A COLONIA C`ERAVAMO ANCHE NOI





Alla Giornata Mondiale della Gioventù nessun commento di Benedetto XVI alle richieste di incontro avanzate dalle associazioni gay tedesche.
Eppure il segretario ufficiale della Giornata, monsignor Heiner Koch, aveva auspicato un “dialogo” tra la Chiesa e i gruppi gay credenti.
Nessun gesto di distensione nei confronti della comunità GLBT mondiale nonostante i migliaia di ragazzi omosessuali credenti che hanno affollato (chiaro, acriticamente e in silenzio) la GMG.


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Massimo Consoli, storico del movimento gay, in seguito all’elezione di Benedetto XVI, scrisse alla comunità omocredente una lettera aperta molto dura intitolata, sarcasticamente, “Dalla Padella a Ratzinger!”:


«Avete avuto, finalmente, il papa che vi siete meritati, con il vostro silenzio, la vostra acquiescenza, le vostre inutili speranze. Il peggio del peggio (…) Purtroppo, proprio tra di noi si annidano un bel po’ di collaborazionisti, cioè della peggior specie di traditori. È un tradimento verso la propria identità gay, lesbica, trans, bisex, essere gay e cattolici (…). È un tradimento verso la propria comunità varia, verso i nostri antenati, predecessori, padri e madri arsi vivi, torturati (…) È un tradimento verso se stessi… e verso Dio… (…) Questo è collaborazionismo!».


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Si fecero sentire anche i cristiani della Comunità di base “Viottoli” di Pinerolo :


«Non sarà lo squallore vaticano a toglierci la gioia di vivere e di credere. I padroni di questo mondo, politici o religiosi, non governano più i nostri cuori e non dirigono più le nostre vite».


Don Franco Barbero, presbitero di questa Comunità, di politica vaticana e gruppi gay credenti se ne intende. Benediceva gli amori omosessuali e nel 2003 è stato ridotto allo stato laicale con un decreto papale firmato proprio da Joseph Ratzinger, allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

















Don Franco, è un tradimento verso la propria identità omosessuale, trans e bisex, essere gay e cattolici?


«Rispetto il punto di vista di Consoli, ma il mio pensiero e il mio impegno si muovono in una direzione diversa. Ci sono – eccome! – i gay e le lesbiche credenti che tacciono ma forse è ingeneroso leggere sempre tutto questo in chiave di tradimento. Penso, invece, che esista un crescente numero di gay e lesbiche che, anche dentro la chiesa cattolica, vivono la loro vita e la loro fede e fanno sentire la loro voce forte e libera.
Se il Vaticano ha perso le staffe e continuamente interviene è proprio perché ha dovuto prendere atto che esiste all’interno della chiesa un movimento ampio ed irreversibile di gay credenti che rifiutano l’obbedienza al magistero. Che ci voglia più coraggio… lo sostengo da sempre, ma nella mia comunità si parla chiaro e tondo e i contatti fioccano a migliaia.
Chi si presenta alle elezioni come gay e credente, a mio avviso, compie una lucida e coraggiosa scelta di chiarezza che aiuta a superare la “nebulosa vaticana laicista” di chi vorrebbe continuare a sostenere ideologicamente che tra fede ed esperienza omosessuale esiste un’insanabile contraddizione.
Milioni di gay, lesbiche, transessuali nel mondo rappresentano la smentita di questa ideologia che di fatto è funzionale al dominio vaticano».


Quali sono i “tranelli” in cui può cadere un credente omosessuale all’interno della Chiesa cattolica?


«Il primo tranello, a mio avviso, potrebbe consistere nel far dipendere la propria piena appartenenza alla chiesa dal riconoscimento della gerarchia.
Altro tranello è costituito dal sentirsi in dovere di “confessarsi” per la propria vita omosessuale…
Ma c’è un tranello peggiore: quello di chi si accontenta di essere accettato, tollerato, di starsene buono e cheto in spirito contrito. Questo sì… è collaborazionismo.
Si tratta, invece, di mettere in discussione tutto un “impianto” autoritario e sessuofobico dell’istituzione ecclesiastica romana e dissociare la fede da questa dipendenza istituzionale e interiorizzata.
Questo sollecita ad assumere una pratica di libertà e di partecipazione attiva ai movimenti di liberazione nella chiesa e nella società. Quando le lotte per i diritti non si globalizzano rendono le persone “prigioniere in un giardino”. Le lotte e i diritti o sono intrecci o perdono vigore».


Con quali strumenti e quali modalità, a suo avviso, deve impegnarsi il movimento dei gay e delle lesbiche credenti all’interno della Chiesa con il nuovo Papa?


«In questa “stagione ecclesiale” servono molti strumenti come una profonda lettura biblica e un buon collegamento con quelle realtà di chiesa di base in cui si parla chiaro e si realizzano percorsi liberi e alternativi. Chi cerca trova.


Serve anche una alta dose di umorismo.

Davanti al ricadimento rozzo di certezze scadute occorre saper ridere a crepapelle… Il riso ha una funzione liberante per noi, ma è anche il modo in cui denudiamo i potenti, li desacralizziamo, li facciamo scendere dal trono… e diventano omini quasi invisibili, statuine di gesso…
E poi, attraverso incontri-dibattiti-convegni-scritti e mille iniziative quotidiane e locali, continuare un lavoro capillare di dialogo con gay e lesbiche credenti scambiando conoscenze, esperienze, documentazioni, studi.
Il papa? È proprio una presenza insignificante e sarebbe un grave errore perdere tanto tempo a pensare al papa. Non è un riferimento e non più essere un impedimento. Prigioniero delle sue certezze… lasciamolo dire e piuttosto viviamo intensamente una fede centrata su Dio, Gesù di Nazareth, l’amore fraterno e sororale. Lo “strabismo vaticano” ha una cura: puntare sul Vangelo.
Smettiamola di aspettarci libertà da una struttura dittatoriale, che è il pezzo brutto e guasto della nostra chiesa».


Milioni di credenti si trovano di fronte a una “crisi di speranza”. Lo ha fatto notare, tra gli altri, il teologo Hans Küng.


«Condivido l’osservazione di Küng. L’istituzione ecclesiastica ha divorziato dal messaggio di Gesù. Il telogo cattolico Christian Duquoc scrive che “il sacro non è nulla se schiaccia l’uomo. Il sacro può essere assassino…” (Credo la Chiesa, p. 152, Queriniana).
La chiesa ufficiale ormai lavora per se stessa, per la sua sopravvivenza, per la sua “presenza” nel mondo… È malata di narcisismo ecclesiologico… Ma, se si cambia l’aria e si torna al nucleo del Vangelo, può rinascere la speranza e può riapparire il “Dio bello” di cui hanno sete tante persone. Dio è caldo e il freddo delle chiese-mausoleo non lo ha raffreddato. Per questo un buon “dimagrimento” delle chiese ci permette di eliminare il colesterolo dei dogmi, i grassi superflui delle retoriche catechistiche e di ritornare ai pascoli erbosi del Vangelo. Il mio cuore è pieno di speranza, una speranza fatta di impazienza ma anche capace dei piccoli e possibili passi quotidiani: veri, concreti, faticosi e gioiosi».


www.pasqualequaranta.org











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Giovedì 23/10/2003 da in , , , , ,

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