BROTHERS & SISTERS: SE IN TV I GAY NON SONO UNO STEREOTIPO

Una delle serie tv più interessanti degli ultimi anni è indubbiamente Brothers & Sisters. Tanto per chiarire, non è una serie per lo spettatore italiano medio, quello che davanti alla tv vuole spegnere il cervello, vedere un po’ di tette e farsi due grasse risate.

Non è neanche una serie destinata a durare nel tempo come E.R. o Desperate Housewives che hanno fatto della ripetizione ossessiva di certe situazioni l’ingranaggio per il moto perpetuo.



Uno dei telefilm più acclamati dalla critica e stranamente , maforse per ovvieragioni, assente dai palinsesti della tv in chiaro. I più fortunati possono vederla , tra una pubblicità e l’altra, su FOX life.



La serie è speciale per vari motivi. Innanzitutto la caratura deiprotagonisti che vi recitano, con attrici del calibro di Sally Field e Calista Flockhart. Si, la Ally Mc Beal è divenuta un personaggio totalmente diverso. E’ Kitty, donna in carriera che fa politica per i repubblicani, vale a dire con i conservatori d’America, e finisce a letto solo con uomini che la pensano come lei (tranne eccezioni). Da qui il suo rapporto a dir poco conflittuale con Nora , la madre (Sally Field), democratica e liberal che non riesca a credere ai suoi occhi vedendo quale mostro ha generato per reazione ai suoi ideali a dir poco utopistici.

Intorno a questo confronto si inseriscono i fratelli e le sorelle.



A partire da Sarah (Rachel Griffiths), democratica ma businesswoman che diventa presidente della società alla morte del padre, avvenuta al primo episodio senza trascinare le cose per le lunghe come accade in tante serie, e lì scopre nell’ordine : che il padre aveva fattoquasi fallire la società senza dire nulla in famiglia; che il padre aveva avuto una relazione ventennale con un’altra donna, Patricia (l’affascinate Holly Harper) da cui ha avuto una figlia, Rebecca; che il marito vuole il divorzio.



Segue Tommy (Balthazar Getty), l’erede trombato cheal momento del testamento si vede soffiaredalla sorellail posto di presidente della società, dopo averci lavorato dentro per decenni. Con quali reazioni si puo’ immaginare. A partire dal mettersi in società con l’amante del padre.



Ma i personaggi più interessanti sono Kevin (Matthew Rhys), il fratello gay che porta la rappresentazione di un personaggioomosessuale su nuovi standard e Justin (Dave Annable), il fratello tossicodipendente a causa della guerra in Iraq.



Proprio così. Si parla dell’infame guerra schierandosi apertamente da una parte o dall’altra . Delle sue atrocità non solo sul suolo iraqeno, ma anche una volta tornati negli States, dove migliaia di soldati traumatizzati psicologicamente o fisicamente sono abbandonati a loro stessi e fanno uso di ogni droga per dimenticare.

Un atto di accusa mostrato nelle vicissitudini di Justin, che ben esemplificano cosa sia la guerra vissutaall’interno di una famiglia. Ma anche cosa sia la tossicodipendenza e come spesso la famiglia dia le risposte sbagliate pensando di fare del bene. Memorabile la scena (direbbe Moretti) in cui Justin viene affrontato dalla famiglia al completo per abuso di anti dolorifici.



Ma torniamo a Kevin che,a differenza dell’amico della Tatangelo, fa di tutto per rompere gli stereotipi nel paniere. Intanto lui non è la checca di molti telefilm (Ugly betty, Will& Grace). E giù uno stereotipo. Poi, ha la pancetta e non è né bello né brutto. Un tipo, diciamo. E giù un altro stereotipo, quello per cui un gay ha sempreun fisico da urlo.

Inoltre non fa né la shampista né la commessa ma l’avvocato. Stereotipo numero tre. Infine, ha la sensibilità di un muratore ucraino (con tutto il rispetto per i muratori ucraini). Commovente l’episodio in cui si offre di comprare con denaro contante il tempo del suo ragazzo per portarlo a una festa dove lo stesso doveva fare il cameriere.Eallora c’eranovolute ben tre donne per fargli capire che non si compra l’attenzione di una persona e se lo si fa si chiama meretricio.



Nuovi standard, dicevo. Come quello in cui Kevin bacia i suoi uomini al pari dei fratelli e sorelle etero. E in un episodio finisce per portare il suo ragazzo a fare porcellate nello stesso ranch dove di nascosto sono finiti tutti i suoi fratelli con mogli e morose.

Un telefilm che difficilmente vedremo in prima serata sulle reti nazionali. Questo perchè far vedere la realtà della famiglia media (intellettualmente sviluppata a differenza dei Cesaroni) significa minacciare i solidi valori nazionali.


A partire dall’amante di Kevin, il bellissimo Eric Winter, fratello di un candidato repubblicano alla Casa Bianca, gay dichiarato e prete protestante. O Saul, il fratello di Nora, che di fronte alla forza del nipote Kevin, trova il coraggio di confessare a sessant’anni suonati che l’unico amore della sua vita è stato un uomo. Perchè se per un trentenne è relativamente facile vivere l’omosessualità, non altrettanto lo è per le persone di una certa età. E fsono bentre personaggi gay che vivono vite indipendenti. Cose da far venire un ictus a mezzo Vaticano.

Oppure la crudeltà della guerra in Iraq o la libertà femminista di Nora, madre e vedova, che per questo non rinuncia a uscire con uomini per trovare un compagno, perchè la vita va avanti. E si fuma pure una canna in memoria dei fantastici anni 60. No , no. Meglio la demenza di un Ugly Betty, il falso romanticismo di Un Grey’s anatomy o le insulse ripetizioni di Desperate housewives. Il telespettatore medio italiano non deve essere disturbato nella sua apatia.

Giorgio Lazzarini

redazione@gay.tv

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