A TU PER TU CON LOREDANA






Andrea è visibilmente nervoso. Abituato com’è ad avere i suoi alunni pronti a pendere dalle sue labbra, non sa come affronterà i prossimi minuti a tu per tu con Loredana Bertè. Fabrizio è più sciolto, muove lo sguardo di qua e di là, osservando i dischi d’oro di Craig David e di Dolcenera appesi ai muri della sala d’attesa dove consumiamo i nostri ultimi minuti, prima di intervistarla. Io mi faccio un caffè dalla macchinetta.
Andrea ha 38 anni. Insegna in una scuola di design. Il primo album che comprò di Loredana fu Jazz nel 1983. Fabrizio ha 21 anni. Scoprì Loredana Bertè nel 1999 ascoltando Mi manchi (che è del ’93) su un cd masterizzato di un amico… Quando ho capito che sarei riuscito ad avere l’intervista, mi sono chiesto quali domande le avrei mai posto. L’unico mio cd di Loredana è una raccolta delle sue più grandi canzoni, le classiche, le solite, le celeberrime. Quelle che conosciamo tutti in questo paese di cantanti. No, io ero davvero il meno adatto ad intervistarla.
Andrea ci fa cenno di star zitti. Sentiamo le grida di Loredana arrivare dall’ufficio in cui è chiusa. Grida incazzata dura. È arrabbiata. Con chi? Fabrizio mette il cd di Loredana tra i denti in segno di terrore. Andrea sembra divertito. Un ragazzo che avevamo conosciuto poco prima che entrasse nell’ufficio dov’è ora Loredana, ne esce con l’espressione a pezzi, bianco in volto.







No, non avrei mai potuto toccare le corde giuste con lei. Un’intervista fatta da me sarebbe stato un fiasco totale. Loredana avrebbe gridato contro di me, o magari avrebbe risposto a monosillabi, tanto per farla, solo per promuovere il disco. Io poi avrei trascritto un’intervista asciutta. Bella schifezza per l’infinito popolo gaio che ama questa signora che qualcuno definisce rockstar, che ha l’età esatta di mio padre e che la metà dei miei amici ama alla follia, mentre l’altra metà ne conosce a memoria almeno 10 canzoni. Occorrevano due fan.
Il ragazzo appena uscito dall’ufficio ci racconta che Loredana si è incazzata proprio con lui. Si è alterata, quando il ragazzo le ha mostrato due libri scritti in passato su di lei. Fabrizio mi guarda terrorizzato.

Andrea quasi sghignazza, seduto su un orrendo divano di Cappellini giallo, di plastica dura. Io sorrido al ragazzo e cerco di consolarlo. In cuor mio ringrazio me stesso di aver scelto di farmi accompagnare da due fan di Loredana. Quello 40enne e quello 20enne. Quello che ha amato Loredana in diretta e quello che ne ha ripercorso a ritroso le tappe e i dischi. Loro due –dico tra me e me infilando un’altra cialda nella macchinetta del caffè – loro due sì che sapranno toccare le corde giuste.







Entriamo nell’ufficio e Loredana è in fondo ad una grande stanza che ha al centro un tavolo di quelli lunghi da sala riunioni. Lei è sulla finestra, sfumacchia. Ha una sciarpa rosa al collo. Una t-shirt arancio, i capelli a strisce bianconere sono fermati da un cerchietto su cui fioccheggia del pizzo nero. Minigonna jeans, stivaletti bassi, a punta. Gambe nude. Volto meravigliosamente intenso. Al dito anulare sinistro un anello di plastica lampeggiante, di quelli che vendono i cinesi. Ci ordina gentilmente di iniziare con le domande. Fabrizio e Andrea aspettano che io faccia il mio cappello introduttivo, prima di lasciar loro campo libero. Ci sediamo, ma lei resta alla finestra. ‘Signora –inizio- vorremmo farla intervistare da suoi fan appartenenti adue generazioni diverse. Abbiamo qui Andrea, un suo fan 40enne, e Fabrizio, un suo fan 20enne.’ Si volta, mi osserva stupita e fa ‘Potevi portare anche un 70enne’. Sprofondo sotto il tavolo, osservo una confezione aperta di cialdine al cioccolato, e dentro di me penso: questa sì che è una rockstar. Fabrizio, per fortuna, arriva a salvarmi.
Giuliano Federico







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Venerdì 31/10/2003 da in ,

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