ARCIGAY: E SE DOMANI BERLUSCONI CI CHIEDESSE…

Partiamo da un bilancio sul Governo Prodi: cosa è piaciuto ad Arcigay e cosa no?
Il nostro giudizio sull’azione del governo è negativo: alcuna delle rivendicazioni del movimento lgbt è stata recepita. Nemmeno le proposte nate dalla stessa maggioranza, e da noi ritenute insufficienti e pasticciate, ovvero i Dico, parzialmente poi corretti dai Cus, hanno iniziato un serio iter parlamentare. Per non parlare dell’orrendo spettacolo sul decreto sicurezza, dove si sono voluti introdurre riferimenti sbagliati rispetto alle norme antidiscriminatorie. Certo nel governo e in Parlamento molti esponenti del centro sinistra si sono impegnati a fondo, ma la composizione dell’alleanza non ha permesso alcun risultato concreto. Voglio ringraziare pubblicamente i parlamentari lgbt che hanno tentato in tutti i modi di portare avanti una battaglia dura, che purtroppo non ha prodotto i risultati sperati.






Alla luce dei comportamenti del centrosinistra di governo rispetto alle istanze LGBT, Arcigay ha qualcosa da rimproverarsi sul comportamento avuto prima delle elezioni?
Nella fase prima delle elezioni del 2006 Arcigay si è impegnata con tutte le sue forze affinché il programma dell’Unione contenesse parole chiare sul riconoscimento giuridico delle coppie gay e lesbiche. Ha vinto anche in questo caso Ruini, grazie al lavoro solerte del suo ambasciator Rutelli, che ha imposto una formulazione assurda, che infatti è stata scritta per non far nulla. Ricordo che solo Arcigay, in pratica, è scesa in piazza in diverse città d’Italia per protestare contro questo atteggiamento. Comunque da quella vicenda è iniziata una riflessione interna che ha portato Arcigay a posizionarsi su un terreno prettamente sociale, distante e distinta dai partiti. E rammento che già in quell’occasione non abbiamo appoggiato alle elezione l’Unione in quanto tale.

Lei ha stracciato la tessera dei DS e si è detto deluso dalle posizioni che il neonato Partito Democratico ha assunto sul tema della laicità dello Stato. Con la sua nomina a Presidente, finalmente Arcigay ha assunto una posizione chiara a livello nazionale. Qual è il prossimo passo rispetto al PD?
Il PD è un partito come tutti gli altri. Quando produrrà le proprie posizioni sui provvedimenti che attendiamo da decenni, potremo giudicare. Sulla laicità registro un dibattito convulso e confuso, che può portare ad ulteriori pericolosi cedimenti nei confronti di una gerarchia cattolica trionfante e zeppa di soldi, grazie al meccanismo truffaldino di distribuzione dell’8 per mille. Il PD ha delle enormi responsabilità, e dovrà dire chiaramente come la pensa. Però conteranno i fatti, le azioni concrete più che gli interminabili e criptici documenti valoriali. Nutro rispetto per chi è rimasto all’interno di quel partito a condurre una battaglia, che speriamo produca effetti positivi, ma come Arcigay siamo da un’altra parte liberi di affermare che se domani Berlusconi ci chiedesse un incontro per conoscere meglio quali sono le nostre richieste, io formerei la delegazione per il confronto. Così come accadrebbe con Veltroni, Bertinotti, ecc. ecc. Il dovere di Arcigay è quello di migliorare, ora e qui, la vita di milioni di gay e lesbiche: con alcune Regioni, molte Province e Comuni, abbiamo costruito strumenti concreti, servizi, telefoni amici, corsi di formazione, ecc; una rete preziosa che ci permette oggi di essere presenti in tutta Italia. Mancano a questo punto le leggi nazionali e non ci dobbiamo arrendere, perché è in gioco la dignità di milioni di persone in carne e d’ossa.


