BALLO DI FAMIGLIA






Qualcuno mi dice che il miglior romanzo di Leavitt sia “La lingua perduta delle gru”, qualcun altro mi dice essere “Mentre l’Inghilterra dorme” (nonostante l’ambiguità ai limiti del plagio che ne sta dietro), fatto sta che prima o poi bisogna che mi decida a leggerli entrambi, purtroppo non si può mai leggere tutto ciò che si vuole. Intanto ci occupiamo della raccolta di racconti (che per i profani dello scrittore in questione non è mai poco): “Ballo di famiglia” è stato il volume che nel 1984 ha rivelato al mondo il talento dell’allora ventitreenne David Leavitt. Uno talento precoce, viene subito da dire, ma non è il suo solo tratto rilevante; oltre che precoce, l’americano Leavitt si rivela coraggioso, dichiarando apertamente la propria omosessualità, lanciando un lungo eco verso quella lontana europa (per non parlare in particolare dell’Italia), dove il “libero” coming-out nei primi anni ottanta è ancora di là da venire.


Nello stesso “Ballo di famiglia” l’argomento omosessuale viene toccato a più riprese, sempre senza risultare in alcun modo pretestuoso, anzi coinvolgendolo in una prosa ben articolata e delle vicende più che originali, non andando così a sminuire il valore letterario della raccolta.


Ilprimo racconto del volume è forse anche quello più incisivo, una sorta di stiletto affondato nella carne viva di una società allora (ma forse a tratti anche oggi) non cosciente delle diversità e delle sofferenze, anche quando vissute solo tra le quattro mura di casa, che portava al suo interno. Il tema del coming-out fa da apripista a tutta la raccolta e, in senso lato, all’autore che ne sta dietro, affermando una pienezza (confermata strada facendo nei successivi lavori) oltre che artistica anche umana.


Leggendo “Ballo di famiglia” viene da chiedersi dove sia finito quello stimolo alla letteratura omosessuale (non si sorrida: anche io ero scettico all’inizio, ma c’è, vi assicuro che c’è stata e ci può essere), che in un certo senso, soprattutto ultimamente, è scivolata verso un banale suonarsele e cantarsele da soli, stare lì a raccontarsi cosa accade senza arrischiarsi a proseguire un poco di più sotto la semplice superficie.

Con tutte le critiche che si possono muovere verso Aldo Busi, va riconosciuto che forse è ancora l’unico che in Italia riesce a nobilitare in modo biunivoco omosessualità e letteratura, se non in tutte almeno in molte opere.
Non si può che sperare non siano gli ultimi nomi dei titoli di coda.






Titolo: Ballo di famiglia
Autore: David Leavitt
Traduzione: Delfina Vezzoli
Edizione: Mondadori (Oscar)
Prezzo: € 6,80
Pagine: 198



Gabriele Strazio


redazione@gay.tv

Lunedì 21/06/2004 da in

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