismo e le tensioni politiche sono sempre dietro l’angolo. Ma questo piccolo Paese dalla grande storia ha voglia di rinascere: cultura, divertimento e tanta gay life in salsa multiculturale. GALLERY >

GAY.tv 1.0di GAY.tv 1.0
31 Gennaio 2007

viste
2885
commenti
2
rating
0

Voglia di pace. Questo è quello che ho dedotto dal mio recente viaggio in Libano. I politici litigano. Da mesi stanno discutendo per mettersi d'accordo sul nuovo Presidente della Repubblica, se e come disarmare Hezbollah, come reagire ai sorvoli degli aerei israeliani sul territorio libanese, come risolvere il problema dei profughi palestinesi e dei campi dei rifugiati, che posizione adottare nei confronti della confinante Siria e dell'Iran e così via. Di tutto questo se ne parla in televisione, sui giornali e nelle università, ma sinceramente tra la popolazione c'è semplicemente tanta voglia di normalità.






Sia prima del viaggio con i miei contatti su Skype, Msn Messanger e Gayromeo che durante il soggiorno sembrava che a nessuno interessasse parlare di attentati, guerra civile ed elezioni, forse per scaramanzia o forse perché questi discorsi potrebbero sembrare una iettatura. Considerando le piccole dimensioni del Paese (circa la superficie dell'Abruzzo) ho potuto viaggiare da Tripoli (al nord) a Tyr (al sud) e nella città di Baalbeck (ai confini con la Siria). Paradossalmente la stessa Interpol ha qualificato il Libano come uno degli Stati più sicuri al mondo (dicembre 2003). Certo è un Paese militarizzato e sarà per questo che sia di giorno che di notte si può circolare senza rischi di microcriminalità.





I posti di blocco, i carri armati, i checkpoint, il filo spinato, le mitragliatrici puntate e i militari non sono un bel vedere, per non parlare delle case distrutte, del porto e della corniche di Beirut in ricostruzione, della marina degradata, della costa inondata di rifiuti, del traffico caotico. Nonostante tutto ciò la gente esce, si diverte, fa amicizia e anzi non vuole che il Libano venga associato alla guerra. È stufa, vuole vivere una vita normale. Infatti, in un Paese di 4 milioni di abitanti, di cui il 30 per cento cristiani (il 4 per cento di armeni) e una maggioranza di musulmani, gli sciiti, i sunniti, i drusi, gli alawiti, gli ismaeliti, gli ortodossi, i cattolici, i maroniti e i protestanti riescono a convivere pacificamente (a parte le milizie e gli integralisti di ogni colore); parlano l'arabo, ma anche il francese e l'inglese; hanno le loro usanze, i loro codici, le loro leggi a seconda del gruppo di appartenenza. Per esempio il Presidente della Repubblica deve essere cristiano maronita, il Parlamento è composto da 128 deputati ripartiti in parti uguali tra musulmani e cristiani. L'unico Paese mediorientale dove il dialogo multiconfessionale è una realtà.






Sul quotidiano francofono L'Orient Le Jour tutti i giorni si leggono editoriali, lettere e interventi che sottolineano la rivalsa della società civile contro gli apparati militari e religiosi: le riunioni tra il generale Michel Aoun e Saad Hariri, gli interventi del segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah e del capo dello Stato filo siriano Emile Lahoud, gli incontri dell'anziano Presidente Amine Gemayel  e gli interventi del patriarca maronita Nasrallah Sfeir. Tutte le autorità politico-religiose dichiarano che vogliono trovare un posto al sole per un Paese dei Cedri libero, indipendente, sovrano, responsabile del suo territorio e del suo destino e si interrogano sulla necessità di eleggere un nuovo Presidente con il più ampio consenso della comunità libanese.
Ma come scrive l'inviato di Repubblica Guido Rampoldi "anche se si arrivasse ad un compromesso sulla elezione del Presidente, resterebbe un paese in bilico: l'economia è ferma, i giovani non sognano che l'immigrazione, le comunità si chiudono al lavoro interno e le fazioni politiche si riarmano. Della Rivolta dei Cedri non è rimasto che il ricordo".  E difatti dal 2005 dopo che una bomba in pieno centro uccide l'ex premier Rafik Hariri comincia una nuova stagione di instabilità: le incursioni di Hezbollah contro l'esercito israeliano l'estate dello scorso anno, l'occupazione militare del centro di Beirut da parte dei cristiani del generale di Aoun, gli scontri fra i guerriglieri islamisti nel campo palestinese di Naha el Bared, gli ultimi attentati a deputati della maggioranza e incendi di foreste legati alla mano filoterrorista...




