Caro gay, benvenuto nel Ghetto. INTERVISTA a Andrea Q

Ghetto è il primo progetto editoriale che rileva, descrive e incentiva le forme di appropriazione degli spazi della città da parte dei suoi abitanti gay a partire dal nucleo di Porta Venezia lungo le arterie che da questo si sviluppano in tutte le direzioni. Il ghetto è il luogo in cui si riconosce più che altrove l’identità di una comunità a partire dalle sue modalità di appropriazione degli spazi collettivi ed è il luogo dove sono lecite e accettate le sue regole di comportamento.
Una mappa, Ghetto, che oltre a elencare i luoghi commerciali deputati al pubblico gay, racconta storie, illustra fenomeni e segnala situazioni localizzandole all’interno di un quartiere dai confini mutevoli.
È uno strumento che racconta la quotidianità costruendo una geografia sensibile della città.

Dalle interviste alle proposte musicali del Manfred Zeit, dalle pillole dei Gentlemen agli appuntamenti Fuori Porta: Andrea Q, che con Nicola Russi ha ideato e realizzato Ghetto, ha spiegato in esclusiva a GAY.tv il progetto che freme già da appena nato.

Ci racconti cosa è Ghetto e quali sono gli intenti di questo free-press?

Ghetto è una Mapzine, una mappa che ha come finalità quella di documentare fenomeni e proporre eventi legati principalmente alla comunità lgbt. A Milano non esiste un quartiere circoscritto per la comunità omosessuale; certo il cuore è identificabile nella zona di Porta Venezia ma poi si dirama in più direzioni, anche oltre i navigli. Nicola Russi ha avuto per primo l’idea di creare una mappa, che poi si è trasformata in corso d’opera, visto che abbiamo sentito la necessità di aggiungere rubriche e contenuti che hanno dato vita ad un qualcosa di più strutturato, diverso dalla semplice GayMap in circolazione. Ghetto è autofinanziato ed è realizzato da professionisti che per passione mettono a disposizione di tutti le loro capacità, sensibilità e punti di vista. L’intento principale è quello di sensibilizzare la fruizione dei luoghi di Milano in modo libero.

Ghetto è una parola difficile da gestire, dalle ovvie e facili associazioni: perché questo nome?

Proprio per questo abbiamo voluto utilizzare la parola Ghetto. Abbiamo voluto sdoganare il suo uso spesso connesso alla popolazione omosessuale, perché crediamo che nella comunità gay la questione dell’(auto)ghettizzazione sia oramai inappropriata e antica se non ovviamente sbagliata. Contemporaneamente la città non riconosce minimamente la presenza di una popolazione omosessuale massiccia, quindi provocatoriamente ci siamo affidati al significato primario del ghetto per puntualizzare questo aspetto.

Ok, ci hai convinto che Ghetto è una Mapzine da consumare: dove possiamo trovarla?

Siamo usciti da pochi giorni con il numero 0, una sorta di prova stampata in mille copie. Sono ancora recuperabili alla Libreria Babele di Milano, e in tre locali: Mono, Company e Blanco.

In questi giorni distribuiremo alcune copie al DOCVA – Centro di Documentazione di Arti Visive alla Fabbrica del Vapore, e al Kaleidoscope – redazione aperta che produce una rivista d’arte e fenomeni contemporanei. E poi potremmo mai mancare al Salone del Mobile?

Pensi che abbia senso iniziare in altre città italiane un progetto alla Ghetto?

Sicuramente Milano è una realtà quasi ideale per Ghetto perché più emancipata rispetto alle altre città italiane; certo non è un’isola felice, visto che i cittadini milanesi e l’amministrazione in primis cercano di normalizzare i vissuti dimenticandosi delle caratteristiche non comuni proprie degli individui. In altre città italiane Ghetto avrebbe buona vita, anche se forse in quei luoghi avrebbe più senso dedicarsi più attivamente ai contenuti veri e propri per la comunità gay piuttosto che alle singole azioni. In ogni luogo si potrebbe trovare una formula adatta al luogo stesso.
A noi di Ghetto piace avere sguardi diversi e non vogliamo passare per il solito gruppo di froci: così come abbiamo voluto intervistare Elio De Capitani, così come la volontà di far coordinare alcune rubriche da persone non omosessuali…

Stando alla città natale di Ghetto, quali sono per te e per Ghetto le urgenze della comunità omosessuale a Milano?

Ti rispondo con le parole di Enzo Di Sciullo, un ragazzo che abbiamo contattato e la cui storia si può leggere proprio su Ghetto: “L’esigenza è quella di riuscire a passare inosservati. La comunità gay dovrebbe fare battaglie per ricercare l’indifferenza altrui più che per l’accettazione, cioè passare inosservati quando in strada siamo mano nella mano”. Il lavoro che deve fare la comunità quindi non è solamente circoscritto alla rivendicazione dei propri diritti (cosa che in altre città del pianeta è già consumata); sarebbe molto più contemporaneo raggiungere una dimensione semplicemente meno inquietante.

Giovedì 01/04/2010 da in , ,

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