Al cinema “Plan B”: il lato gay del triangolo

Presentato in questi giorni al Festival internazionale del film di Roma, il film “Plan B“, dell’esordiente argentino Marco Berger non ha convinto fino in fondo. O meglio: ha lasciato il pubblico un po’ perplesso, diviso tra l’originalità della tematica, la banalità delle scelte registiche, la naturalezza degli attori e l’evidente limitatezza del budget. Un risultato che resta comunque in equilibrio nell’economia di un buon primo film.

La storia si apre con la rottura tra Bruno (Manuel Vignau) e la sua ragazza; il fidanzato respinto medita vendetta e quando scopre che Pablo (Lucas Ferraro), il nuovo ragazzo della su ex, ha avuto in passato un’esperienza gay, decide di mettere in atto il “piano B” per far scoppiare la novella coppia. Ma, come tutti gli spettatori al di sopra dei cinque anni capiscono dopo trenta secondi, il “Plan B” avrà risvolti inaspettati per entrambi, e tra i due litiganti…

Plan B

Il film offre senza dubbio una visione fresca e uno spunto originale: non è il classico “film omosessuale” con implicazioni introspettive o intenti sociali né il tritissimo “triangolo” lui-lei-l’altro. E’ una rivisitazione della dinamica del ménage a trois che si presenta come inedita, anche se la sorpresa finale è un po’ rovinata in corso d’opera.

Ma la freschezza degli attori esordienti e la leggerezza della trama rendono il percorso fino ai titoli di coda (e al colpo di scena “annunciato”) una strada piacevole, anche se priva di grandi sorprese.

Plan B

Martedì 20/10/2009 da Francesca.Tognetti in

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