Caro Vendola, io sto con Ratzinger

Papa Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger, ha dichiarato nel suo libro-intervista curato dal giornalista tedesco Peter Seewald, che “l’omosessualità non è mai moralmente giustificabile”. È ovviamente sottinteso ch’egli si riferisce alla morale cattolica. L’omosessualità è una prova, per il Pontefice. Dice infatti che se un individuo si rende conto di essere omosessuale, “questa è per lui una grande prova, così come una persona può dovere sopportare altre prove”. Sono d’accordo. Non si può pensare di essere cattolici e fare sesso tra uomini o tra donne. Così come non ci si può professare cattolici, e poi abortire o divorziare. Così come non si può usare il profilattico o abbandonarsi al sesso per il puro piacere della carne e dirsi cattolici. Il fatto che il sacramento della confessione permetta ai cattolici di fare il proprio comodo, confidando nel troppo facile atto del pentimento, rinforzato da tre padre nostro, dieci ave maria e l’atto di dolore, non può significare far ciò che si vuole.

Sto con Ratzinger, che sin dall’inizio del suo pontificato ha dato segnali di purezza rispetto alla parola del suo dio. Ratzinger preferisce “pochi ma buoni”, per ricompattare in un nucleo forte la comunità in grado di diffondere la parola del suo dio. Per questo infatti non è molto amato da quella potenza politico economica che è la Chiesa Italiana. