Babbo Natale è gay, ovvero: il gay radar non esiste. PUNTATA III

Il gay radar rappresenta un arcano antropologico al tempo stesso antico e moderno. Moderno perché ovviamente si fregia d’essere una caratteristica conquistata in millenni di evoluzione – anche se gli omosessuali creazionisti sostengono che sia una scintilla instillata nel Gay Urbano nell’ottavo giorno della Genesi. Antico, o quantomeno retrò, perché ricorda quei film in cui un eterno archetipo di donna zitella afferma di saper riconoscere una preda single leggendo oscuri segnali (il segno dell’abbronzatura sul dito della fede, il collo delle camicie stirato in un certo modo, l’automobile da latin lover attempato). Immagino che il gay radar funzioni più o meno allo stesso modo. In teoria la meccanica di questo radar è semplice. Si tratta in parte di buonsenso (ok, siamo a Milano in corso di Porta Venezia e lui indossa un anello di cocco: potrebbe essere gay), in parte di statistica (ok, in questo locale ci sono circa 150 persone, sette o otto potrebbero essere gay), in parte di istinto (ok, in questo locale di sono circa 150 persone e lui è l’unico maschio che conosce il balletto di Telephone; è decisamente gay). Ma in ultima analisi il gay radar resta un affascinante mistero. Ma è un mistero di cui io credo finalmente di possedere la chiave.

Il gay radar non esiste. Il gayradar è mitologia. Il gay radar è una leggenda che i Gay Urbani raccontano agli eterosessuali per spaventarli e persuaderli a non attraversare il bosco per andare a casa della nonna. Il gay radar è come la calza della Befana, come il concerto di Lady Gaga in Italia, come i capelli di Berlusconi, come la par condicio in televisione: una pia illusione. Mi spiego: se escludiamo i casi di riconoscimento di cui sopra, quelli in cui la concorrenza dei fattori statistica-buonsenso-istinto rende l’identificazione del Gay Urbano palese anche a mia nonna, il restante 90% delle intercettazioni radar avviene in maniera del tutto casuale. O meglio, avviene secondo il seguente criterio preciso e per nulla casuale: sono tutti gay.

Stanno dappertutto, spuntano come funghi” ansima la preoccupata amante di Ennio Fantastichini in “Mine Vaganti”. E’ vero! Ha ragione! Se i gay radar fossero tutti attendibili, ne potremmo dedurre che ogni forma di vita sulla terra è, in fondo in fondo, omosessuale.

Soprattutto le forme di vita con gli addominali scolpiti e una decina di cover all’attivo. Sfogliare Vanity Fair, o anche solo camminare per la strada con un Gay Urbano può essere un’esperienza illuminante, perché è possibile vedere l’intrinseca meccanica del gay radar in funzione in modalità “generatore automatico di risposta”. Joe Jonas? E’ gay. Raoul Bova? George Clooney? Tom Cruise? Gay, gay, gay. Il barista leggermente figo del bar sotto l’ufficio? Gay. Il cane della portinaia? Gay perso. Babbo Natale? Ovviamente gay (se la fa con gli elfi). A nulla valgono le proteste dell’ingenua fanciulla etero ma ha moglie e figli“, “ma ha la fidanzata“, “ma è sposato con la Befana” (su Joe Jonas non c’è nessuna protesta perché la fanciulla è etero, mica scema).

Il gay radar prosegue la sua incessante schizofrenica attività come un navigatore satellitare settato su “tutte le direzioni”, o come una bussola che indica a nord: tanto chiunque ci sia a nord è sicuramente gay.

Francesca Tognetti

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