REPORTAGE DALL`IRAN: IL CORANO E LA REPRESSIONE DEGLI OMOSESSUALI - GAY.tv

REPORTAGE DALL`IRAN: IL CORANO E LA REPRESSIONE DEGLI OMOSESSUALI

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REPORTAGE DALL`IRAN: IL CORANO E LA REPRESSIONE DEGLI OMOSESSUALI

Dimenticate i luoghi comuni e le cartoline. Ecco tutto ciò che c’è da sapere su una delle mete più temute dai turisti: tra controlli e paure i gay iraniani esistono per davvero. Non ci credete? Cercate in Internet o controllate di persona!

GAY.tv 1.0di GAY.tv 1.0
14 Maggio 2008

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Da anni desideravo verificare direttamente la situazione in Iran. Ci sono omosessuali o ha ragione il presidente Mahmoud Ahmadinejad che ha negato la loro esistenza durante un convegno alla Columbia University di New York lo scorso anno? Per avere il coraggio di decidermi a partire ho dovuto aprire il terreno e sono stati veramente utili i miei ultimi viaggi in Libano, Egitto, Marocco, Tunisia e Turchia per capire, per confrontare, per incontrare e conoscere di persona.


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Lo stimolo mi è stato dato dai contatti che avevo via e-mail e chat con amici iraniani che, informati del mio progetto, mi hanno ringraziato: l’opinione pubblica deve sapere e tutta la comunità internazione LGBT deve mobilitarsi. Ho incontrato Sam, un ragazzo iraniano che vive a Roma, mi ha tranquillizzato dandomi dei consigli che si sono rivelati preziosi. Avevo chiesto il visto al Consolato iraniano di Milano. Ho usato tutte le accortezze, acquistando ad esempio un pacchetto di viaggio comprensivo del volo con Iran Air, visto e tre giorni in hotel a Teheran. La paura principale era che avrebbero potuto facilmente scoprire la mia attività giornalistica, in fin dei conti basta fare una semplice ricerca su Google.


 



Confesso che il giorno prima di partire ero terrorizzato. Poiché si tratta di un visto turistico è illegale qualsiasi attività a carattere giornalistico e invece lo scopo del mio viaggio era proprio quello di scrivere un reportage sulla gay life iraniana incontrando i protagonisti. Ma chi mi assicurava che tutti i contatti che avevo intrapreso erano con persone affidabili? Mi domandavo se c’erano spie elettroniche, se la notizia fosse giunta alla Polizia Morale, ecc… Ho lasciato a casa il mio telefono cellulare con fotocamera e rubrica telefonica, la carta d’identità perché è indicata la mia professione, nessun blocco di appunti, libri e riviste compromettenti. Il viaggio fila liscio, in aereo solo le hostess indossano il velo. Giunti a destinazione, prima di sbarcare, le viaggiatrici si apprestano al rito del ricomporsi: tutte velate compreso le turiste, abbigliamento sobrio. Il mio cuore batte all’impazzata fin quando attraverso il posto di controllo e il timbro d'ingresso viene impresso sul mio passaporto. Che sollievo. Accendo il telefonino e ricevo un sms da mio fratello che mi scrive: “Non fare il coglione, sii casto”. Prendo il taxi e arrivo all’hotel Ferdossi; chiamo Farhad, viene a trovarmi in albergo con la sua macchina. Mi aveva chiesto tramite chat di portargli un iPod perché a Teheran è costoso. È sabato sera, mi accompagna in un ristorante.