Si è parlato di una possibile formazione politica che abbia i temi cari alla popolazione LGBT al centro del suo programma. Si tratta di qualcosa in più di una semplice associazione? Si può parlare di partito?
Il partito gay non è all’ordine del giorno. I gay e le lesbiche impegnate nel movimento votano per la gran parte a sinistra, ma il popolo lgbt è meno orientato, vi è una maggioranza netta che vota il centro sinistra, ma una sostanziosa minoranza (tra il 30 -40%) che vota il centro destra.
Come si intuisce un partito trasversale gay non ha senso, anche se in alcune realtà locali si possono sperimentare per il futuro, alcune liste laiche promosse da persone lgbt. Qualcuno ci sta riflettendo… Quello che vogliamo dire quando affermiamo di essere un soggetto politico e sociale è che ci vogliamo impegnare a costruire finalmente, e davvero, la comunità lgbt italiana, una forte e visibile lobby sociale, con proprie reti sociali, culturali, economiche, dove anche interessi e professioni siano organizzati. Così si può andare dalla politica e dire: noi ci siamo e possiamo orientare un gran numero di voti!

A che punto è il progetto di riunire le associazioni LGBT, anche non Arcigay, intorno ad un’unica piattaforma? Qual è l’obiettivo finale?
Dentro il movimento convivono una pluralità di posizioni.

E il terremoto che sta avvenendo nella politica ha i suoi riflessi anche dentro le associazioni lgbt. Rispetto alle rivendicazioni c’è piena unità, rispetto alle strategie no. Non è una novità, ma il processo unitario inaugurato prima del Roma Pride del 2007 ha subito una battuta d’arresto. Alcune importanti associazioni condividono le nostre idee e pensiamo di costruire, dopo il Bologna Pride del 2008, un luogo di riflessione comune, se possibile il nucleo fondatore di una Federazione Nazionale. Bisogna unire le forze, essere più efficaci, lasciarsi alle spalle un passato che ormai è molto lontano. Altre associazioni più legate ad visione più politica manterranno la loro autonomia e specificità, ed è un bene; l’importante che ciò che chiediamo agli altri venga vissuto all’interno: il rispetto reciproco.

Per quale motivo il Presidente di Arcigay non ha mai richiesto un incontro con i leader del centrodestra?
Da quando sono diventato presidente non ho mai chiesto incontri con nessun esponente politico. Vi sono stati incontri con alcune figure istituzionali, ma mai con leader di partito. Anche in questo senso la strada intrapresa con il Congresso nazionale del maggio scorso ribalta abitudini del passato: chi vuole dialogare con noi deve sapere che siamo disponibili, ma non sollecitiamo alcun contatto. Sono i partiti che scelgono quale consenso elettorale vogliono rappresentare, non l’Arcigay. In questi mesi ho partecipato a diverse convention di partito, invitato come rappresentate esterno della società civile. Purtroppo gli inviti sono giunti solo da Radicali, Sinistra Arcobaleno, Costituente Socialista. Dal PD zero, dal centro destra pure.

Non sarebbe meglio cercare una maggioranza trasversale su proposte di modifica concrete del codice civile, punto per punto (eredità, sanità, contratti di affitto, cure ospedaliere ecc.) condivise da un più ampio schieramento, rinunciando alla battaglia ideologica di voler riconoscere per forza le coppie?
I movimenti hanno le loro idee e proposte che nascono dal vissuto concreto delle persone, ai partiti, governi, assemblee elettive tocca il compito di scrivere le leggi. Noi siamo per l’uguaglianza dei diritti e dei doveri delle persone gay e lesbiche, che significa matrimonio; ma sappiamo come è accaduto in quasi tutti i paesi europei, a parte la Spagna, che si possono scegliere strade diverse e originali: dagli istituti intermedi a quelli equipollenti al matrimonio, da quelli meno estensivi dei diritti come leggi sulle coppie di fatto a quelli di riconoscimento delle Unioni Civili. Ma in Italia questa discussione non è nemmeno avviata in senso teorico. Si nega persino l’esistenza delle convivenze omosessuali, il loro valore sociale, la loro dignità. Riconoscere la coppia in quanto tale significa non solo ritenerla una delle diverse tipologie di famiglia, ma è un atto più profondo: è affermare l’orientamento omosessuale come elemento costitutivo della società moderna. Per rispondere in modo schietto alla domanda. Se si forma una maggioranza trasversale che intende spalmare (l’abbiamo battezzata tecnica Nutella) con modifiche al codice civile alcuni diritti, io dico: accomodatevi. Non la potremo mai sostenere, né ci interesserà entrare nel merito, emendarla ecc. Quel compito spetta ai parlamentari, ma attenzione, se questa proposta conterrà la volontà di non riconoscere il valore pubblico delle unioni, sarà offensiva carta straccia, che contrasteremo in ogni modo.


giuliano.federico@gay.tv

Martedì 03/04/2007 da in , , , , , , ,

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