Alberto Perego: chi è il “coinquilino” di Roberto Formigoni con lo yacht e la villa in Sardegna

Alberto Perego: chi è il “coinquilino” di Roberto Formigoni con lo yacht e la villa in Sardegna

I rapporti tra Roberto Formigoni, Pierangelo Daccò e Alberto Perego
Roberto Formigoni è governatore della Regione Lombardia da quasi 20 anni. Pierangelo Daccò è un imprenditore nel settore della sanità che pare ricevesse il 25% dalle aziende sanitarie per "sbloccare" pratiche e pagamenti in Regione: è colui che ha pagato vacanze, yacht e quant'altro nell'inchiesta che ha coinvolto il governatore.
Alberto Perego è di volta in volta "coinquilino" o "amico" di Formigoni, immancabile nelle vacanze di gruppo, ciellino e titolare al 50% di un’azienda, la Soges, connessa con la Regione e che ha ricevuto il 18 gennaio scorso un piccolo appalto da 26.000 euro in 4 anni.
La casa da 3 milioni di euro in Sardegna
Racconta il Corriere:
Il presidente della Regione Lombardia, che dichiara redditi per poco meno di 100.000 euro netti l'anno, nella primavera 2011 abbia dato 1 milione e 100.000 euro – cioè l'equivalente di 11 anni di entrate interamente risparmiate senza spendere neppure un centesimo per mangiare o vestirsi o pagare le bollette – al suo amico e convivente (nella comunità ciellina dei Memores Domini) Alberto Perego. Il quale, dopo una settimana, li ha usati per unirli a un mutuo da 1,5 milioni e rimpolpare così il gruzzolo con cui al rogito di fine ottobre 2011 è diventato il solo acquirente formale – per un prezzo pattuito in 3 milioni di euro ma sulla cui congruità sono in corso accertamenti – di una lussuosa villa in Sardegna da 13 vani, vendutagli da una società dietro la quale c'era, guarda caso, Pierangelo Daccò. Daccò è proprio il mediatore arrestato appena 7 giorni dopo quel rogito.
I "coinquilini" di Comunione e Liberazione: i Memores Domini
Alberto Perego e Roberto Formigoni vivono insieme da 20 anni in una casa milanese insieme a 5-6 memores Domini. Per la cronaca, l'immobile è di Ligresti. Chi sono i Memores Domini? Membri laici di Cl, riconosciuti dal Vaticano che vivono in castità ed obbedienza. Si alzano la mattina presto per pregare, fanno i piatti a turno e poi ognuno si dedica al suo lavoro.
Racconta un ex membro Bruno Vergani parlando al Corriere della Sera dei rapporti tra Perego e Formigoni:
"I memores sono come un corpo solo, in cui io sono la mano destra e tu quella sinistra; tu il piede e io la testa, ma apparteniamo allo stesso organismo. Quindi l’identità è totale".
Il rapporto di Formigoni e Perego
Sempre dall'intervista del Corriere a Vergani:
Che rapporto c’era tra Perego e Formigoni?
«La loro amicizia crebbe nel tempo. Perego, che all’epoca era ragioniere e non ancora commercialista, lavorava in una società, la Interfield, in cui poi è entrato anche l’avvocato Sciumé (la Interfield ancora oggi è una società che vanta nel suo sito, tra i clienti, la Compagnia delle Opere e che reca come partner lo Studio Sciumé e associati, ndr). Nel tempo il rapporto tra Formigoni e Perego è diventato molto forte e l’inchiesta lo sta dimostrando».
Come ricorda Perego?
«Il classico ragioniere brianzolo; bravo,ma di basso profilo spirituale ».
Era il braccio destro di Formigoni?
«Sì. Perego era il suo contabile, quello che gli teneva i conti».
È possibile che Formigoni, data l’amicizia, abbia intestato a lui beni o attività?
«Sì, può essere benissimo, perché (tra i memores Domini, ndr), si era una cosa sola, all’interno».
Fatto sta che nelle vacanze a spese di Daccò Perego non mancava mai, nemmeno nel famoso Capodanno 2010/2011 a Sain Martin, con volo privato da 100 mila euro. L'ex comandante dello yacht Ad Maiora ha anche confermato: "l'imbarcazione Ad Maiora veniva abitualmente utilizzata dal signor Perego e dal signor Formigoni. Entrambi disponevano, in forma autonoma dell'impiego della barca. Nei miei cinque anni di servizio le tre imbarcazioni (prima di Ad Maiora, c'erano la Cinghingaia e la Ojala, ndr) sono state utilizzate per circa l'80% delle volte da Perego e Formigoni".
E oltre all'Ad Maiora spunta anche l'Ojala, altro yacht dato nel 2007 da Daccò a Formigoni e Perego in affitto gratuito ed esclusivo. E' quindi come se Daccò avesse elargito a Formigoni144 mila euro per quattro mesi. Scrive il Corriere: "Talmente gratuito ed esclusivo che, essendo la barca totalmente a disposizione di Formigoni e del suo amico Perego senza la presenza a bordo del proprietario Daccò, la società austriaca di Daccò che possedeva la nave si preoccupò di fabbricare apparenti contratti di noleggio da parte di Perego: cioè documentazione che, in caso di controlli in mare, potesse giustificare Formigoni e Perego sulla barca e non li facesse passare per dei «pirati» che l'avevano rubata".
Alla fine quindi, chi è Alberto Perego?
Come acutamente osserva Luca Sappino su L'Espresso, resta appunto il "coinquilino" o al massimo "il caro amico" di Formigoni.
Se fossero stati un uomo e una donna, non avremmo avuto dubbi, avremmo insinuato più forte il pettegolezzo e non l’avremmo lasciato solo a qualche commento sarcastico sui social network, avremmo riempito orribilmente i pezzi e le prime pagine di domande retoriche e ammiccanti del tipo «chi sarà la bella bionda?», «quattro mesi in mezzo al mare: una fuga d’amore?».
E invece no. Lo pensiamo, sicuramente, ma non lo scriviamo. Perché illazioni del genere ci sentiamo legittimati a farle («Formigoni fa un po’ il Papi» titolò Novella) solo quando la nostra attenzione di guardoni non si scontra con l’enorme pregiudizio omofobo della nostra cultura. I gay non esistono e se pure dovessero esistere parlarne non sta bene. Perché se insinui che uno c’ha l’amante, che quella che vorrebbe spacciarci come sua amica è chiaramente la morosa, pure se non è vero, l’interessato non se la prende troppo, anzi forse rimane compiaciuto. Ma se invece insinui l’omosessualità, apriti cielo, querela sicura.

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