 


Parla inglese, è gay. Mi faccio raccontare la sua storia. Nessuno sa di lui, tranne un suo amico che più tardi incontreremo. Da un anno non ha rapporti sessuali, ha tanta voglia, gli piacciono le persone mature ed io sono il suo tipo. L’ultima esperienza l’aveva avuta a Istanbul in vacanza, in Iran mai. Ci siamo conosciuti sul sito www.manjam.biz. Si è fidato solo di me dandomi il suo numero di cellulare perché sono straniero e perché si era documentato sul mio sito personale. Sostiene che ci sono spie elettroniche e quindi non ha mai incontrato altri iraniani via internet. Inoltre tutti i siti gay sono criptati. Il sito manjam.biz non contiene la parola gay (come Gaydar o Gayromeo) ed è accessibile. Mentre scrivo sono iscritti ben 5150 iraniani, con profilo e foto, alcune anche del viso. È uno dei pochi punti di riferimento per gli omosessuali iraniani. Dopo cena incontriamo il suo unico amico gay con cui ha reciproca confidenza. Andiamo a mangiare un ottimo gelato e poi sempre in auto ci dirigiamo verso il parco Daneshgah, poco lontano da Ferdossi Square. Due transessuali battono nei pressi bloccando il traffico. Altri gay stazionano sia a piedi che in macchina. È l’unico punto d’incontro all’aperto ma è molto pericoloso. Farhad mi dice che fino a pochi mesi prima era frequentato, però nell’ultimo periodo c’è stato un giro di vite serrato. Giunge una pattuglia della Polizia, fa dei controlli e noi preferiamo dileguarci.


 


Mi racconta che da amici ha saputo che alcuni omosessuali arrestati non hanno più fatto ritorno a casa, ancora oggi le famiglie cercano di avere notizie dei loro cari. A fine serata, verso mezzanotte, non c’è molto da fare: non ci sono discoteche, bar e altri luoghi di incontro e desolato mi rinchiudo in camera. Decine di internet cafè sono stati chiusi. È stata intensificata la repressione e i controlli soprattutto sulle donne che non si vestono in maniera appropriata; oltre all’obbligo del velo le ragazze non possono indossare indumenti attillati. Ma anche i ragazzi devono stare attenti: niente orecchini, tatuaggi o pantaloncini corti. La tv trasmette programmi noiosi e incomprensibili perché in lingua farsi. Noi turisti con il satellite siamo più fortunati perché almeno possiamo informarci su Euronews o Bbc. Nelle edicole nemmeno a parlarne di stampa estera, di giornali erotici e video porno. Nei pochi ristoranti e fast food le bevande alcoliche sono proibite. Ma al mercato nero si trova di tutto, compreso le droghe.



E poi, nelle feste private, ogni occasione è buona per incontrarsi e trasgredire; purtroppo capita anche l’irruzione della Polizia Morale, come è successo a Isfahan, dove ad una festa di compleanno ben 87 ragazzi omosessuali sono stati arrestati perché l’omosessualità è un crimine. Secondo le organizzazioni umanitarie più di 4000 gay e lesbiche sono stati condannati a morte dal 1979, anno della rivoluzione fondamentalista e della presa del potere del regime degli ayatollah. Proprio in quell’anno il mio amico Enzo Francone del Fuori! di Torino con coraggio manifestò a Teheran contro l’Imam Khomeini e la sua dittatura. Naturalmente fu immediatamente espulso.



Siamo tutti al corrente delle condanne a morte per impiccagione a Mashad nella piazza Edalat nel 2005, come anche delle pressioni internazionali per dare asilo politico per ragioni umanitarie agli iraniani esiliati all’estero, poiché ritornando in patria la loro vita sarebbe in pericolo a causa del loro orientamento sessuale. Ha fatto scalpore anche la notizia del fermo del capo della Polizia di Teheran, Reza Zarei, il moralizzatore della città, scoperto recentemente in un blitz in un bordello mentre era in compagnia di sei prostitute. Uno studente iraniano che vive a Vancouver ha partecipato come Mr Gay Iran al contest internazionale di Mr Gay. Bel ragazzo, come ne ho incontrati altri nel mio viaggio. Tutti disponibili a farsi fotografare, alcuni si sono confidati dichiarandosi gay. Le ragazze in generale sono molto aperte e simpatiche. Quando hanno l’opportunità le poche che partrova lano inglese si fanno coraggio e ti abbordano chiedendo: “Can I help you?”. E così si fa amicizia. Alcune sono vistosamente truccate e sotto lo spolverino nascondano abiti alla moda. A Yazd, in un meraviglioso giardino botanico, abbiamo fumato assieme il narghilè e bevuto tè.



Ci siamo reciprocamente fotografati. Le donne fanno code separate ai controlli in aeroporto, hanno vetture riservate nei metrò, sugli autobus urbani siedono in fondo…ma nonostante tutto le trasgressioni alle rigide regole sono continue. A Shiraz in hotel, Raha, 24 anni, guida turistica di Yazd, fa coming out. Ai miei sospetti sul fatto che fosse un ‘infiltrato’, mi mostra le foto dei suoi partner sul telefonino. Mi racconta che una volta nella sua città è stato arrestato e rinchiuso in carcere per ben 5 giorni perché scoperto in camera con un suo amico. Secondo lui città religiose quali Qom, Mashad e Isfahan hanno una percentuale superiore di omosessuali, soprattutto perché con le donne è impensabile avere rapporti, anche se comunque sono costretti a sposarsi per nascondersi. Mi propone di andare in camera, alle mie perplessità risponde che Shiraz è una città molto liberale e non ci sono problemi.



Naturalmente rifiuto con dispiacere. Un pomeriggio di venerdì (giornata festiva, quasi tutto chiuso come da noi la domenica) dopo essere andato al bellissimo Museo Archeologico di Teheran, non avendo nulla da fare, sono entrato in un cinema nei pressi della Imam Khomeini Square. Proiettavano un film indiano. Con stupore mi sono accorto che i clienti erano intenti a tutto tranne che a guardare il film. Persone che cambiavano continuamente di posto, chi con le cuffie ascoltava musica, chi beveva del tè ma anche chi tentava degli approcci. I bagni non hanno orinatoi pubblici, bisogna chiudersi nei cessi alla turca. Dietro di me una coppia si masturbava visionando probabilmente un video hard del cellulare di uno dei due. Due ragazzi gay si baciavano senza problemi. Accanto a me si sono seduti a rotazione almeno quattro signori. Ero terrorizzato. Un ragazzo carino mi si avvicina, inizia a massaggiarmi la schiena, mi prende la mano e me la fa appoggiare sul suo pacco già visibilmente eccitato, si sbottona i jeans, lo estrae e a quel punto con i gesti mi fa capire che vuole dei soldi.



Parla solo farsi, gli domando se non ha paura della Polizia e lui mi risponde che in quel cinema “no Polis” e sorride tranquillo per calmarmi. Gli offro un tè caldo (generalmente gli iraniani rifiutano sempre, bisogna insistere) e “spaventato” esco dalla sala. Pensavo a quello che mi aveva detto mio fratello nel messaggino telefonico e nello stesso tempo mi chiedevo come potevano avere il coraggio di rischiare così tanto. Teheran, una città di oltre 10 milioni di abitanti, non mi ha entusiasmato: a parte i musei e alcuni parchi offre ben poco per il turista. Meglio quindi spostarsi altrove. Non avevo pianificato nulla perché avendo ricevuto il visto solo gli ultimi giorni non potevo prenotare né alberghi né tantomeno voli interni. Chiedo a un’agenzia Iran Air di Ferdossi Square se ci sono voli disponibili per altre località. Mi rispondono che è tutto esaurito per alcuni giorni e allora opto per viaggiare in autobus.