Una storia che attraversa 5000 anni di dominazioni e di razze (da quella fenicia a quella romana, dai bizantini alla conquista araba, dalle crociate ai mamelucchi, dagli egiziani ai  francesi, per terminare con i regimi filo siriani e le interferenze degli altri Stati, compreso l'Iran, Israele e gli Stati Uniti) e un territorio che si presenta diversificato: dalle catene montuose alla vallata della Bekaa, a una costa lunga 210 km sul mar Mediterraneo. In un sol giorno si può sciare a 3000 metri al mattino  e praticare lo sci nautico il pomeriggio. 300 giorni di sole l'anno e un clima mite!
Un popolo accogliente e aperto soprattutto alla cultura occidentale: liberale, tollerante, dinamico, attaccato alla libertà di espressione e di impresa
. Il Libano era definito la Svizzera del Medio Oriente, con i suoi Casinò, i grandi alberghi, i centri balneari e turistici, le discoteche e i ritrovi per tutti i gusti. Molti arabi di altri Paesi meno liberali vengono qui a passare il week end, e nelle università sono accolti studenti di altre nazionalità del Medio Oriente grazie alla sua ospitalità e attività didattica. Un viaggio in Libano, il Paese dei Cedri (simbolo nazionale) e terra della nascita dell'alfabeto, merita anche per i siti archeologici, le rovine, le vestigia, i souk e i musei.





Ben 13 milioni di emigrati di origine libanese vivono all'estero, una vera e propria diaspora. Prima di partire mi sono documentato sul sito del Ministero degli Esteri che sottolinea di andarci solo se in caso di effettiva necessità. In effetti recentemente ci sono stati attentati contro personalità politiche libanesi (gli ultimi il 19 settembre e il 13 giugno con la morte di due deputati della maggioranza, guardie del corpo e passanti) e contro una pattuglia dell'Unifil spagnola il 23 giugno scorso. Il sito del Ministero sconsiglia quindi la frequentazioni di posti pubblici, centri commerciali, aeroporti, ristoranti e grandi alberghi, evitando manifestazioni e altri obiettivi privilegiati dai terrotisti.


All'arrivo a Beirut ho incontrato Ali, un ragazzo di 24 anni che fa lo stilista. Mi ha invitato a prendere un caffé da Starbuks in Hamra street, la via più occidentale di Beirut, dove alloggiavo al Plaza. L'ho conosciuto su Gayromeo. In pratica lui non frequenta posti omosessuali perché teme che ci siano controlli di polizia o persone che lo riconoscono e ciò potrebbe, a suo dire, avere ripercussioni sul suo lavoro. Le sue relazioni le procaccia su internet dove si sente al riparo. Tanto represso che  quando passeggiavamo mi rimproverava di non parlare a voce alta perché ‘potrebbero sentirci’; anzi, mi invitava a conversare in francese (l'inglese è più diffuso). Mi ha accompagnato al bear bar Wolf a pochi passi da Hamra ma lui si è bloccato a 100 metri di distanza dalla paura. L'ho invitato alla discoteca Acid, al cinema Gloria, all'hammam, nulla da fare: un grande represso. Ma per fortuna non è la situazione reale. Come dimostra l'organizzazione di Mister Bear Arabia al Milk Café a cura del Lebtour, un'agenzia di viaggi gay libanese; oppure l'atteggiamento degli attivisti di Belem e il mio incontro con Bilial, il direttore del centro gay che senza problemi si lascia intervistare e fotografare.






