Addio 2010: bilanci, propositi e confessioni

La fine di un’epoca?

di Lestat

Sarà davvero un capodanno speciale?Molta gente attribuisce più importanza al capodanno che non al Natale. In effetti, si tratta pur sempre di un nuovo inizio, anche se in maniera convenzionale, tanto per… insomma, anche se alla fine non cambia proprio una cippa lippa, no? E personalmente sono d’accordo.Con l’arrivo del 2011, poi, chiudiamo un intero decennio. E la suggestione aumenta. Dieci anni. Quante cose accadono in dieci anni?

Putin che diventa presidente della Federazione Russa, l’Europa che si espande sempre di più, la rivoluzione ucraina e il caso Yushenko, Giovanni Paolo II muore e Benedetto XVI prende il suo posto, muore Milosevic, le torri gemelle crollano miseramente, Sarkozy viene eletto presidente della Repubblica Francese, il quarto governo Berlusconi come sessantesimo governo della Repubblica, oddio oddio… quante storie!Ma quante ancora rimangono sconosciute, ignote? Sono le nostre storie, è anche il nostro personale decennio.

Il mio ha visto:

un progetto di matrimonio fallito miseramente e una caduta inesorabile dalla felicità più travolgente all’umore più nero – e poi la risalita. C’è sempre una risalita. E ancora: una presa di coscienza, il coming out, la laurea, due trasferimenti in due città diverse e quattro traslochi, tre contratti di lavoro, di cui l’ultimo (facendo corna) dura oramai da sette anni, portandomi in Cina, Hong Kong, Colombia, Stati Uniti d’America, Emirati Arabi Uniti, Sud Africa, Danimarca, Germania, Belgio, Irlanda… Una storia d’amore di cinque anni che mi ha segnato – succhiello e sgorbia al tempo stesso su una tavola di legno vergine divenuta icona.

Dieci priscivachetti (ma non uno all’anno, bensì tutti concentrati nell’ultimo della serie) e ancora una cascata di nomi, volti, emozioni di svariate intensità di suoni e colori. Un primo romanzo improbabile, un racconto degno di un concorso (finalmente!), una sceneggiatura e una raccolta di racconti e ancora una “storia sciocca” che… «bello, complimenti, m’è piaciuto più del primo». Niente di speciale, ma piccole soddisfazioni personali. Parliamo per l’appunto di “decenni personali”. La mia prima casa, un gioco che prende le sembianze di un progetto imprenditoriale. E poi un divorzio, un matrimonio, un altro matrimonio e ancora un terzo. Tre decessi, un tentato suicidio e cinque neonati più una sclerosi multipla.

E tante parole. Parole… Semplici parole che lasciano il segno, come la carezza più dolce o come un pugno in pieno volto:«Mi dispiace deluderti, ti sei fatto un’idea sbagliata», ma anche «Ho voglia di te», oppure parole di amici veri, come «A volte mi sembri, come direbbe Vittorini, un lago gonfio gonfio che non sa dove straripare. Ma se hai bisogno di parlare sappi che su me puoi traboccare», ma anche di avventure-meteore «In questa terra di agrumi almeno un limone lo volevo!», di conferme «E io di più», di rimprovero «Hai fallito anche in questo», di riconoscenza «Grazie per aver arricchito così la mia vita. Ti voglio bene» e «Giusto perché non vorrei che te ne dimenticassi, ricorda che ti voglio bene… Un bacio».

Un decennio tutto mio, molto diverso eppure (ci metto la mano sul fuoco) molto simile al vostro.La fine di un’epoca per alcuni. Il nulla per altri.

Pensieri Di Un Utopista Visionario, Ovvero Un Sognatore Ottimista (?)

diAristocle

Cari lettori – siate voi gay, etero, lesbo, trans, bisex, trisex, etc. -,

non sono qui stasera per comporre un’orazione altisonante o pomposa (lo so che l’aggettivo pomposo fa ridere, ma pazienza). Voglio scrivere di alcune speranze che mi impongo di non abbandonare mai, per vivere meglio io insieme agli altri. E magari adesso che sta per finire un altro anno, mi sembra giusto riproporle a me stesso e pure a voi, se vi va di leggere.

Innanzitutto, la speranza che nessuno di noi sia realmente solo. Lo so che questo si potrebbe discostare alquanto dalle nostre esperienze quotidiane, e tuttavia credo che sia solo questione di caso: forse chi è solo lo è per caso, e magari a dieci metri di distanza si trova quell’amico pronto a confortarlo. E qui la seconda speranza, che esista sempre qualcuno che ci voglia bene e che sia pronto a battersi per noi. Un amico, se preferite.

