Alessandro Rimassa: “C’è ancora chi pensa che i gay si vestano bene” – INTERVISTA

Alessandro Rimassa Alessio Poeta

(di Alessio Poeta)
C’è da fare una premessa. Non ho scelto d’intervistare Alessandro Rimassa solamente perché “bono”. Anzi. Ho scelto d’intervistarlo perché è uno di quei personaggi che tutti dovrebbero conoscere. E per restare al passo con i tempi, che tutti dovrebbero seguire sui vari social.

Alessandro, classe 1975, è il Direttore della Scuola di Management e Comunicazione di IED. Come se non bastasse, è anche un conduttore televisivo, un giornalista professionista e, dopo aver scritto il bestseller Generazione 1000 euro, è tornato in libreria con un nuovo libro dal provocatorio titolo: E’ facile cambiare l’Italia se sai come farlo. Che poi, a dirla tutta, chiamarlo libro potrebbe anche risultare riduttivo. Alessandro ha pubblicato una guida di 142 pagine che tende a fornire innumerevoli spunti per chi guida questo Paese. Ma è anche un libro per cittadini attivi che vogliono agire in prima persona nel cambiamento del sistema sociale in cui viviamo.

Per non farsi mancare niente, Rimassa ha anche annunciato sul suo profilo Twitter @Rimassasonoio, di voler scendere in politica alle prossime elezioni con il partito Italia Unica. E allora ne abbiamo approfittato per parlare con lui di attualità, di politica, di rottamazione, delle reali possibilità per il movimento gay e di quella generazione da mille euro che è stata tradotta in sette lingue e che è diventata anche un film.

Sono passati otto anni dalla pubblicazione del romanzo “Generazione 1000 euro”. E’ cambiato qualcosa nel frattempo?

Rimassa

È cambiato tutto. Mille euro nel 2005 facevano paura. Erano pochissimi, mentre oggi sono diventati una speranza. Un traguardo. Si è passati dal non voler farsi assorbire della generazione 1.000 euro, all’augurarsi di esserne parte. E’ pur vero che è in corso una gigantesca rivoluzione industriale e culturale. Il movimento degli innovatori sta crescendo ovunque. Le startup rappresentano allo stesso tempo una possibilità concreta di creare lavoro e realizzare i propri sogni. Io tendo a narrare un’Italia che si muove, che è proattiva nella fase di cambiamento che stiamo passando. Le difficoltà esistono, ma trasformarle in alibi è il peggior modo per affrontarle.

Gli 80 euro di Renzi possono essere la soluzione per uscire dalla crisi?

No, ma non lo pensa nemmeno Renzi. Gli 80 euro sono una mensilità in più nelle tasche della generazione 1000 euro. Sono parte di un progetto narrativo: lo dico da scrittore, il Paese si cambia anche col racconto, sostituendo parole come paura, crisi e disoccupazione con speranza, futuro, ricostruzione. Non significa negare le difficoltà, quelle ci sono così come ci sono dei piccoli segni di inversione di marcia. Dobbiamo scegliere da che parte stare. Vogliamo tirare in porta? O preferiamo continuare a non sfiorare nemmeno il pallone? Io, nel dubbio, calcio.

E’ appena uscito il tuo nuovo libro, dal titolo: “E’ facile cambiare l’Italia se sai come farlo”. A chi è consigliata la lettura? ad un politico o ad un cittadino qualunque?

facile cambiare

Il libro è stato scritto per i cittadini attivi, per tutti coloro che credono in questo Paese e per tutti coloro che vogliono cambiarlo, senza aspettare che ci sia qualcuno che lo faccia per loro, ma agendo in prima persona e cominciando dalle piccole cose. Se poi anche i politici capissero che servono metodi comuni a tutti e che su questi si deve sviluppare una battaglia delle idee, sarebbe un bell’aiuto in più. Ma l’Italia la cambiamo lo stesso, insieme.

Tra i vari metodi che suggerisci c’è quello di liberare l’energia dei giovani mettendoli al centro del sistema. Come glielo spieghiamo alla nostra classe dirigente?

Cacciandola. Non serve chiedere permesso, serve prendersi spazio. Agendo, unendosi, collaborando, condividendo risorse ed energie. Ma attenzione, i ventenni lo sanno, i trenta-quarantenni molto meno: non si cacciano via i vecchi per imitarne poi i comportamenti, li si deve mandare via per cambiare davvero. Ho l’impressione che alla mia generazione il concetto non sia esattamente chiaro.