 
Consigli utili
Volo: con Alitalia il costo è intorno ai 400 euro, la durata tre ore e trenta minuti (fuso orario, Beirut +1 ora). L'aeroporto dista 7 km dal centro. Tariffa intorno ai 10 dollari con un taxi. Il visto per 1 mese è gratuito e si può richiedere direttamente in aeroporto (è importante che sul passaporto ci sia almeno una pagina libera e nessun timbro per Israele).
Il cambio: 1 euro= 2150 lire libanesi; 1 dollaro= 1500 L.L.
Un hotel 4 stelle colazione inclusa in Hamra street intorno ai 50 dollari. Per ospitare comunque è preferibile affittare un appartamento o una camera in un residence, Plaza Hotel, Hamra Street - Main road, tel. 961-1 755 777, oppure Hotel Mozart  www.hotelmozartlib.com.
Un pacchetto di Marlboro meno di un euro (lo stesso per un quotidiano in lingua inglese o francese), un'ora ad un internet café 2000 L.L. (poco meno di un euro). Un pasto al ristorante dai 5 ai 10 euro. Un chawarma un euro circa.
Nei ristoranti si trova facilmente la birra (la libanese Almada e la Heineken) e nei bar gli alcolici sono serviti senza problemi. Da provare la 'mezza', una gamma di piatti che arriva fino a quaranta (i nostri assaggini).
Acquistare una carta telefonica libanese costa caro come  inviare sms dal vostro cellulare, preferibile quindi utilizzare internet.






Taxi: le vie sono indicate raramente (sono divise in settori). I taxisti spesso parlano solo arabo, non sanno leggere le mappe e capiscono se vengono dati dei punti di riferimento quali il nome del quartiere, dell'hotel, degli studi televisivi, edifici pubblici o monumenti. Ci sono taxi che svolgono un servizio di 'service' e con 1-2 dollari ti portano  a destinazione, ma sono taxi collettivi. Altrimenti la corsa costa da 3 a 10 dollari a seconda della zona.
Per spostarsi in altre città è conveniente prendere gli autobus. Se vuoi andare verso nord (Tripoli, Byblos, Batroun, Jounieh) la stazione è quella di Charles Helou (di fronte al porto), verso sud (Saida, Tyr) o la valle della Bekaa si parte dalla stazione di Cola.  Il costo va da 1 dollaro a 4 dollari, consigliati i bus della Connex.
Ha appena aperto in Hamra street nei pressi del Crow Plaza un centro fitness modernissimo, www.fitnessfirst-me.com.
Non fotografare siti e installazioni militari.
Da visitare: il Museo Nazionale di Beirut, il Museo Aub, il museo archeologico dell'Università Americana, piazza dei Martiri e le vestigia dell'epoca romana, le varie moschee e chiese.
A Tripoli il mercato Khan al Saboun e la sua fabbrica di saponi e creme, www.khanalsaboun.com (circa 85 km da Beirut).
A Balbeck il sito archeologico con il tempio di Giove, di Bacco e Venere e l'annesso Museo (costo 12.000 L.L.- a 100 km circa dalla capitale).
A Tyr il sito archeologico di epoca romana (monumentale l'Arco di Trionfo - costo 6.000 L.L.- due ore di bus).
A Batroun il vecchio porto, la fortezza fenicia, la cattedrale e il vecchio souk (ottima la limonata).
A Byblos (Jbeil), una delle città più antiche del mondo - dà il suo nome alla Bibbia - il porto, la moschea, il museo dei fossili, il sito archeologico.


