A CAPO CHINO SUL POZZO: LA BULIMIA

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Nome scientifico: Bulimia nervosa


·

Quando e a chi


ü Fascia d’età: 12 – 35 anni


ü Chi colpisce: 96,8% sesso femminile, 3,2% sesso maschile ( 1 caso su 80.000 )


ü Chi ne soffre: 1,5% ca. dei giovani



· Sintomatologia e caratteristiche


ü Abbuffate di quantità eccessive di cibo


( generalmente ipercalorico ), consumato in fretta ed in solitudine, almeno 2 volte alla settimana per 3 mesi consecutivi


ü Espulsione frequente del cibo mediante vomito e abuso di lassativi/diuretici/ormoni tiroidei/digiuno


( nei casi più gravi, i bulimici sono capaci di vomitare a comando )


ü Sfasamento del confine tra fame fisiologica e psichica


ü Sensibile oscillazione del peso; spesso, obesità


ü Iperattività sessuale


ü Preoccupazione ossessiva per il proprio fisico


ü Depressione, senso di colpo, mancanza di autostima,


ü Disturbi della personalità


ü Tendenza a voler nascondere la malattia



· Cause


ü Una dieta dimagrante particolarmente drastica


ü Cattivo rapporto con il proprio corpo


ü Famiglia d’origine “psicologicamente disturbata”


ü Cattiva educazione alimentare in famiglia


ü Stati di ansietà



· Conseguenze


ü Squilibrio elettrolitico


ü Erosione dentale


ü Danni ai reni, manifestati da una grave ritenzione idrica


ü Debolezza


ü Corrosione dell’esofago


ü Emorragie interne


ü Aritmia cardiaca



· Cura


ü Terapia farmacologica


ü Psicoterapia individuale e familiare

BULIMIA

C’era un male in lei che non si cura mai, né coi baci né con la cocaina…
(Afterhours – Male in polvere )

PREMESSA
Un verso che sembra scritto appositamente per dipingere lo status di chi vive una condizione precaria e tragica come quella della bulimia, prosecuzione possibile e non scontata dell’anoressia. Esattamente come quest’ultima, anche la bulimia è sintomo del rifiuto verso sé stessi o nei confronti di un tessuto sociale nel quale difficilmente si riesce ad integrarsi, ma, al contrario della prima, è più insidiosa ed irretisce maggiormente l’individuo nel suo complesso rapporto con sé stesso e con il mondo.

GAY BULIMICI
Secondo studi riportati dall’American Journal of Psychiatry, su un campione esaminato di 135 uomini affetti da bulimia nervosa, il 27% era costituito da omosessuali e bisessuali, il che non fa altro che mettere ulteriormente in luce la quasi totale inscindibilità del connubio che lega il disturbo alla natura dell’orientamento sessuale.
Anche in questo caso il sesso finisce col passare in secondo piano, accomunando uomini e donne nel segno comune di un disturbo che li porta ad assumere le stesse caratteristiche e a compiere i medesimi gesti di auto-distruzione.
Le cause? Un copione che si ripete, esattamente come le conseguenze…la bulimia è ancora una valvola di sfogo della propria interiorità, talvolta repressa, talvolta discordante con ciò che la circonda, talvolta in conflitto con sé stessa.

RIGETTO DI CIO’ CHE SI E’
Le dita in gola concretizzano un’infinità di stati d’animo: l’espulsione del cibo da corpo può palesare il rigetto della propria omosessualità dall’anima , l’esigenza di portare alla luce quello che si ha dentro, quasi con violenza, essere un gesto d’attenzione verso sé stessi, durante il quale ci si punisce ed umilia, o ancora una conferma della propria solitudine sedimentata, che diventa, in questi casi, ancora più marcata.
A prescindere dalle singole motivazioni che possono condurre un ragazzo gay a dare di stomaco, esiste una radice comune, ossia l’esigenza di sfogare un tormento interiore, il più delle volte originato da una profonda insoddisfazione di sé stessi o della vita che si conduce, e che, in qualche modo, distorce ed intacca l’equilibrio della sfera interiore.
Un’interiorità che, però, non trova più espressione sublime nella magrezza estetica, come nell’anoressia, ma diventa una serratura che, chiusa a doppia mandata, cela agli occhi del mondo un inferno intimo, una sparatoria continua di pensieri incentrati sui propri sbagli, sulla vergogna generata dai propri gesti, sulla sensazione indescrivibile di aver fallito.

SI INIZIA PER GIOCO
Spesso si inizia con noncuranza, quasi per gioco, a dare di stomaco, dicendo a sé stessi che resterà un caso isolato…ma una volta innescatosi, il meccanismo è restio ad arrestarsi, ed è qui che comincia il calvario irreversibile, la ” scalata verso il basso “, l’allontanamento progressivo dalla serenità. Il tempo delle discoteche, dello sfoggio di sé, della fierezza finisce, per lasciare spazio alla clausura, al disorientamento, al terrore di essere scoperti e, allo stesso tempo, al bisogno impellente di ricevere attenzione, di essere sostenuti.
In un mondo che troppo spesso delude le aspettative ed umilia i sentimenti, il cibo diventa per molti l’unica possibile pezza per riparare le falle, le carenze della propria vita: il cibo, antico nemico, diventa quasi un alleato, un palliativo momentaneo delle proprie sofferenze, della propria solitudine, che diventa ancora più sconfinata nel momento in cui ci si trova faccia a faccia con l’abbuffata, prima, e con il senso di colpa, poi. Nemico, amico, di nuovo nemico: un avvicendarsi di ruoli che rendono il rapporto con l’alimentazione estremamente complesso e contraddittorio.

IL CIBO, DA AMICO A NEMICO
Prima e durante l’abbuffata, ogni singolo profumo ed ogni singolo sapore assumono i connotati di un mix confuso ed allucinato di sensi che per un momento distolgono dalla realtà ( l’alleato più potente della malattia in queste situazioni è la perdita totale del controllo di sé ), fino a quando, subito dopo, la sensazione di piacere e sollievo scema per trasformarsi in un’incontrollabile convinzione di avere dentro di sé qualcosa di tossico, di deleterio, da ricacciare immediatamente.
Le dita diventano così le punte di un forcone che, cacciate in gola come se fosse un ammasso di sterpi, scovano la “vipera” e la cacciano, gettandola in un pozzo di porcellana, il water, ed uccidendola per l’ennesima volta tirando lo scarico.







GIU’ NEL POZZO, VERSO L’ABISSO
Ancora una volta, con il capo chino su quel pozzo, una parte di noi precipita verso il basso, trascinando così anche tutto il resto verso quella bassezza melmosa ed acida, massa indefinita come lo sono diventati la vita ed i sentimenti.
La rabbia e la non accettazione di sé stessi e dei propri atteggiamenti, si tramutano spesso in un personalità estremamente bisognosa di attenzioni, racimolate talvolta con tentativi di storie sentimentali , talvolta con storie di sesso che, anche se per pochi attimi, lasciano la persona meno in balia di sé stessa e aggiungono, poi, altra solitudine alla solitudine, fino a quando questa finisce per diventare un alibi per giustificare i propri fallimenti.

I SEGNI INDELEBILI
Alle volte, affiora anche uno spirito critico e tagliente nei rapporti con gli altri: ecco che, agli occhi di un ragazzo bulimico, ogni difetto altrui diventa qualcosa di imperdonabile, ogni piccolezza una tragedia…insomma, si vive ogni giorno con arco e frecce alla mano, come se ci si dovesse continuamente difendere da qualcosa, smontando il resto del mondo per mantenere saldi sé stessi.
Nonostante tra gli omosessuali la percentuale di ragazzi bulimici sia molto alta, questa malattia riesce a far sentire le sue vittime realmente sole, sempre in procinto di impazzire, man mano sempre più incapaci di sostenere con forza lo stress emotivo e le delusioni a cui, purtroppo, tutti noi siamo in qualche modo soggetti.
E’ anch’essa, ovviamente, una malattia curabile, ma capace di lasciare tracce indelebili nel tempo per via del dolore che è in grado di generare… chiudere le porte di quel “pozzo”, vorrà dire tornare a vivere…


Vincenzo Scampoli


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Giovedì 09/10/2003 da in , , ,

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