Così dopo sei ore sono arrivato nella stupenda Isfahan e dopo altre cinque ore a Yazd per giungere alla destinazione finale di Shiraz (sette ore). Di questi viaggi ricordo solo episodi simpatici ed eccezionali. Una ragazza in quattro ore di percorso mi ha rimpinzato continuamente di succhi, pistacchi, caramelle, mele etc… e guai se rifiutavo. Un militare ha voluto sedersi accanto a me lungo tutto il tragitto tra Yazd e Shiraz, non sapeva una parola di inglese ma ci siamo sempre capiti durante tutto il viaggio. Dai tassisti ai camerieri, dai ragazzi che incontri per strada alle guide turistiche, una cosa certa la sanno dire: Khamenei bad, Iran no good, Italy good. E non si riferiscono naturalmente al calcio. L’Imam Khamenei, successore dell'ayatollah Khomeini, arriva a Shiraz proprio nei giorni in cui sto soggiornando all’hotel Eram, in pieno centro. La città è tappezzata di manifesti e bandiere. Punti di ristoro gratuiti sono assaliti dalla popolazione, che per conquistarsi un succo di frutta o un gelato sembra impazzita. Tutto è militarizzato da due giorni, le vie principali sono chiuse alle auto. In migliaia aspettiamo il suo passaggio in Shohada Square. Ci sono le troupe televisive, le donne indossano il chador, i ragazzi si arrampicano ovunque, sui semafori e perfino sui tabelloni pubblicitari.



Il 12 aprile c’era stato un attentato proprio nella moschea Seyyed-ul Shohada di Shiraz, con ben 12 morti, la tensione è quindi alta. Finalmente il leader supremo, colui che è capo religioso della Repubblica Islamica dell’Iran, delle Forze Armate, colui che ha perfino diritto di veto sugli atti del Presidente, sulla scelta dei candidati alle elezioni ecc… sta finalmente lasciando Shiraz. Nel suo sermone, trasmesso per intere giornate anche sulle tv nazionali, l’ayatollah ha dichiarato che la nazione iraniana è determinata a resistere ad ogni tipo di minaccia e sanzione: “Ha resistito eroicamente per ben otto anni alla guerra con l’Iraq, ha combattuto il terrorismo, ha sopportato ogni tipo di embargo atto a impedire il diritto legittimo di beneficiare dell’energia nucleare per scopi civili… è necessario che il popolo eserciti più vigilanza”. Si reprime in nome della vigilanza. E l’opposizione è messa a tacere con ogni mezzo. Perfino il volto nuovo della politica riformista, l’ex presidente Khatami, fu dimissionato con la scusa di aver autorizzato un concerto pop femminile, nonostante il pubblico ammesso fosse di sole donne. Bizzarra viene definita dal quotidiano in lingua inglese Teheran Times la proposta dell’apprezzato musicista Mohmmadreza Lofti, che ha dichiarato che si batterà affinché le donne possano partecipare a gruppi musicali misti.


 


Attualmente alle cantanti è vietato apparire in performance corali in cui ci sono maschi. Alle donne è permesso cantare in concerti in cui il pubblico sia solo femminile e lavorare negli ospedali in reparti solo con pazienti femmine. La musica occidentale non è mai trasmessa alle radio o in tv. Tra le informazioni manipolate quella data dal Capo dell’Aids Office, che ha stimato che gli iraniani affetti da Aids sono 1368, di cui il 41% tra i 25 e 34 anni. Mentre secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità i casi sarebbero intorno agli 80.000.


 


CONSIGLI UTILI

Nonostante tutto, il viaggio merita per tre motivi:

1 - L’Iran è una terra affascinante, ricca di storia e di cultura. Una tappa a Persepoli e a Bam appaga le difficoltà.

2 - Gli iraniani sono farsi e non arabi, di religione mussulmana sciita. Hanno un carattere gentile, sono sempre cordiali, curiosi e disponibili. La società civile non si rispecchia nella classe dirigente. È vitale e molto meno chiusa di quanto possa sembrare. C’è un alto indice di alfabetizzazione e il 65% degli iscritti alle università sono donne.

