Bosnia ed Erzegovina: 14 anni dagli stupri di guerra e ancora nessuna giustizia

Questo paese dimentica tutto. Si dimentica di noi, vittime. Ma io non dimenticherò mai quello che mi e’ accaduto.” dice Sabiha, intervistata da Amnesty International, mentre Bakira con amarezza afferma: “Non so se e’ possibile punire questo crimine. Ammesso che la giustizia esista, sarà da qualche altra parte ma non qui in Bosnia.”
Queste e molte altre dichiarazioni sono state raccolte da Amnesty International in un nuovo rapporto intitolato: “Giustizia per chi? Le donne della Bosnia ed Erzegovina l’attendono ancora” presentato oggi a Sarajevo, accusando i governi che si sono succeduti dal ’95, di non aver assicurato giustizia a queste vittime di guerra.

Durante la guerra, migliaia di donne e ragazze furono stuprate, spesso con brutalità estrema. Molte di esse vennero detenute in campi di prigionia, alberghi o case private e costrette allo sfruttamento sessuale.In tante vennero uccise. Oggi, alle sopravvissute a questi crimini viene negato l’accesso alla giustizia. I responsabili delle loro sofferenze, membri dell’esercito, della polizia e dei gruppi paramilitari, circolano liberamente, alcuni accanto alle proprie vittime, altri addirittura in posizioni di potere” – ha dichiarato Nicola Duckworth, direttrice del Programma Europa e Asia centrale di Amnesty International.
E continua dicendo che: “Il governo della Bosnia ed Erzegovina ha l’obbligo di garantire accesso alla giustizia e piena riparazione alle vittime di crimini contro l’umanità e di violazioni del diritto umanitario. Perché questo accada, le autorità dovranno impegnarsi a svolgere indagini complete e approfondite, in grado di portare in giudizio i responsabili di crimini di guerra e violenze sessuali. In caso contrario, le vittime continueranno a sopportare gli effetti di questi atti orribili”.

Molte delle donne sopravvissute alle violenze non possono ottenere alcun risarcimento per via della complessità del sistema giudiziario e dell’assistenza sociale.

Inoltre, rispetto ad altre vittime di guerra, subiscono discriminazioni nell’accesso ai benefici sociali, poiché lo stupro continua a essere un argomento tabù. Così spesso le donne sono considerate con riprovazione piuttosto che come persone che hanno subito violenza e che hanno bisogno di essere aiutate a ricostruirsi una vita
Jasmina, racconta la propria situazione ad Amnesty International che: “Non riesco a dormire senza prendere le pillole. Mi irrito subito appena qualcuno mi parla della guerra. Basta un’immagine, un ricordo, uno spot in tv…E io crollo. Ho bisogno d’aiuto”.
E come Jasmina tantissime altre donne hanno bisogno di aiuti psicologici per superare i traumi che la guerra ha lasciato, le perdite dei cari, il ritrovarsi sole senza riuscire ad uscire da un incubo che dura ormai da 14 anni.
Solo le ONG tentano da tempo ormai di aiutare queste donne e ragazze, ma sempre con risorse limitate e insufficienti per il gran numero di vittime che la violenza dei soldati ha prodotto.
Molte non sono in grado di trovare o mantenere un posto di lavoro a causa della loro fragilità psicologica e altre vivono senza una fonte fissa di reddito, in povertà, nell’impossibilità di comprare i medicinali necessari.
La Duckworth propone una collaborazione tra ONG e autorità bosniache che assicuri un sostegno reale, che preveda una pensione adeguata, un ingresso agevolato nel mondo del lavoro e il più alto standard possibile di cure mediche.
Per ora i passi fatti sono veramente minimi: il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia (Tpij), istituito nel 1993 per punire gravi violazioni del diritto umanitario, violenza sessuale inclusa, e’ stato in grado di occuparsi solo di una piccola parte di casi: fino al luglio di quest’anno, aveva trattato 18 casi di violenza sessuale in Bosnia ed Erzegovina.
La Camera per i crimini di guerra, istituita nel 2005 nell’ambito della Corte di stato della Bosnia ed Erzegovina per seguire casi che il Tpij non potrebbe giudicare, ha condannato a oggi solo 12 persone per crimini di violenza sessuale.
Non si può continuare a tenere gli occhi chiusi di fronte a stragi del genere.

Fonte: Amnesty International

ariannapanacea@gay.tv
redazione@gay.tv

Mercoledì 30/09/2009 da in ,

Condividi questo articolo con i tuoi amici di Facebook

1
2
3
4
5
6
PIU' LETTI
9
10
torna su