BERTRAND DELANOE, IL SINDACO GAY DI PARIGI CHE PUNTA AL TRONO DI SARKOZY

Quando Bertrand Delanoe vinse le elezioni municipali nel 2001 a Parigi, per la prima dopo oltre 100 anni, un socialista varcò la soglia dell’Hotel de Ville da primo cittadino. E per la prima volta il primo cittadino di una città europea era anche un gay dichiarato. Il suo slogan era “cambiamo era”. Quando gli venne chiesto se, in caso di una storica vittoria dei socialisti a Parigi, avrebbe inaugurato la carica con una “rosa nel pugno”, come Mitterand salendo al Pantheon nell’81, Delanoe rispose: “Non cambierò stile per motivi d’immagine. Temo l’effimero. Se dovessi ritrovarmi sindaco, il primo “gesto” sarà discutere il budget“. Quando nel 1999, in pieno dibattito sull’istituzione dei Pacs, nel mezzo di una diretta televisiva fece coming out, poi aggiunse “a questo punto spero mi diciate ‘e chi se ne frega’?”







Oggi Bertrand Delanoe, l’uomo la cui unica traccia di carisma era l’assenza di carisma, o almeno così dicevano i detrattori, è stato riconfermato per la seconda volta sindaco di Parigi e punta all’Eliseo nel 2012. Simbolo della riscossa socialista francese in piena disfatta Sarkozy, Delanoe ha buone possibilità di far fuori ogni altro pretendente al trono di Francia. Inclusa Ségolène. Quest’anno si vota anche per eleggere il nuovo segretario del Partito Socialista e sono in molti a scommettere su Delanoe.







Nato e vissuto per molti anni in Tunisia, figlio di un’infermiera e di un geometra, la sorella è una suora, il nonno era un marinaio che trovò moglie durante uno scalo nel porto di Livorno. Riservato, compunto, mai uno scandalo, mai un’accusa, una vita defilata, anche nel partito. Questo si diceva di Delanoe all’epoca della sua prima storica vittoria a Parigi. Eterno secondo, amico fraterno di Jospin, riesce a diventarne portavoce quando divenne segretario di partito dopo l’epocale vittoria di Mitterand nell’81. Poi, due anni dopo, è proprio Mitterand a farlo allontanare perchè non gli piaceva il suo “portamento”, sottile allusione alla sua omosessualità. I baroni socialisti gli fanno la guerra durante le elezioni del 1985. I militanti lo fischiano al congresso. Delanoe non regge, vende la sua casa di Montmartre accanto a quella della sua amica Dalida, si butta in pubblicità e lascia la politica, tranne il suo storico seggio di consigliere comunale a Parigi. Ventiquattro anni di seguito all’opposizione. A qualcuno sarebbe dovuto venire in mente che uno così non molla facilmente.
All’inizio degli anni 90 rientra in politica e nel 1995, quando probabilmente nessuno se la sente di sfidare l’erede di Chirac a Parigi, si ritrova candidato per caso. Nonostante “una campagna elettorale incosistente”, a detta degli stessi compagni di partito, guadagna 6 arrondisement. Poi il coming out, lui che non era mai stato un militante gay: “La Sinistra lo difendeva (n.d.r.

il Pacs), ma senza appassionarsi troppo. I liberticidi, invece, andavano giù duro. La sinistra non aveva il coraggio di dire pane al pane e vino al vino, dice, così ho deciso che dovevo dare il mio contributo ad una lotta in cui mancavano i lottatori”. Un semplice “quadro” di partito di solito non parla così.







Quando vince nel 2001 e Parigi torna alla gauche, anche lì Delanoe ci era arrivato per caso. Era addirittura la terza scelta: la prima, Dominique StraussKahn, fu coinvolto in uno scandalo finanziario; la seconda, Jack Lang, fu portato da Jospin al ministero dell’istruzione. E Bertrand Delanoe vinse, lui che diceva “La mia prorità è occuparmi di Parigi”, che ai comizi non parlava mai in prima persona ma sempre usando il “noi”, lui che veniva anche avvicinato dalle persone perchè non aveva un fare intimidatorio, ma sembrava normale. Eppure tante persone a quei comizi non riuscivano a ricordare neppure il suo nome, qualcuno lo chiamava Bernard, qualcuno addirittura Pierre.
Un vero monsieur Nessuno. Sempre meglio di un monsieur Bruni, direbbero i maligni alla luce degli odierni risultati.








E sempre i maligni direbbero che quello che ci si ricorda dei 7 anni di amministrazione Delanoe sono le piste ciclabili e le salatissime multe per i padroni dei cani che imbrattano le strade, che all’epoca fecero andare su tutte le furie l’animalista Brigitte Bardot che auspicava “un’autentica politica di integrazione degli animali nella città”. Per le biciclette il discorso è più complesso, perchè con le piste a Parigi è arrivata anche l’iniziativa Vélib (crasi di vélo, bicicletta e libre, libero), con le migliaia di cicli affittati dal comune a prezzi irrisori, a costo praticamente zero per le casse municipali e che fruttano ogni anno entrate per 34 milioni di euro. Ed è subito fenomeno di costume. E poi la Nuit Blanche, la spiaggia sul lungo Senna, la promessa di Autolib, per affittare le automobili elettriche dal comune. Delanoe ha creato un marchio di Parigi, l’ha resa uno status symbol, ha messo probabilmente a frutto la sua esperienza in pubblicità ed ha applicato il marketing al governo della città, e poi alla politica. E l’eterno secondo è diventato così il più plausibile candidato alla segreteria del partito socialista, oltre che il politico più amato di Francia. Dal municipio all’Eliseo, un po’ come “Ualtér”, l’amico romano di Delanoe, che quando lo andava a trovare a Parigi, si sentiva come “à ma maison”.


alessia.gargiulo@gay.tv

Sabato 30/06/2007 da in , , , , , , ,

Condividi questo articolo con i tuoi amici di Facebook

1
2
3
4
5
6
PIU' LETTI
9
10
torna su