“Aiuti solo agli sposi che procreano”: per l’Italia la famiglia gay non esiste

Si è aperta oggi a Milano la Conferenza Nazione sulla Famiglia: un forum che dovrebbe essere lo specchio della situazione genitoriale di oggi, nel nostro paese. A che punto siamo con la famiglia in Italia?Storia e futuro di tutti” è il sottotitolo della manifestazione: di tutti, tranne che degli omosessuali e di tutte quelle coppie (eterosessuali e non) che sono ricorse a metodi “inconsueti” per “comprare” un bambino.

Sono queste le parole di Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che dal pulpito della Conferenza tende a sottolineare ancora una volta da che parte sta l’Italia, così dicendo: “La legge 40 viene contestata da chi in nome del desiderio di genitorialità ritiene lecito e possibile ricorrere all’acquisto dei fattori della riproduzione procurandosi sul mercato materiale genetico in vendita e trovando terze persone che si prestano o a dare l’utero in affitto o donatori che possano dar vita all’embrione” dice Giovanardi.

Scienza e biotecnologie” aggiunge “possono togliere ai figli il diritto di nascere all’interno di una comunità d’amore con identità certa paterna e materna“. Lo definisce addirittura “far west“: “La rottura della diga costituita dalla legge 40 aprirebbe la porta a inquietanti scenari, tornando a un vero e proprio Far West della provetta“.

Padre e madre. Uomo e donna. Questa per l’Italia è la famiglia nell’anno 2010. Immediata la reazione di Emma Bonino dei Radicali, che contrattacca: “Sulla famiglia l’Italia non è più un paese europeo, vive in un limbo oscurantista. In Italia ci sono diversi tipi di famiglie e non solo quella tradizionale che peraltro non vogliamo intaccare” e continua dicendo “L’Italia è ormai un paese che non è più europeo, fa riferimento solo al Vaticano. Stiamo vivendo in un limbo oscurantista: lo dimostrano vizi privati e pubblico proibizionismo. Questo è intollerabile“.

Come intollerabile è la posizione di un altro ministro del Welfare Maurizio Sacconi, che così si è espresso durante il suo intervento: “Senza nulla togliere al rispetto che meritano tutte le relazioni affettive che però riguardano una dimensione privatistica, le politiche pubbliche che si realizzano con benefici fiscali sono
tarate sulla famiglia naturale fondata sul matrimonio e orientata alla
procreazione. Su questi punti ho avvertito con l’assemblea futurista e il presidente Fini una differenza di opinioni
“.

Poco dopo arriva la precisazione: “Ho citato gli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione” dichiara il ministro “Le politiche pubbliche si occupano della famiglia naturale basata sul
matrimonio e della natalità più in generale, anche di quella fuori dal
matrimonio
“. “Non sono un nazista, aiuti ovviamente anche alle coppie di fatto” ha aggiunto, per poi specificare la sua dichiarazione precedente: “Ho fatto la distinzione tra una dimensione pubblicistica e una privatistica per quanto riguarda
altre relazioni affettive che devono avere rispetto in una dimensione
privatistica.

Un esempio classico è quello della pensione di
reversibilità: si dà al sopravissuto di una relazione omosessuale? Le
politiche pubbliche si occupano della famiglia, quindi gli omosessuali
non hanno pensione di reversibilità“.

Replica dura dal PD con il senatore Ignazio Marino: “Giovanardi si
preoccupa delle famiglie in modo davvero inusuale, affermando che debba
esserci una identità certa, paterna e materna, traccia di fatto una
differenza tra famiglie buone e cattive, tra “pure” e meno pure.
L’intento discriminatorio e al limite del razzismo
“. Fabio Evangelisti, vicepresidente dell’Italia dei Valori alla Camera, lo definisce “il manifesto della razza“.

Nessun invito formale da parte di Eugenia Roccella, sottosegretario alla Salute, per le famiglie arcobaleno, se non quello lanciato dai microfoni del salotto politico di Klaus Davi: “Ai nostri eventi sono benvenute le persone omosessuali e i trans. Questo lo dissi ai tempi del Family Day e lo ribadisco ora: anche lunedì saranno i benvenuti. Anche loro sono figli di un uomo e di una donna. Credo che sia nostro dovere costruire una società in cui i bambini abbiano il diritto di avere una madre e un padre, una situazione il più possibile stabile“. Non “famiglie gay” ma “persone gay“.

Questo appello ha scatenato il risentimento dell’onorevole Paola Concia che ha scelto, sebbene invitata alla manifestazione, di non prendervi parte: “Il tardivo invito che la sottosegrateria Roccella mi ha fatto pervenire affinché io partecipi alla Conferenza nazionale della Famiglia assomiglia tanto a una furbata e a un penoso tentativo del governo di sminuire la portata discriminatoria delle affermazioni rese dal presidente del Consiglio solo pochi giorni fa. Se davvero avesse tenuto alla mia presenza avrebbe potuto invitarmi tra i relatori, così che io potessi dare il mio contributo alla discussione, presentando il punto di vista di quei modelli familiari diversi dalla famiglia tradizionale che, lo voglio ricordare, non sono certo un’invenzione degli omosessuali, ma un fatto di realtà in Italia, in Europa e altrove“.

In un’Italia dove il Presidente del Consiglio ci consiglia di guardare le “belle ragazze”, ultima in materia di diritti dell’uomo (e non solo LGBT) è il caso di sottilizzare sull’invito e declinare, piuttosto che esserci, a dispetto di tutto e far sentire comunque la propria voce?

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