Intervista ad Ambra Angiolini, icona del nostro cinema (e dei nostri cuori)

Ambra Natale

di Alessio Poeta
La sua missione è far sognare la gente, e Ambra Angiolini ci riesce benissimo. Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando nell’ormai lontano 2007 affermò, in un’intervista barbarica, di non essere così sicura di voler fare l’attrice. E pensare che a fine 2014 Ambra risulta essere l’attrice italiana che ha lavorato di più negli ultimi anni. Sedici film, tre cortometraggi, dodici riconoscimenti e tre spettacoli teatrali. Mica male per una che non era “così sicura”.

Ambra non è una che si tira indietro, soprattutto quando si parla di lavoro. Quando la chiamo al cellulare per chiederle un’intervista, lei non rimanda e con l’umiltà che la contraddistingue da sempre mi dice: “Ok. Puoi ora?” A dir la verità le avrei proposto un quarto d’ora dopo ma, essendo stata così gentile, non me la sentivo di passare per sgarbato. Ambra è in auto. E’ in viaggio da Brescia verso Torino. Sta andando a presentare la sua ultima “fortunata” fatica cinematografica: Un Natale Stupefacente. Nella nostra conversazione si parla di tutto: di cinema, di teatro, di qualche film di troppo, di cosa farà a Capodanno ma anche di un passato che in molti, ancora oggi, non conoscono.

Hai condotto due Gay Pride e hai preso parte al World Pride del 2000. A quattordici anni di distanza credi che sia ancora utile marciare sulle note di I Will Survive?

Se la prendiamo come una giornata per stare bene insieme, la mia risposta è sì. Se la mettiamo sul sociale mi verrebbe da dire di no. Il mio no non è per la marcia, quanto perché c’è ancora gente che guarda il Pride con occhi sbagliati.

Indipendentemente dalla classe politica, vedi un cambiamento in termine di tolleranza, da parte della gente comune, nei confronti del mondo LGBT?

No. E questa cosa non mi fa stare bene. Ci sono troppi occhi sbagliati in giro. Troppi. Ognuno ha una percezione così diversa.

Angiolini

E come pensi che si possa plasmare l’opinione pubblica?

Non saprei. Bisognerebbe iniziare col prendersi delle responsabilità. Da tutte e due le parti però. Io che ho partecipato negli anni al Pride, ho visto gente che esagera. Ma è un’esagerazione che va aldilà della sessualità. C’erano e ci sono persone esibizioniste. Ma l’esibizionismo e l’eccesso esiste sia nel mondo gay che nel mondo etero. Dall’altra parte bisognerebbe smetterla d’interessarsi solo a quello. Di mandare in onda solo l’eccesso. Esiste un mondo omosessuale fatto d’amore. Di storie vere. Di gente che lavora e che lotta per arrivare a fine mese. Storie di vite quotidiane, anche noiose, sarebbero la miglior bandiera per combattere l’ignoranza e il pregiudizio.

Che ricordo hai della tua esperienza come volontaria presso il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli?

E’ stata un’esperienza magnifica. Erano anni difficili. Anni nei quali, in mancanza di tutta una serie di cose che credevo importantissime, ho riscoperto il valore dell’amicizia e l’altruismo. Il sostenersi tutti insieme. Mi ricordo quasi solo ed esclusivamente quello che ho ricevuto, più di che quello che posso aver dato io. Ho conosciuto persone fantastiche.

Persone che nonostante avessero bisogno d’aiuto, pensavano prima agli altri e poi a loro. Persone che passavano la vigilia di Natale in ospedale con malati terminali di AIDS, piuttosto che con la propria famiglia. Ho conosciuto storie tremende di ragazzi cacciati di casa solo perché omosessuali. E’ un peccato che non si sappiano certe cose. E non parlo di me, ma di quello che fa quotidianamente il Mario Mieli.

Ti sei mai trovata a parlare di omosessualità con i tuoi figli?

Non proprio. I miei figli vivono la quotidianità. Vivono una vita reale e non hanno mai avuto bisogno di conferme. Solo una volta Leonardo, il più piccolo dei due, mi ha chiesto se un mio amico fosse proprio convinto di voler stare con un ragazzo. Gli risposi di si, e finì subito il suo interrogativo.

Nel 2007, a ridosso dell’uscita di Saturno Contro, hai dichiarato di non essere così sicura di voler fare l’attrice. A fine 2014 sei arrivata a girare sedici film. Come la mettiamo?

Io non sono mai sicura in generale. Non lo ero neanche per la televisione.

Ora però sarai convinta. O ancora no?

(ride, ndr). Io si, bisogna vedere se sono convinti gli altri.
C’è qualche film che vorresti eliminare dal tuo curriculum?

Ambra Angiolini

Partendo dal più brutto di tutti che è Favola, fino al Natale Stupefacente di Volfango, io non cancellerei nulla. Io mi diverto a vedere il mio percorso. La trasformazione. E poi è pure giusto ogni tanto cadere in qualche buca. Se una fa sempre e solo cose giuste, poi non te ne accorgi neanche più di quando le fa.

Nel tuo ultimo film, Natale Stupefacente, sei Genny. Una ragazza che gioca d’astuzia per conquistare Oscar (Greg). Nella vita di tutti i giorni consigli di giocare a carte scoperte o di usare tattiche ben precise?

Ma Genny è una donna buffa, prima ancora che tutto il resto. Usa tattiche consapevole del fatto che esistono ancora uomini che ci cascano. Nella vita reale mi auguro che non servano mezzucci, se non durante le feste per mascherare quella finta felicità di vedere qualche parente alla lontana.

“La Angiolini” dove trova la sua “dimensione”: al cinema o al teatro?

E’ come se mi stessi chiedendo di scegliere tra Leonardo o Jolanda (i figli, ndr). Cerco sempre il modo per non trascurare nessuno dei due. Il teatro forse, rispetto al cinema, mi da più possibilità in termini di cambiamento.

Mentre “Ambra” dove trova la sua “dimensione”: a Roma o a Sant’Eufemia?

Due pezzi di vita. Quella di prima a Roma e quella di oggi a Brescia. Per non fare un torto a nessuno dei due io scelgo il treno. Il mezzo che mi fa arrivare da tutti e due.
Cosa farai a Capodanno?

Ambra Natale

Oh mamma. Auguro a me, ai miei figli, a mia madre e a mio padre di passare una bella serata in una balera romana. Per assecondare i miei, ogni tanto mi lascio andare in qualche ballo d’altri tempi e giuro che mi diverto un sacco. E poi soprattutto almeno passa senza stare a guardare l’orologio.

Alessio Poeta

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Lunedì 29/12/2014 da alicema

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