Vita gay






Nonostante l'omosessualità sia condannata dalla legge il Libano è l'unico paese arabo mediorientale dove c'è maggiore tolleranza. Ci sono locali gay, un gruppo organizzato e perfino un'apertura della stampa. Per esempio ho letto su un giornale libanese dell'inaugurazione dell'hotel Axel di Buenos Aires con un atteggiamento molto positivo. Ecco dei consigli per conoscere i luoghi di incontro gay:
Bagno turco Al Sheikh, Wata el-Mousaitbeh, vicino la Stazione di Zouheiry (Cola) - Beirut - tel. 03/123000, +961 3 044442, www.lebtour.com/alsheikh.html, ingresso 20.000 L.L., aperto 24 ore. Nel week end si paga dopo le 20 un ingresso di 20 dollari con la formula open bar (puoi bere e mangiare gratis tutta la notte). Ho partecipato alla serata di Halloween con almeno un centinaio di ospiti, tra l'altro alcuni travestiti per l'occasione da drag queen. Molti gli orsi e clienti stranieri dei paesi limitrofi. Azione nei pressi della seconda Jacuzzi e possibilità di massaggi da ragazzi di origine siriana, curda etc... L'hammam più grande del Libano.
Hammam el Nuzha
(storico, dal 1920), Zoukak Al Bilat - Kassti str. - Beirut, tel. 03-013032, ingresso 15.000 L.L., aperto 24 ore. Massaggi al sapone e all'olio estratto da erbe naturali. Massaggiatori disponibili provenienti dall'Iraq, Siria, Yemen... (parlano solo arabo).
Lebtour.com, agenzia di viaggio, tel. 03 004572.
Helem.net, il gruppo organizzato di Beirut, saltuariamente pubblica una rivista, Barra. Sul sito è pubblicata la guida gay on line.
Nell'area di Gemmayzeh ci sono diversi bar gay friendly (Torino express, Biba, Social...).
Wolf bar, per orsi ma non solo, Mankhoud Street, a pochi passi da Hamra Street, vicino all'Università americana di Beirut.  Discreto, anche con dj, una birra 8.000 L.L. - http://www.wolfbeirut.com/.
Starbucks, Sassine square nel quartiere di Ashrafieh.
Acid, discoteca, Sin el Fil, Horsh Tabet, vicino al centro commerciale Exhibition di Beirut - tel. 03 714678 - aperto il venerdì e il sabato - ingresso prima di mezzanotte del venerdì 20.000 L.L., dopo 20 dollari con la formula open bar (puoi bere quello che vuoi fino alle 5 del mattino senza pagare più nulla, drink scadenti perché vengono usate sottomarche). Da non perdere.
Plaza, cinema porno, Mar Doumit nel quartiere di Sin el Fin, Beirut - ingresso 6.000 L.L., azione in luogo, frequentato soprattutto la domenica pomeriggio.




Al Abed, hammam di Tripoli, nei pressi del mercato Khan Savon del vecchio souk. Da non perdere. Funziona dal  1700, anche massaggi.
http://www.raynbow.org/, on line store, serve per finanziare il gruppo Helem.
Libri consigliati: Unspeakable love di Brian Whitaker, sulla gay life in medioriente, http://www.saqibooks.com/
Quattro ore a Chatila di Jean Jenet, Stampa Alternativa, 1 euro - Settembre 1982. Jean Genet visita, il giorno dopo il massacro, il campo di Chatila, vicino a Beyrouth. Lui che non ha più scritto niente da anni, e che soffre di un tumore alla gola, si mette, alle soglie della morte, a scrivere un testo su questa tappa che l'ha scombussolato.


Felix Cossolo
il reportage è sul numero di dicembre di Clubbing
free magazine distribuito in tutti i locali gay

redazione@gay.tv

commenti

Devi essere loggato per poter lasciare un commento.

2 di 2 commenti

  • Alexgay

    22 Dicembre 2007 - ore 00:00

    Nel mio giardino, ho un "cedro del LIBano".
    Da non confondersi col "cedro CUBano".
    MISTERO...ameriC-ANO!

    • ORANGE80

      18 Novembre 2007 - ore 00:00

      bel articolo..
      giusto una correzione: ´l´occupazione militare del centro di Beirut da parte dei cristiani del generale di Aoun´ e una gran cazzata. Non e colpa tua, l´avrai letta sull´orient le jour, o meglio, Hariri le jour.
      E un occupazione completamente pacifica dell´opposizione intera (65% della popolazione)contro il governo fazullo piazzato dagli stati uniti.