Andrea Baglio, l’attore e youtuber nel corto sull’omofobia La Prova: INTERVISTA

La Prova Andrea Baglio

Si intitola La Prova. E’ il corto, surreale, ipnotico, toccante, a tema omofobia che il bravo attore e youtuber Andrea Baglio- già voce e volto dei commenti omofobi degli italiani che non sanno di essere omofobi- ha pubblicato oggi sul suo canale YouTube.

Abbiamo incontrato Andrea per farci raccontare un po’ di questo suo progetto.

Certo che lo spunto è tosto: la violenza sessuale sull’uomo. Un uomo che non accetta le avances di una donna è “per forza” gay, e la cosa è vista con spavento, riprovazione nel suo ambiente. Come ti è venuta questa idea?

Ho sempre avuto particolare interesse per tematiche impegnate, sia nel mio mestiere d’attore che nell’ideazione dei miei video. Lo scorso Aprile, casualmente, ho visto una puntata di Masterpiece (programma Rai), in cui partecipava Lorenzo Vargas, un giovane e tenace scrittore.
Mi ha colpito la sua personalità, la sua non-banalità per così dire … ho intuito che il suo modo di scrivere poteva e doveva essere raccontato per immagini.
Così, l’ho contattato. Con sorpresa si è dimostrato disponibile e insieme abbiamo scelto, tra i suoi racconti, una storia che fosse forte e politicamente scorretta allo stesso tempo. Parlando con lui durante le riprese ho potuto inoltre appurare che la sceneggiatura possiede delle influenze personali, di storia vissuta da Lorenzo stesso.
E comunque, una precisazione alla domanda da te postami va fatta: un uomo che non accetta le avances di una bella donna è “per forza” gay. Non di una donna qualunque. Se la donna in questione fosse stata brutta, il corto non sarebbe partito, il problema non sussisterebbe nemmeno.

C’è anche una critica alla violenza sulle donne, vista come una cosa “da uomini veri”?
Sì, ci sono vari tipi di letture che si possono fare sulla violenza raccontata dal corto. D’altronde non posso di certo darle torto, perché come viene detto più di una volta durante il calvario vissuto dal protagonista, la denuncia di Giorgio, “è una denuncia da donne!”

Il protagonista vive una sorta di surreale “discriminazione al contrario”, con tanto di processo immaginario. Però sembra rendersi conto che l’affermazione del proprio reale orientamento sessuale non serva a niente.
E’ un momento del corto cruciale dove ogni elemento visivo, compreso il volto del protagonista è ambiguo.

Vuol significare una cosa che però non esclude l’altra. Dipende dalla sensibilità e dall’abitudine allo sguardo cinematografico dello spettatore.

Nel raccontare quanto il protagonista sfiori il suicidio, avevi in mente anche i casi di cronaca recenti di giovani gay che decidono di togliersi la vita?
Mentre concepivamo e realizzavamo il corto c’era in noi il pensiero, non privo di rabbia e sconforto, nei confronti di una società che nel ventunesimo secolo è ancora pronta a giudicare una persona per il suo orientamento sessuale; avevamo in mente il puntuale pregiudizio che subiscono queste persone, spesso e volentieri persino dalle istituzioni. C’era in noi anche l’esigenza di raccontare come certi meccanismi della società contemporanea contribuiscano in modo sostanziale, volutamente o meno allo sconvolgimento degli umori e delle psicologie delle persone coinvolte.

Possiamo vedere il tutto come una critica alle maschere che la società ci impone di indossare?
Sì, parlare del rapporto uomo-società implica sempre che si parli di maschere; non solo quelle che la società ci impone di indossare, ma anche quelle che di conseguenza le varie comunità in cui essa è divisa indossano a proprio uso e consumo.

Una domanda più generale. Come youtuber, senti di avere una responsabilità nei confronti delle persone che ti seguono, nel trasmettere certi tipi di messaggi e valori?
Essendo prima di tutto e soprattutto un attore … sì, la sento. Nella creazione dei contenuti mi interrogo sempre sulla validità, sull’importanza degli stessi. Sto sempre attento a quello che voglio dire e a come dirlo. Certo, il fatto che YouTube sia seguito in particolar modo dai più giovani rende questo argomento ancora più delicato, ma la mia soglia di attenzione è sempre alta, questo è il tipo di educazione che ho ricevuto: arrivare alle persone correttamente. Al di là dell’età, sono tutti spettatori di cui devo avere rispetto e riuscire a soddisfare la loro sensibilità, riuscire a strappare loro un sorriso o una lacrima per me significa vittoria.

Martedì 13/01/2015 da alicema

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