Bando ministeriale di ricerca esclude le staminali embrionali: è giallo su possibili ingerenze politiche ad alto livello

Tre ricercatrici italiane Elisabetta Cerbai, farmacologa dell’universita’ di Firenze; Elena Cattaneo, direttore del Centro interdipartimentale di ricerca sulle cellule staminali dell’universita’ Statale di Milano, e Silvia Garagna, biologa all’universita’ di Pavia lo scorso 24 giugno hanno presentato ricorso al Tar del Lazio contro un bando del Ministero del Welfare che destina 8 milioni di euro a progetti di ricerca sulle staminali. Il motivo? Perchè anche se la bozza originale del bando non diceva nulla in proposito, successivamente sono state escluse dal bando le ricerche sulle cellule staminali embrionali. Anche se la legge italiana non impedisce del tutto la ricerca. "E’ innanzitutto una questione di principio", ha spiegato Elisabetta Cerbai all’ADNKRONOS SALUTE "La ricerca sulla staminali embrionali in Italia non e’ fuorilegge. La legge 40 vieta la manipolazione dell’embrione, cosa che nessuno di noi si sogna di fare".

"Escludere gli studi sulle embrionali dalla partecipazione al bando", e dunque dai finanziamenti, "in modo aprioristico, ci sembra una pesante interferenza alla liberta’ di ricerca. Chiediamo di poter presentare i progetti. Poi possono essere scartati se non ritenuti interessanti, ma prima vanno valutati".
La notizia è pubblicata sul numero di ‘Nature’ di luglio e il giornale ricostruisce la strana storia del bando iniziata con il Ministro Livia Turco nel 2007. La pubblicazione però, che risale al 26 febbraio 2009, è avvenuta grazie al sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio che prometteva un’amministrazione secondo criteri di trasparenza affidata ad una commissione di esperti e scienziati. Dopo la conferenza Stato-Regioni appunto del 26 febbraio il testo, che pare fosse stato formulato senza fare distinzioni tra diversi tipi di staminali, è stato modificato e un’aggiunta esclude appunto le cellule embrionali.
Secondo ‘Nature’ Fazio ha dichiarato che la modifica era stata voluta dalle Regioni, salvo poi riportare anche una smentita da parte dell’assessore alla Salute della Toscana, coordinatore degli assessori regionali alla Sanita’, Enrico Rossi che declina ogni responsabilità in merito alla suddetta aggiunta.
"E’ un intervento a gamba tesa – ha commentato la Cerbai – di cui nessuno si e’ voluto assumere la responsabilita’, spiegandone le motivazioni.

Ci appelliamo dunque contro questo criterio di esclusione di progetti di ricerca, che e’ inaccettabile perche’, a giudizio di noi scienziati e del nostro ufficio legale, non rientra nelle competenze di un ministro o di un’autorita’ amministrativa come la Stato-Regioni. La politica decide gli obiettivi strategici di ricerca, ma non puo’ individuare anche come raggiungerli o che cosa e’ meglio fare. Questo dovrebbe lasciarlo decidere agli scienziati". Sempre su ‘Nature’ infatti si sospetta che l’aggiunta sia stata frutto di compromessi avvenuti "ad alto livello politico".
Ora le ricercatrici attendono fiduciose la delibera del Tar, possibilmente entro il termine ultimo per la presentazione dei progetti, il 20 luglio.

alessia.gargiulo@gay.tv

Venerdì 10/07/2009 da in ,

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