Camillo Langone: “Donne non ascoltate Tiziano Ferro”. Il Fatto risponde!

Camillo Langone: “Donne non ascoltate Tiziano Ferro”. Il Fatto risponde!

Camillo Langone, come abbiamo affermato già in un editoriale, ha fatto arrabbiare veramente tutti e non solo per il "Togliete i libri alle donne e faranno più figli". Il Fatto Quotidiano, per mano dell'avvocato Matteo Winkler, socio della Rete Lenford (Avvocatura per i diritti LGBT), risponde alla Preghiera di Camillo Langone uscita su Il Foglio del 1° dicembre in cui affermava che le donne non dovevano ascoltare Tiziano Ferro e George Michael perché "Ho sempre sentito l’omosessualità come un'offesa alle donne: possibile che loro, le vilipese, non la pensino così?".

Winkler, dopo aver liquidato Langone come un giornalista che in tempi di crisi non riesce a trovarsi un altro lavoro per cui sarebbe molto probabilmente più portato, lo condanna in modo piuttosto lineare: "C'è dell'evidente sadismo nel voler costantemente sottolineare il carattere abominevole delle relazioni omosessuali. Relazioni che – si badi – la religione condanna ma il diritto protegge: la Corte costituzionale, infatti, ha stabilito senza mezzi termini che le persone omosessuali hanno il diritto fondamentale di vivere liberamente la loro condizione di coppia. Anche cantandola, se ne hanno voglia". Winkler prosegue e, riguardo all'uso della religione per discriminare e disprezzare gli omosessuali, non risparmia una stoccata alle associazioni cattoliche bolognesi che si sono opposte all'ingresso di Agedo e Famiglie Arcobaleno nella Consulta dell Famiglia del Comune di Bologna: "Se la volontà della Chiesa è quella di cancellare le unioni omosessuali, imponendo loro di vivere nel silenzio e sostenendo che qualsiasi loro visibilità rappresenta un'offesa ai cattolici, beh, forse la Chiesa ha un problema non solo con l’omosessualità ma anche col diritto costituzionale". Notare infatti che la Curia attraverso l'inserto settimanale de L'Avvenire si è così pronunciata in merito alla questione bolognese: "E' una grave offesa in primo luogo alla ragione e al buon senso comune perché non si capisce la congruenza dell'una con le altre; poi alla comunità civica, perché in palese contrasto con l'articolo 29 della Costituzione; e inoltre alla comunità cattolica perché degrada a un relativismo senza fondamento nella persona umana quella concezione della famiglia che da secoli è patrimonio della nostra gente".

Ma se anche non si volesse andare a sindacare sul contenuto dei vaneggiamenti di Langone e de L'Avvenire, Winkler sottolinea un aspetto fondamentale di questo tipo di esternazioni e cioè l'effetto sulla società civile che spesso non ha un'opinione circostanziata sull'omosessualità ma si fa influenzare nel pensiero, nelle parole e nelle azioni da come soffia il vento: "Quelle dell’Avvenire, come quelle di Langone, sono parole e accuse gravi, perchè spingono i lettori a credere che si possa liberamente insultare le persone omosessuali, esortando addirittura al boicottaggio delle loro canzoni. Dalle parole alla discriminazione alla violenza il passo è breve, come ben insegna l'esperienza".

Gli autori di queste dichiarazioni così vergognose sono delle mine vaganti che istigano all'odio. Questo è il messaggio dell'avvocato giornalista del Fatto. Sono omofobi "abominevoli" incoscienti. Winkler conclude con una frase che spinge a riflettere: "A queste condizioni, forse, una delle cose che spinge le società moderne a odiare così tanto gli omosessuali è la capacità di questi ultimi di essere felici nonostante tutto". Che oltre alla religione ci sia quindi anche una buona dose di invidia?

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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