Perché Caitlyn Jenner non dovrebbe essere una portavoce dei diritti trans*

Caitlyn Jenner portavoce trans

Poche storie negli ultimi mesi hanno catturato l’attenzione dei media di tutto il mondo come la transizione dell’ex campione olimpico di decathlon Bruce Jenner, autentica figura di eroe sportivo americano negli anni ’70, protagonista delle cronache rosa, in anni più recenti, come secondo marito di Kris Kardashian.

Bruce ha fatto coming out come Caitlyn direttamente dalla copertina di Vanity Fair in uno scatto iconico di Annie Leibovitz. Nello stesso numero ha rilasciato una lunghissima e toccante intervista, in cui ha ricostruito la sua storia, le difficoltà che fino all’età di 65 anni le hanno impedito di fare coming out – nonostante avesse già provato, negli anni ’80, a iniziare la transizione – e parlato di quanto la mancata accettazione abbia rovinato il suo rapporto coi figli (Caitlyn ha sei figli, quattro da matrimoni precedenti a quello con Kris, coi quali non ha parlato per anni). Per concludere affermando che oggi si sente completa, realizzata e finalmente serena.

Da allora, Caitlyn è comparsa in pubblico più volte, ogni volta abbagliando il mondo con la sua bellezza ed eleganza, e ha pronunciato diversi discorsi parlando della sua condizione, tra cui quello, particolarmente toccante, tenuto in occasione della sua premiazione con il Ashe Courage Awards.

Mentre è innegabile che le spetti il merito di aver portato alla ribalta la condizione transgender nella cultura di massa, viene inevitabile chiedersi: che cosa pensa la comunità transgender di lei? Si sente rappresentata oppure no?

Indubbiamente non si tratta di una persona come le altre, non fosse altro che per la sua straordinaria posizione sociale. Il suo status di personaggio pubblico, come campione sportivo prima, e come protagonista di Al Passo con i Kardashian poi- serie tv che negli Stati Uniti genera una vera ossessione di massa – la sua ricchezza e il mondo glamourous in cui vive, possono anche aver aiutato la mentalità comune a “normalizzare” la condizione transgender, ma non è detto che abbiano fatto il bene della comunità T.

Qualcosa del sentimento che pervade la comunità trans in merito si può cogliere da una lunga chiacchierata tra le icone Laura Jane Grace – frontwoman del gruppo punk Against Me!, famosa anche per aver dedicato un intero album alla sua transizione, e Genesis Breyer P-Orridge dei Throbbing Gristle (questo il podcast).

Pare che Caitlyn vada in giro a dire cose come “Oh è così difficile essere una donna e decidere quale abito firmato indossare per una serata…” Questo non è “essere una donna”, è essere un personaggio della Hollywood dorata e non è certo una situazione comune per la maggior parte delle persone. Ci sono un sacco di teenager transgender per le strade di New York che si prostituiscono e rischiano l’AIDS per racimolare i soldi per la transizione, pronti a rischiare la propria vita per un bisogno così profondo, e non hanno certo una rete di salvataggio.

Non diciamo che Caitlyn non sia coraggiosa in termini di esperienza personale, ma il modo in cui questa storia viene presentata dai media, potrebbe creare molti danni. La abbiamo sentita dire “Mi sento come se potessi essere una portavoce per la comunità trans”. E più tardi ha dichiarato, “Per la verità non conosco nessun transessuale”. E lei vorrebbe essere una portavoce?? Non ha idea di ciò di cui parla… ha vissuto isolata nella sua bolla, coi suoi problemi, ma non sa niente di cosa significa essere un ladyboy a Bangkok, o una trans in Giappone o in Russia!

E voi cosa ne pensate? Caitlyn è in una posizione troppo privilegiata per essere un’autentica portavoce dei diritti trans*? Ditecelo nei commenti.

Venerdì 28/08/2015 da Fabio Genovese in ,

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