Anderson Cooper: “Sono gay e fare coming out ora è necessario, più del diritto alla privacy”

Anderson Cooper: “Sono gay e fare coming out ora è necessario, più del diritto alla privacy”

Recentemente una copertina di Entertainment Weekly dedicata alle nuova modalità di coming out ad Hollywwod ha riportato in auge il tema: sostanzialmente il punto analizzato dal giornalista Mark Harris è che un tempo l'essere gay e dichiararlo ufficialmente era la cosiddetta "big news".
Un esempio su tutti, la cover story di Time per Ellen DeGeneres. Oggi è tutto molto più casuale e di basso profilo. Un altro esempio su tutti Jim Parsons, attore di The Big Bans Theory la cui omosessualità era ben nota a tutti (aveva ringraziato il compagno accettando un Emmy…) ma mai esplicitamente dichiarata: Parsons ha fatto indirettamente coming out in maniera ufficiale tra le righe di un articolo del New York Times. E la prima reazione alla notizia infatti era stata: ma non lo sapevamo già che Jim Parsons era gay?
Idem per Anderson Cooper, uno dei giornalisti più famosi d'America, reporter della CNN, da anni nella top 10 dei gay più influenti al mondo stilata dal mensile Out e da anni al centro di polemiche proprio per il fatto di non essersi mai dichiarato ufficialmente.
Oggi, con una lettera ad Andrew Sullivan del Daily Beast, Anderson Cooper lo dice chiaramente:
The fact is, I'm gay, always have been, always will be, and I couldn’t be any more happy, comfortable with myself, and proud.
Il fatto è che sono gay, lo sono sempre stato e sempre lo sarò. E non potrei essere più felice, a mio agio ed orgoglioso di me stesso.
La sua lettera merita di essere letta perché, anche alla luce del recente e appunto "casuale" coming out del giornalista di Rai News Alessandro Baracchini, pone molti interrogativi sul concetto di diritto alla vita privata per i personaggi pubblici omosessuali: nel fare o meno coming out è più forte il dovere nei confronti di chi ogni giorno deve fronteggiare bullismo e discriminazione o il diritto a tenere la propria vita personale distinta da quella pubblica?
Eccone alcuni estratti:
Ho iniziato come reporter di guerra 20 anni fa e mi sono spesso trovato in situazioni pericolose. Per la mia sicurezza e per quella di chi lavorava con me, ho preferito raccontare le storie degli altri piuttosto che la mia. Spesso facendo delle interviste mi è capitato di notare che meno l'intervistato conosce di me, meglio riesco a fare il mio lavoro di giornalista.
Ho sempre pensato che le preferenze politiche, la religione, le persone che ama un giornalista non sono qualcosa da dover discutere in pubblico. Finchè si compie il proprio lavoro con onestà, la vita privata non conta. Ho improntato la mia carriera all'insegna di questi principi, anche quando mi è stato esplicitamente chiesto della "questione gay". Anche nel mio libro non ho parlato di me stesso e del mio orientamento sessuale perché il mio libro parlava di guerra, disastri, perdite e sopravvissuti. Non mi sembrava che l'essere gay o meno ne facesse parte.
Ultimamente però ho cominciato ad avere l'impressione che il fatto di voler mantenere la privacy su alcuni aspetti della mia vita non fosse legato ad un principio professionale. Ho forse dato l'impressione invece di voler nascondermi, che il mio orientamento sessuale fosse in qualche modo qualcosa di cui vergognarsi e di cui aver paura.

E non è assolutamente vero.

E recentemente mi è anche stato ricordato che mentre la società si muove a grandi passi verso una completa inclusione di tutti, questi cambiamenti avvengono solo se le persone si rendono perfettamente visibili. E nonostante ciò troppe sono ancora le vittime di bullismo, così come troppa la violenza nei confronti di tante persone colpevoli solo di essere gay, e mi sembra chiaro che è necessaria una presa di posizione.
Il fatto è che sono gay, lo sono sempre stato e sempre lo sarò. E non potrei essere più felice, a mio agio ed orgoglioso di me stesso.
E sono sempre stato chiaro su questo con amici, famiglia e colleghi. In un mondo perfetto questi sarebbero solo affari miei, ma credo che sia importante ora alzarsi in piedi e contarsi. Non sono un attivista, ma sono un essere umano e non voglio rinnegarlo solo perchè sono anche un giornalista.
(…)
Io amo e sono amato.
E credo che la possibilità di amare un altro essere umano sia il dono più grande di Dio, e lo ringrazio ogni giorno per avermi dato la possibilità di condividere amore con gli altri essere umani nella mia vita. Apprezzo il fatto che tu mi abbia chiesto di prendere posizione e spero tu lo voglia condividere con i tuoi lettori. Mi considero comunque una persona riservata e spero che questa mia dichiarazione non metta fine alla mia privacy. Ma penso che la visibilità è importante, più che preservare la mia privacy.

Giovedì 05/07/2012 da in

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