Grillo, con il suo movimento, ha provato a mandarli tutti a casa. Tu in che modo ti comporteresti?
Il Movimento 5 Stelle rappresenterebbe una straordinaria opportunità di cambiamento, ma sbaglia almeno in due punti chiave. Primo: non realizza la vera partecipazione attiva dei cittadini, teorizza cioè la progettazione partecipata e la co-creazione ma poi le usa solo a parole, alla fine è un partito con un capo. Secondo, non seleziona la classe dirigente: va bene mandare via i “professionisti” della politica, cosa che tra l’altro aveva detto anche Berlusconi vent’anni fa. Non possiamo pensare che tutti siano indistintamente in grado di fare politica improvvisandosi interpreti di ruoli chiave senza cultura e competenze.

E’ vero che stai progettando un tuo ingresso in politica?

Rimassa 5

Faccio politica da tanto, è stato ed è un esercizio intellettuale importante. Ora, spinto da diversi amici, ho scelto di metterci la faccia ed essere tra i primi cento sostenitori di Italia Unica, il movimento politico voluto da Corrado Passera. sabato 14 giugno presenteremo il programma nato da un anno di viaggio per l’Italia, ora inizia la fase costituente per arrivare alle prossime elezioni politiche.

Quale sarebbe la prima promessa che faresti in campagna elettorale?

Credo manchi abbastanza alla prossima campagna elettorale.

E credo molto poco alle promesse del singolo, quando deve essere un intero schieramento che si fa carico di poche chiare promesse. E che deve rispettarle, tutte.

Il cuore di Rimassa batte a Destra o a Sinistra?

Meno Stato, molto meno Stato, dappertutto. Burocrazia zero. Riduzione delle tasse e del carico fiscale sul lavoro. Grandi e vere liberalizzazioni, cancellazione di tutte le caste. Diritti veri e uguali per tutti. Politiche sociali che garantiscano i deboli. Capacità di attrazione di cervelli e capitali stranieri. Ricambio generazionale. E poi trasparenza, merito e innovazione spintissima.
Queste sono le mie idee. Sono di destra o di sinistra? Non me ne frega nulla, sono categorie e modi di pensare superati, dobbiamo far ripartire questa Italia e ridare forza e futuro agli italiani, favorendo il passaggio della nostra società, come spiego nel libro, da una money-centered-economy a una human-centered-society.

E’ partita l’Onda Pride in giro per l’Italia. I gay possono essere una risorsa o dobbiamo considerarli ancora come una minaccia?

I gay sono persone. Alcune sono di certo una risorsa, altre una minaccia, che differenza c’è con gli etero? Vorrei contribuire a far superare a questo Paese questa abominevole differenziazione basata sull’orientamento sessuale. C’è ancora chi pensa che i gay si vestano bene. Ecco, andate in una discoteca gay e scoprirete che la maggior parte di uomini si veste in maniera orripilante! Lo dico per ridere, ma spero sia chiaro il messaggio: per chi provi affetto e con chi vai a letto non fa di te una persona migliore o peggiore, tutto qui.

Qual è l’ostacolo per il riconoscimento dei diritti civili in Italia?

Rimassa 2

La stupidità dei politici, una sciocca paura del nulla. Quando chi siede in Parlamento smetterà di essere stupido, avremo quantomeno una legge sulle unioni civili. Purtroppo sarà sempre troppo tardi per definirci davvero un Paese civile, perché su questi temi siamo fuori tempo massimo.

Che visione hai della comunità LGBTQI da qui, ai prossimi dieci anni?

Ci sono battaglie importantissime davanti, credo che ormai sia chiaro a tutti che uniti si può vincere. È dura, durissima, ma si possono vincere tante battaglie. Disuniti si perde sicuramente anche la più piccola.

Sei il direttore della scuola di comunicazione e management IED. Quali sono i primi consigli che dai ai nuovi iscritti?

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Abbiate fame. E se non ce l’avete, fatevela venire. Con fame intendo curiosità, voglia di apprendere, predisposizione a sfruttare tutte le possibilità che la scuola offre, desiderio di imparare cose nuove ogni istante. Noi italiani abbiamo troppa poca fame, per questo non abbiamo ancora scosso per davvero questo Paese.
Per concludere. I giovani devono trasferirsi all’estero o devono restare in Italia nella speranza di un cambiamento?

Chi vuole andare, vada. Chi vuole restare, resti. Sono sempre contento quando un giovane va all’estero, se è ciò che desidera realmente. L’Italia vincerà la sfida con se stessa e con il futuro quando, per ogni italiano che parte, ci sarà uno straniero che arriva. Questa si chiama circolazione dei cervelli. Dobbiamo diventare un Paese attrattivo, capace di innovarsi nella formazione e rendere facile il fare impresa. Non ripartiremo mai se baderemo a trattenere i nostri cervelli. Svolteremo nel momento in cui ci saranno giovani, da tutto il mondo, che sceglieranno l’Italia per costruire qui il proprio futuro.


Alessio Poeta

Giovedì 12/06/2014 da alicema in ,

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