Berlusconi: non giudicatelo per il sesso

Del caso Ruby si è molto parlato in questi giorni, da diversi punti di vista, in diversi modi e con diversi scopi. La condotta mediatica tenuta in questa occasione dal Presidente del Consiglio è, a mio parare, inqualificabile. Il livello del dibattito ha raggiunto il suo punto più basso nella tristemente celebre boutade di Berlusconimeglio guardare le belle ragazze che essere gay“, frase già più volte condannata come manifestazione di esecrabile machismo, espressione imperdonabile senza se e senza ma.

Ma.
Ma non tutto quello che sento dire e che leggo intorno a questa vicenda è, a mio parere, condivisibile. Non lo è perché molto di quello che sento dire e che leggo su questa vicenda è riassumibile in una parola: moralità. Una bandiera che tutti amano sventolare, e sotto la qual si raggruppano i puri dell’ultima ora. La moralità che viene invocata, con la bocca di questo nobile termine, non è la mia. E se anche lo fosse, sarebbe meglio lasciarla chiusa nelle coscienze, nei confessionali e nelle cabine elettorali.

Sebbene si sia puntato il dito contro la strumentalizzazione mediatica del caso Ruby, non è tanto leggendo gli editoriali che ho avuto la sensazione di una manipolazione d’informazione, quanto ascoltando i politici d’opposizione (o non d’opposizione, ormai il confine è davvero sottile) e le loro tonanti omelie. Bersani – ma è solo l’ultimo esempio – scomoda l’ormai abusatissimo “valore della famiglia”, violentato dalla condotta del Presidente del Consiglio, diseducativa e immorale. Moralità, moralità, moralità. Sembra che l’aspetto più grave del Rubygate sia il fatto che il Presidente del Consiglio vada a letto con un consistente numero di ragazze. Che sia dedito a pratiche sessuali bizzarre come il Bunga Bunga. Che abbia gusti erotici di bassissima lega, e che faccia sesso (a dispetto di ogni limite anagrafico) in modo non solo promiscuo, ma anche “scandaloso”. Lo scandalo, per l’italiano medio e per il politico di opposizione che fa appello al suo voto, è proprio questo. Uno scandalo, un peccato.

Una questione non “morale” bensì moralista quando invece dovrebbe essere una questione puramente legale.

Si potrebbe dire che il lato moralista della vicenda abbia peso nella misura in cui rappresenta una forte incoerenza nei confronti di una certa fetta di elettorato, cattolico e tradizionalista. Ma io non sono parte né dell’elettorato di Berlusconi nè della “fetta cattolica”. Quindi perché dovrei giudicare questa vicenda con i criteri che non adotterei per qualcun altro? Trovo grave che la mentalità comune (quella su cui la politica vuole fare presa) consideri l’aspetto moralista e peccaminoso come il peggiore di questa storia. Quello che interessa alla gente, il motivo per cui un uomo è indegno di ricoprire la carica morale che gli è stata affidata, sono in fin dei conti le sue pratiche sessuali. Se il politico va a trans, se il premier fa Bunga Bunga, ecco levarsi il dito accusatorio dell’italiano medio che si sente ferito nella sua moralità da cotanta promiscuità, dal sesso – mon dieu – extra-matrimoniale e compagnia bella.

Eppure.
Eppure ci indignamo, noi paladini della mentalità libera e aperta, quando qualcuno è giudicato in base alla sua sessualità. Siamo lì, incazzati in prima linea quando qualcuno viene considerato solo con il criterio di “con chi va a letto”. Eppure i gay dovrebbero saperlo meglio di chiunque altro quanto è pericolosa e odiosa la bandiera della “moralità”. La moralità non esiste, se non nella sfera individuale e personale: io posso valutare solo con la mia, e secondo la mia opinione Berlusconi potrebbe fare sesso con chiunque voglia, purché sia consenziente e nei limiti di legge, senza per questo essere giudicato immorale.

Meno moralità, più legalità: forse di questo avremmo bisogno. La cosa grave dell’affair Ruby non è il Bunga Bunga, ma il fatto che un uomo politico possa essere implicato in un caso di prostituzione. Che abbia o meno fatto valere il suo potere per favorire una persone in stato di fermo. Questo sono le cose che, qualora fossero confermate in sede giudiziaria, renderebbero Berlusconi indegno di governare. E’ questo l’aspetto che gli editoriali giornalistici più seri hanno evidenziato: ma, a livello politico, è più facile puntare il dito sul moralismo, perché è lì che l’Italia si sente offesa nella sua integrità. Ma si tratta di un’arma a doppio taglio.

E’ pericoloso usare il metro della “moralità”, perché è lo stesso con cui si misura la perversione degli omosessuali. E’ pericoloso perché la moralità (che non è, intendiamoci, l’essere “morali”) è una questione personale e individuale, in alcuni casi persino religiosa, e pertanto inadatta a divenire criterio pubblico. Dovremmo essere più laici, nella nostra indignazione, e evitare di raggrupparci sotto stendardi di comodo, che, quando il vento gira diventano berlina per il prossimo immorale. Che magari sarà omosessuale.

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