“Cani da combattimento contro gay”: su Facebook è quasi genialità

Facebook è una fucina di talenti nuovi, di menti all’avanguardia in costante allargamento. L’occasione migliore per accorgersene è spulciare i gruppi che ogni giorno inneggiano alle più sacre rivendicazioni. “Spiegate a Victoria Silvstedt che La ruota della fortuna non è un film porno”, per dirne uno. Innocue genialità. Di quelle che in fondo un sorriso lo strappano pure. Perché poi c’è un altro tipo di gruppo, dalla genialità potenziale, in germe. Ma senza velleità comiche.

“Cani da combattimento contro gay”, ad esempio. Sottotitolo: “Nuovo sport che aiuta i nostri cani ad allenarsi e allo stesso tempo ripulire le strade delle nostre città dalla perversione di mezzi uomini“. Motto: “Il gay è utile come le zanzare d’estate”. Gruppo cattivo cattivo? Non è questo il punto, di crudele in fondo non c’è nulla. È crudele l’idea di un cane mandato a morire per soddisfare le perversioni dei suoi aguzzini? È crudele che un uomo o una donna, solo perché naturalmente attratti da persone dello stesso sesso, debbano meritarsi una punizione corporale? Probabilmente sì, tutto questo sarà anche “cattivo cattivo”, ma quasi certamente gli autori dell’iniziativa non hanno nemmeno avuto bisogno di pensarlo.

Mi spiego. Chi ha fondato il gruppo (peccato non poterne conoscere i nomi) ha semplicemente messo insieme due pensieri, anzi due sensazioni di ordine superficiale: “Gay? Quelli che si travestono e danno aria alle chiappe appena possono” e “Cani da combattimento? Malvagio! Il dolce amico dell’uomo macellato dalle zanne di un suo simile. Crudelissimo e politicamente scorretto.”. Ecco. Due pensieri cattivi a caso, da ragazzacci di malaffare. Di quei ragazzi che già li puoi immaginare: capelli cortissimi, un po’ nazi, felpa nera, muso contratto da rabbia perenne, tatuaggio in bella vista. Ragazzi che, incontrandoli per strada, li eviteresti. Magari mentre passeggiano con i loro cani (da combattimento). I re del sobborgo, i padroni dell’asfalto.

Ragazzacci, appunto, che fiutano la cattiveria a distanza, animati da un rigurgito di pensiero controcorrente. Bad guys che, una volta a casa, accendono il pc e creano un gruppo sul social network in cui riversare la propria creatività maligna.

Un disegno eccellente, nulla da obiettare. A meno di non considerare un dettaglio che rovina la genialità di “Cani da combattimento contro gay”. Un fatale, minuscolo errore che sarebbe potuto essere evitato: quel nascondere i nomi dei fondatori e rendere privato l’accesso al gruppo, previa approvazione. A ripensarci, allora, alla luce di questa apparente minuzia, qualcosa cambia: forse quei ragazzi che si nascondono dietro lo schermo del pc a fondere insieme pensieri cattivi cattivi, non indossano felpe con simboli esoterici stampati sopra. Non hanno un bulldog sotto la scrivania a leccare i loro piedi. Forse i geni del social network non sono neanche maggiorenni, hanno i capelli profumati di balsamo e in questo momento la mamma sta portando loro la merenda. Che peccato. Avrebbero potuto essere dei nuovi, provetti geni del male. E invece sono solo dei campioni smanettoni. Un’ occasione sfumata. Il mondo è ancora salvo.

Alessandro Papadakis

Giovedì 01/04/2010 da in , , , , ,

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