3 - Viaggiare in Iran, anche da soli, come nel mio caso, è stato estremamente facile. La percezione che noi abbiamo in Italia è differente. In realtà non ci sono difficoltà: bisogna comunque rispettare le regole imposte dal regime (sul sesso, sulle droghe, sull’alcool, sulla pornografia…). Nessun tipo di controllo, poche formalità burocratiche, molta sicurezza nelle strade anche di notte. Se passeggi con un ragazzo iraniano o lo inviti a cena non ci sono problemi (in Marocco la polizia lo vieta). Negli hotel non ci sono i metaldetector come al Cairo e la scannerizzazione dei documenti come nelle discoteche di Rio e New York. Non ci sono bodyguard armati come in quasi tutte le città del mondo. Il volo con Iran Air (ma anche Alitalia collega l’Italia all’Iran), il visto e tre notti in hotel a Teheran li ho pagati 740 euro. I voli interni hanno prezzi low cost, Shiraz – Teheran solo 28 euro. In bus le varie città sono collegate con più corse giornaliere e i prezzi variano in base al tragitto: ad esempio Teheran - Isfahan costa solo 30.000 rials (3000 toman, quindi poco più di due euro). Il visto conviene richiederlo all’ambasciata a Roma, al Consolato a Milano oppure tramite le agenzie specializzate.



Se si viaggia solo per una settimana lo si può ottenere direttamente all’aeroporto di Teheran, www.iranair.com, www.adinehtravel.com. La valuta, sia in euro che in dollari, è facilmente negoziata agli sportelli di cambio o in strada. Non conviene nelle diffusissime banche e negli hotel. 100 euro corrispondono a circa 1.420.000 rials (142.000 toman). Le nostre carte di credito sono poco usate.

Taxi: Dall’aeroporto internazionale Khomeini al centro il costo ufficiale è di 9 euro (1.200.000 rials). In media una corsa in città, contrattando, va da 1 a 3 euro, concordando prima la tariffa (non esistono tassametri). Nelle altre città si spende sicuramente meno.

Alberghi: Ci sono quelli tradizionali e quelli delle grandi catene ex Sheraton, Hilton. Si parte da 15 euro a notte in su, colazione compresa. Se non hai prenotato basta chiedere ad un tassista e in base alle tue esigenze ti cerca l’albergo. Naturalmente Teheran è più cara, le altre città offrono ottimi standard e prezzi bassissimi. www.ferdossigrandhotel.com (la singola 45 euro) a Teheran. In Zand Av. a Shiraz c’è l’hotel Heram (costo 22 euro) e il Pars International Hotel (40 euro). A Yazd il traditional hotel Mehr (25 euro), oppure al www.silkroadhotel.ir. A Isfahan www.hotelhakim.com (20 euro).

Ristoranti: A partire da 2 euro. Nei grandi alberghi intorno ai 10 euro. Consigliato Bastani a Isfahan (nel bazar) e il ristorante tradizionale Sharzeh a Shiraz, nei pressi del bazar Vakile e della Moschea. Kebab, pollo, yougurt, riso, dolci e gelati le loro prelibatezze.



Internet: Nei cyber cafè un’ora costa poco meno di un euro, nessun tipo di controllo salvo che non puoi accedere ai siti interdetti, ad esempio se digiti ‘gay’ su Google la pagina richiesta è bloccata in base alle leggi della Repubblica Islamica.

Foto: Ovunque si possono fare foto, basta usare discrezione, anche nelle moschee e nei musei senza flash. Evitare zone militari. Mai nessuno si è rifiutato di farsi fotografare. Sono riuscito perfino a realizzare uno scoop entrando in una palestra di body builder di Shiraz e i culturisti facevano la gara esibendosi in pose molto eccitanti,  naturalmente a petto nudo.



Souvenir: I famosi tappeti, i kilim, oggetti di artigianato, oreficeria e argenteria, meglio se acquistati negli incantevoli bazar.