Dove lo trovo un amico? Bah, non lo so, né credo che si possa avere molti amici. Forse l’amico è un amante – anzi, di certo lo è – con la sola differenza che non condividete l’intimità. Bene: la mia speranza è che esista sempre una persona così. Il perché è riposto nella terza ed ultima delle mie visionarie utopie.

Credo che ogni uomo sia tenuto ad interessarsi del bene di tutti gli altri per il semplice fatto di condividere la differenza specifica del genere animale. Del resto, “l’uomo è per natura un animale che vive in branco, e per natura portato a vivere con gli altri”. Altro che “animale politico”… E allora spero che davvero la politica non c’entri nulla e che possiamo ritornare a vivere in branco, tutti insieme e tutti uguali.

Queste sono solo fantasie. Ma se ad ogni capodanno riesco a brindare col mio flûte è solo grazie alla speranza che tutte queste fantasie siano vere. Perciò, con massima apertura del mio cuore (non è solo l’ano che si può dilatare, sapete?), vi auguro una felice fine del 2010. E che il prossimo anno sia più bello, da vivere insieme e “in branco”.

Mio, vostro e di chiunque,

Aristocle.

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Ciao 2010

di Polinesia

A dire il vero a me il Capodanno non è mai piaciuto. Tutti ti augurano Buon Anno e io, restia, ringrazio, un augurio che ha il sapore del futuro incerto, un qualcosa che dovrà ancora venire e non sai come sarà. Il 31 dicembre l’ho sempre immaginato come la fine di una strada interrotta e per passare al primo gennaio bisognava fare un saltello. Un saltello pieno di aspettative? di speranze? Assolutamente. Passo dall’altra parte con la consdapevolezza di ciò che sto lasciando. Capodanno dovrebbe essere la festa per l’anno trascorso: ciò che ci ha lasciato di bello e costruttivo. Una concretezza di azioni, esperienze, fatti che ci hanno arricchito. Ma, si sa, noi esseri umani siamo sempre protesi verso il futuro perché non è ancora scritto, tutto può accadere e il saperlo rende più ottimisti il nostro percorso.

Non io. Io saluto questo 2010 che non è stato nè brutto nè particolarmente bello, ma che non mi ha creato grandi disagi. Lo ringrazio per avermi dato la possibilità di veder crescere la mia nipotina (acquisita) Ilaria che ogni giorno, con le sue scoperte e conquiste, ci regala momenti indimenticabili. Grazie 2010 per aver consolidato maggiormente il rapporto con i miei genitori, in particolare con mia mamma che, attraverso un dialogo ricco e trasparente, ci siamo ritrovate. E poi il 2010 ha segnato la mia liberazione dal passato: finalmente sono riuscita a slegarmi da un ricordo ed emozioni propri del passato. E adesso che non mi ha nemmeno fatto gli auguri per Natale perchè, a settembre, avevo deciso di non rivederla dopo cinque anni, non me ne frega niente!! Sono cresciuta. Nel 2010 mi sento più donna e meno bambina in balia degli eventi.

Grazie 2010 per avermi fatto scoprire Formentera, aveva ragione la mia compagna, è stupenda, mi sono fatta guidare tra colori spettacolari e una natura ancora selvaggia. Grazie per avermi fatto scoprire passioni nascoste come scrivere. Grazie per il piccolo Merlino che ha allargato la nostra famiglia. Grazie per la forza e la consapevolezza che hai dato alla mia coppia, nonostante le difficoltà quotidiane. Grazie per aver fatto ritrovare la serenità a mia sorella. Questo è stato come ti ho vissuto personalmente.

Ti saluto 2010, un anno quasi a tutto tondo, in questo momento starai preparando le valigie, starai portando via scatoloni dalla Casa dell’Anno, sei pronto per il meritato riposo cedendo il posto al tuo successore, il 2011, ricordandoti com’è stato metterci piede 365 giorni fa. Ti ricordi com’eri impaurito da tutte le previsioni? Dagli oroscopi? Dagli analisti del marcato economico? Ma poi ti sei messo al lavoro e non ti sei più fermato sapendo bene che la Storia la fa, in gran parte, l’uomo.

Ah, mi dimenticavo, grazie per l’anno dei record della mia Inter!!

Buon Riposo, 2010,un abbraccio,

Marta

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Venerdì 31/12/2010 da

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