BACK FOR GOOD, IL RITORNO DEI TAKE THAT






Tutti noi abbiamo dei ricordi precisi della nostra adolscenza. Io ne ho un paio che voglio raccontare. A scuola ero sempre quello bruttino e somaro ma bravo a scrivere. La mia compagna di banco mi dava da correggere delle lettere d’amore per il figo della scuola. Ogni lettera finiva con la sua firma e il simbolo dei take that. Io le dicevo che non poteva metterci di mezzo i take that, che varebbe fatto la figura della scema e che lui ci sarebbe rimasto male. Lei mi guardava sempre perplessa, ma poi rinunciava. Un altro giorno invece arrivai a scuola tardi, e trovai tutte le mie amiche disperate a piangere. Venni poi informato che i Take That si erano sciolti. Finiti. Over. Bello shock. Io feci sempre finta di non essere interessato, i maschi non potevano avere un take that preferito (il mio era Jason), e non potevano nemmeno ascoltare la loro musica. Ovviamente avevo tutte le cassette e credo di aver consumato due scatole di pile per ascoltare Relight My Fire.







Poi il destino è stato beffardo: il primo lavoro commissionatomi da un giornale romano fu un intervista proprio a Mark Owen un anno fa e così mi ritrovai da solo con Mark a parlare in una stanza d’albergo. Adesso invece sono appena tornato da Londra, dove con un pass ho visto il concerto di re union di take that regalatomi da un ex fidanzato che lavorò con loro. Coincidenze? Forse. Fatto sta che ero li, presente nella seconda serata sold out alla Wembley Arena. Mi aspettavo un concerto nostalgico e un po patetico. Ecco invece che già sulla strada verso l’arena si respirava un’aria magica, elettrica, davvero eccitante. Tutte donne, bruttine, sulla trentina componevano il pubblico. Una marea di donne. Mi aspettavo un pubblico più gay e invece no, questa era una cosa da dure, da fan sfegatate. Entro e l’arena è stracolma. Credo che la capienza di Wembley sia di circa dieci mila persone. Bella energia, l’attesa è alle stelle.

Solo nel mio settore degli “addetti ai lavori” sono tutti un po musoni, per primo Will Young che siede esattamente dietro di me. La scenografia è mastodontica. Dietro al Palco c’è un grandissimo schermo e davanti a questo campeggia un enorme struttura circolare con le luci, struttura che poi si abbsserà per diventare un altro palco “volante”. A sua volta questo palco si congiungerà con una lunga passerella che scende dal soffitto e che porta ad un palco centrale più piccolo dove i ragazzi si esibiranno in seguito.







Le luci si spengono, le urla salgono e il pubblico è davvero in visibilio. Anche quel musone di Will Young sembra staccare gl’occhi dal cellulare. Parte un filmato dove si vede una guardia terrorizzata per ever perso il controllo di una specie di fabbrica di cloni dei take that: quattro di questi riescono a scappare ed ecco che i lo schermo si apre ed escono i fab 4. Prima impressione: Gary seppur un po appesantito è in forma, Mark me lo ricordavo bene, sempre carino, Jason e Howard sono rovinosamente invecchiati in viso pur mantendosi perfettamente nel fisico. Partono le note di “Promises” e i ragazzi vestiti di tutto punto, con giacche e camcie bianche, ballano come se non fosse passato un giorno dall’ultima esibizione. Stesse coreografie, stesse mosse, stesse urla: improvvisamente mi sento catapultato a quindici prima, la Wembley deve essere una macchina del tempo.
I ragazzi sono in grandissima forma, scherzano e si prendono in giro. Jason apre dicendo “dieci anni fa eravate racchie, ma adesso avete le tette!”. Dopo un paio di altre canzoni e il delirio generale, la struttura circolare si abbassa e una ballerina di flamenco balla sul nuovo palco una versione di “It only takes a minute” con la base di Roxeanne del film “Moulin Rouge”. Arrivano i ragazzi e tra passi di flamenco e balli forsennati proseguono lo show senza una sbavatura. Per cantare “Babe” Mark fa alzare tutti i telefoni cellulare presenti in sala: il risultato è fantastico, un cielo stellato, proprio li davanti a noi.
Poco dopo i Take That escono di scena, scende sul pubblico una passerella che porta ad un palco centrale, anch’esso sceso dal sottifitto. Ecco i ragazzi di nuovo in scena, vestiti di completi rossi, correre fino a raggiungere il palco centrale e cantare un medley dei Beatles. Naturalmente sono vestiti come I “scarafaggi” orginali, lo stesso vale per le coreografie ispirate al gruppo che ha cambiato la storia della musica. Dopo questa sezione (finita con i ragazzi che per tornare al palco centrale passano attraverso il pubblico, e la wembley arena è davvero grande!) ne inizia una davvero divertente. Vediamo i ragazzi vestiti come dei crash dummies con una voce fuori campo di un ipotetico manager che elenca tutte le qualità necessarie per creare una perfetta boy band. I punti essenziali incudono: essere carini, non avere una vita privata, essere ambigui sessualmente per non escludere nessuna fascia di pubblico. Il tutto condito da una base musicale dance, dove i ragazzi si adoperano in una coreografia oggettivamente grandiosa, un mix tra breakdance e danza moderna, per poi sfociare in “Sure”. Da qui si apre una parte “memorabilia” dove le scenografie ricreano le situazioni dei relativi video. “Relight My Fire” è un tronfo di fuochi, fiamme, i ragazzi mezzi nudi, e situazioni ambigue e fetish tra uomini truccati e strusciamenti vari, mentre “Back for Good” viene cantata sotto una pioggia torrenziale. Robbie appare in un video poco dopo cantando l’incipit di “Could it be Magic”, ma resta solo una proiezione e la canzone viene eseguita tra i soliti effetti speciali e coreografie.
Dopo i ringraziamenti e il bis, il concerto finisce. Lasciandoti felice, sorridente, eccitato, come solo un concerto superpop può fare. E se invece della fine, fosse un nuovo inizio per i Take That?


Nicolò Cerioni












ROBBIE WILLIAMS NON HA ANCORA SCELTO SU QUALE SPONDA STARE
Il cantante si divide tra le mogli, i Take That, e gli amanti maturi, i Pet Shop Boys.

Pare (secondo quanto pubblicato da Sun nei giorni scorsi) che Robbie Williams abbia voluto incontrare gli altri quattro Take That (Gary Barlow, Jason Orange, Howard Donald e Mark Owen che proprio in questi mesi sono insieme per la tournee Back for Good) per assicurarsi la partecipazione all’album che sancirà definitivamente la re union dei Take That.


Ma Robbie, si sa, è noto per la sua fama da don Giovanni. Parallelamente all’album con i Take That, si vocifera che il cantante per il prossimo album (da solista) si sia avvalso dell’aiuto dei Pet Shop Boys, da oggi in tutti i negozi di musica con il nuovo esaltante “Fundamental”. Che si forse arrivato il momento, anche per Robbie, di dedicarsi pienamente ai fans gay?!


redazione@gay.tv



Mercoledì 09/06/2004 da in , ,

Condividi questo articolo con i tuoi amici di Facebook

1
2
3
4
5
6
PIU' LETTI
9
10
torna su