Clima: Il periodo migliore è il nostro autunno e la primavera. In estate fa molto caldo. Al nord clima temperato anche in estate, in montagna. Al sud nel Golfo Persico, ad esempio nell’isola di Kish, si possono fare bagni in spiagge separate e qui anche le donne possono finalmente spogliarsi e ammirare ragazzi in bermuda o a petto nudo, cosa vietata nelle altre città.

Fuso orario: Spostare le lancette di 2.30 ore in avanti.

Cinema: Da non perdere i capolavori di Abbas Kiarostami, Jafar Panahi e l’ultimo Persepolis di Marjane Satrapi.

Lingua: Farsi. Negli alberghi alla reception si parla inglese. Qualcuno conosce l’italiano e il francese. La stragrande maggioranza parla esclusivamente farsi. Questo è il problema maggiore: la mancanza di comunicazione. Perfino i numeri, ad esempio degli scontrini, sono in farsi…





VITA GAY

Essere gay di per sé non è reato per la legislazione iraniana. Il problema è quando si è scoperti nella pratica omosessuale. Sicuramente i gay iraniani ricchi hanno delle agevolazioni: possono permettersi di viaggiare all’estero, avere la tv satellitare, internet ecc… Sono quelli che vivono a nord di Teheran, fanno feste private, frequentano le migliori palestre, i ristoranti più alla moda, sono fashion e forse sono più tollerati. Li incontri al ristorante Boulevard o al Monsum alla palestra Sadaf. Non frequentano il parco Daneshgah, non ne hanno bisogno. I basijii (i controllori, gli oscurantisti) non arrivano alle loro feste, basta corromperli. Poi c’è la stragrande maggioranza che vive nell’anonimato, nella repressione. Rischiano nei parchi o nei cinema. Sono costretti a sposarsi. Non ne parlano nemmeno con la famiglia o con gli amici. Se vengono scoperti possono essere arrestati, a volte frustati, filmati per sputtanarli alle loro famiglie e, pena estrema, l’impiccagione.



Ci sono i transessuali. Il regime li favorisce per farli rientrare nella “normalità”. Possono operarsi e in parte le spese sono a carico dello Stato. Mi diceva Payam che sicuramente sono più tollerati degli omosessuali. Tutto è in mano ai mullah e al Corano. Se loro autorizzano il cambiamento di sesso la popolazione accetta e il transgender non ha nulla da temere. Ci sono delle cliniche specializzate in chirurgia plastica e non solo per il naso. La prostituzione è vietata ma gli etero possono firmare dei contratti temporanei di matrimonio e risolvono il problema. Sono le nozze a tempo, la Sigheh, anche per un paio d’ore, basta andare da un notaio e sposarsi... Il rapporto è consentito dalla interpretazione della sharia se registrato ufficialmente e se l’uomo paga la donna. Sono vietati i rapporti extramatrimoniali. Sito consigliato: www.manjam.biz.


Felix Cossolo, direttore del free magazine gay Clubbing.

Il reportage dall'Iran sarà anche sul numero di giugno di Clubbing.

commenti

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12 di 12 commenti

  • DarkObscureLady

    13 Giugno 2008 - ore 00:00

    ciò che disgraziatamente continua a non stupirmi è che la discriminazione maggiore, è come sempre, il denaro.

    • ROSWELL70

      18 Maggio 2008 - ore 00:00

      solite cronache viste e riviste da anni , non solo per l´iran , ma altri paesi dell´africa,magreb , sud e centro america e in europa dove la classe politica di destra e cattolica tace o piace questa soppressione.
      il business che c´è con i paesi mediorientali o cinesi ( oggi ) di miliardi di euro , tra petrolio e derivati o tecnologie nostre , ci trova come nazione ( non solo la nostra ) indifferente e imbavagliata.....
      ragionateci sopra e capirete il potere del gioco politico e di business tra i vari paesi , le vite , le tolleranze , i diritti umani , sono nullità al confronto del DIO DENARO .... ( io lavoro per codeste multinazionali ) ....

