Federica Bosco: “Nasciamo perfetti, poi gli altri ci fanno sentire sbagliati”. INTERVISTA

Federica Bosco intervista tutto quello che siamo

di Alessio Poeta

Se dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna, dietro Federica Bosco ci deve essere davvero un gran karma e tanta ispirazione. Esce oggi, dopo pochissimi mesi dal best seller Il peso specifico dell’amore, il nuovo romanzo della scrittrice più amata dal pubblico femminile (e non solo) di tutte le età. Tutto quello che siamo (Mondadori – pp. 338) questo il titolo del suo quindicesimo libro. “E’ un titolo avvolgente e assoluto, come l’ abbraccio dei due ragazzi in copertina” spiega così il perché della scelta di questo nome e aggiunge: “E’ una storia intensa, drammatica e ironica, di dolore e crescita, mancanza di possibilità e sogni infranti”. Quando la incontro siamo a Roma, in un bar, a pochi passi da casa sua. Ha i capelli legati, un paio d’occhiali neri, un lucidalabbra rosa e due occhi che metterebbero in difficoltà anche l’uomo più duro. L’esperta di cuori rotti (e non solo) inizia a raccontarsi senza peli sulla lingua finendo a parlare persino di una chattata vietata ai minori…

Due libri in meno di un anno. Dove trovi tutta questa ispirazione?
In effetti due libri l’anno sono tanti, ma non potrei fare diversamente: appena ho finito una storia ho subito voglia di scriverne un’altra. Non sopporterei l’idea di stare anni senza scrivere niente in attesa dell’ ispirazione. Morirei di noia. E poi diciamoci la verità, se ci metti quattro anni a scrivere un libro, come minimo deve essere Il Nome della Rosa (ride, ndr). L’ ispirazione ti viene sempre incontro, basta saper osservare, essere aperti, ascoltare la gente, vedere oltre le apparenze, immaginare altre vite, leggere e guardare la televisione.

“Tutto quello che siamo”: da dove nasce quest’idea?
E’ un titolo avvolgente e assoluto, come l’ abbraccio dei due ragazzi in copertina. E’ una storia intensa, drammatica e ironica, di dolore e crescita, mancanza di possibilità e sogni infranti. E l’ idea che c’è dietro è proprio questa: tutto quello che siamo, noi con le nostre debolezze, le paure, ma anche la forza e il coraggio, per cambiare il destino.

Cosa ti ha spinto a raccontare la storia di una diciannovenne?
Avevo bisogno di raccontare una storia di una crescita difficile proprio in un periodo dove tutti credono che, per riuscire, puoi solo partecipare a un talent. Marina ha perso la madre a quindici anni. Ha un fratellino, che ama alla follia, a cui fa da mamma e il padre si è risposato con una tizia che la tratta come Cenerentola. Ha un talento assoluto per il disegno e sogna di entrare all’ Accademia delle Belle Arti di Firenze, ma non gli è possibile perché il padre non l’ appoggia. Lei non ha soldi e l’ idea di andarsene di casa e lasciare il fratellino, insieme al padre e la matrigna, le è insostenibile. Quindi sceglie di lavorare nel bar davanti all’ Accademia per rodersi il fegato a vedere i ragazzi fare la vita che vorrebbe fare lei. Marina è un personaggio forte, testardo e molto intenso e, soprattutto, è molto ironica!

Federica Bosco Tutto quello che siamo

Non hai paura di tradire il tuo pubblico più fedele?
Assolutamente no, ho già scritto una trilogia con una protagonista quindicenne e nessuno si è sentito “tradito”. La voce non è mai quella di una bambina ma è sempre una voce narrante adulta in cui chiunque può rispecchiarsi, anche perché 19 anni li abbiamo avuti tutti. Mi piace diversificare, spaziare, scrivere cose che sento autentiche e mie, se parlassi solo di disavventure amorose mi annoierei a morte e finirei per annoiare i miei lettori. La bellezza della scrittura è proprio questa, l’ uso indiscriminato della fantasia, che ti porta in altri mondi, altrimenti fai un altro mestiere. Ho un pubblico vastissimo ed eterogeneo a cui sono estremamente affezionata e grata, che apprezza il mio stile, che si fida di me e che non teme di essere tradito.

E tu com’eri a diciannove anni?
Un disastro. Non è stato un bel momento della mia vita, anzi è stato l’ inizio di un lungo periodo tetro e costellato da dispiaceri, dolori e grandissima solitudine. Non vorrei mai tornare indietro, nemmeno per tutto l’ oro del mondo. E ho un ricordo molto vivido di quegli anni, e forse è per questo che sono riuscita a descriverlo con tanta esattezza. Ero convinta che non avrei avuto nessuna via d’uscita.

Ancora oggi voltandomi indietro sono stupita dalla strada che sono riuscita a fare. Per questo ci tenevo a parlarne. Come dire, se ce l’ho fatta io ce la può fare chiunque.