      • MarK87_2005

        15 Maggio 2008 - ore 00:00

        bell´articolo, complimenti

        • felixclubbing

          15 Maggio 2008 - ore 00:00

          solo una precisazione. NOn è detto che due ragazzi che si danno la mano siano gay. Si usa in Iran ma anche nei paesi arabi, una volta pure nel sud Italia.
          Felix

          • Hernani

            15 Maggio 2008 - ore 00:00

            Bella cronaca! Davvero. Sto in Italia da 5 anni e non penso di avere mai letto qualcosa di così pulito e nudo di preconcetti su religione, cultura, o abitanti. Anzi è molto apprezzabile che inciti altri gay ad intraprendere questo viaggio. Trovo l´iniziativa dell´articolo molto bella, perché nel 2008, preme che in Italia si capisca felicemente che ci sono posti nel mondo in cui si può andare senza problemi.

            Complimenti ancora!

            • redartax

              14 Maggio 2008 - ore 00:00

              Bel reportage. Finalmente uno sguardo obiettivo sull´Iran e la sua gente.
              Se ci fosse piu´ tolleranza e meno politica si vivrebbe tutti meglio.

              • inga

                14 Maggio 2008 - ore 00:00

                effettivamente basta andare su manjam..e di gay iraniani se ne incontrano a bizzeffe..ho chattato parecchio tempo con uno studente di teheran simpaticissimo..e i suoi racconti corrispondono esattamente al racconto fatto nell´articolo..peccato perche´sono gente simpaticissima..molto gentile e con gradi elevati di cultura..speriamo la situazione cambi..dipendera´ molto dagli USA..se cessera´ la pressione politica sull´Iran..verra´ meno il sentimento di imminente invasione che sta rafforzando la parte intransigente e fanatica della societa´ iraniana..speriamo in Obama..se fara´ una politica equidistante e onesta..nel conflitto israelo polestinese..molti altri problemi si risolveranno automaticamente..

                • perseo76

                  14 Maggio 2008 - ore 00:00

                  Vorrei far paese che con questo simpatico paese che impicca i ragazzi solo perché gay, a volte anche minorenni, l´Italia ha ottimi rapporti e continue collaborazioni a livello economico. Per la serie quando il denaro è più importante della vita.

                  • perseo76

                    14 Maggio 2008 - ore 00:00

                    Vorrei far presente che con questo simpatico paese che impicca i ragazzi solo perché gay, a volte anche minorenni, l´Italia ha ottimi rapporti e continue collaborazioni a livello economico. Per la serie quando il denaro è più importante della vita."

                    • njl

                      14 Maggio 2008 - ore 00:00

                      Si potrebbe fare una serie di reportage per ogni parte del mondo. Un giro del mondo gaio (pianeta Gaya).

                      • impatience

                        14 Maggio 2008 - ore 00:00

                        Bell reportage!!!i gay ci sono eccome,ma di sicuro,essendoci tutta questa repressione,non si fidano diciamo ad uscire allo scoperto!!!!In alcuni paesi è peggio che qui!noi che ci lamentiamo!
                        Siamo discriminati,ma per ora il limite che ci possono fare è odiarci,o fare atti inconsulti contro noi!che è disgustoso!ma la possibilità di avere in difesa qualcuno l´habbiamo!Pure se finiremmo sempre a passare per delle povere vittime,invece che per delle persone!!!!
                        Li c´è la pena di morte!!!...cmq ci sono dei posti tipo Tunisia(per sentito dire)dove stando sempre attenti ,possono essere felicemente innamorati,penso pure in iran!Io sono felice,perchè qui ho persone come me,tutte diverse,come è giusto sia,pure fra noi c´è chi si ama o naba!^_^!ma almeno in una cosa siamo tutti uniti,che sarebbe bello che molta gente aprisse gli occhi!

                        • Jarod81

                          14 Maggio 2008 - ore 00:00

                          articolo davvero interessante!