Nei ringraziamenti scrivi: “Se c’è una cosa che ho veramente imparato, durante la mia infanzia prima e l’adolescenza poi, è stato sentirmi sbagliata, inadeguata e sola. L’unica certezza che avevo era che così com’ero non andavo bene, ma nessuno sapeva dirmi come avrei dovuto essere”. Crescendo si cambia o si resta per sempre degli insicuri cronici?

Nasciamo perfetti, assolutamente fiduciosi e puri, senza timori e senza desiderare di essere altro. Poi la famiglia, la scuola e la società si impegnano per farci sentire sbagliati, troppo o troppo poco. Per fortuna col tempo si impara a capire che spesso quelle voci che sentiamo non sono le nostre, ma quelle che ci sono state inculcate e si impara a dire chi se ne frega. Certo non saremo mai sicuri come chi è stato coccolato, sorretto e appoggiato da sempre, ma si impara a scrollare le spalle e di certo non avremo paura di cadere e rialzarci e questa è una consapevolezza enorme nella propria vita.

Nel romanzo Marina, la protagonista, dice a Nicholas: “Non mi addomesticare.” Pensi davvero che si possa addomesticare un uomo?

Federica Bosco FB

La frase è riferita alla storia del Piccolo Principe che lei racconta al fratellino, innamorato della compagna di classe, per spiegargli cos’è l’amore. Quando una persona tiene all’ altra, gli dice, questa se ne occupa, se ne prende cura, le sta vicino, la protegge e piano piano questa si abitua, e comincia ad aspettarla, a desiderarla, a vederla con occhi nuovi ed è come se questa fosse stata addomesticata, quindi resa speciale. La trovo un’ immagine molto potente. Tutti noi ci addomestichiamo a vari livelli, in amore, in amicizia, in famiglia, ed è quello che ci rende forti e vulnerabili, ma è anche quello che ci rende umani.

Scrivi: “E quando si è disposti a tutto pur di mendicare briciole di affetto, si finisce per incontrare un sacco di gente che se ne approfitta”. Quante volte ti è successo?
Non so quante volte mi è successo, ma di certo mi è successo di frequentare persone che non stimavo pur di non stare sola, o di accontentarmi perché pensavo di non meritare di meglio. Col senno di poi uno vede bene gli errori, ma in quei momenti sembra non ci sia alternativa. E si rischia di farsi fare molto male. La gente non è cattiva, ma se tu permetti agli altri di farti calpestare questi lo fanno, è l’istinto. Piano piano si impara ad ascoltarsi, a rispettarsi e ad amarsi e ci si rende conto che non c’è niente meglio di una sana e positiva solitudine che il perdere tempo ed energie con chi non ci merita.

Federica Bosco a casa

15 libri in 11 anni. Nella nostra prima chiacchierata mi hai confessato che ogni volta che finisci di scrivere un romanzo, pensi: “Questo è l’ultimo!” E’ successo anche questa volta?

Succede ogni volta perché mi sento talmente svuotata che mi assale una specie di depressione post partum, ma come ti dicevo prima, la voglia di scrivere nuove storie poi torna a farsi sentire molto rapidamente e nel giro di due mesi sono di nuovo al lavoro.

Tu che sei un’esperta di cuori rotti e non: è giusto controllare (di nascosto) il cellulare del proprio partner?
No che non è giusto. Immagina se lo facessero a te! In amore l’equazione è semplice: o ci si fida o non ci si fida e, se non ci si fida, non c’è amore.

Sei ancora vegana?
Ho fatto un downgrade da vegana stretta a vegetariana. Dopo tutti quegli anni avevo bisogno di rilassarmi rispetto all’alimentazione. Anche se ora è sicuramente più facile perché tutti i ristoranti ti propongono menù vegani rispetto a quando ho cominciato. Ho avuto un bisogno mentale di ritornare a degli alimenti proibiti che adoravo come la panna montata, il burro, la mozzarella e le uova, anche se sono consapevole del danno che provocano. Tutto quell’autocontrollo mi stava veramente rendendo paranoica.

In giro si dice che un vegano non resista più di tre anni…
Io 7! La crisi del settimo anno.

Come mai non sei ancora su Instagram?
In realtà ci sono con la pagina di @tuttoquellochesiamo che mi sta dando un sacco di soddisfazioni! Ti confesso che il mio problema è il telefono, sono affezionata al Blackberry che non è proprio un telefono social.

Mi hanno detto che quest’estate, a Paros, hai tradotto una chattata bollente, su Grindr, per un tuo amico gay, dal greco all’italiano. Cosa ti è rimasto?
Ho passato una settimana a scrivere: do you have any pics? Top or Bottom? E ho visto cose che voi umani…

Secondo te, quante speranze ci sono affinché Renzi faccia approvare le unioni civili?
Renzi non so, ma non è una cosa che può aspettare ancora a lungo!

Alessio Poeta

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Martedì 27/10/2015 da Redazione

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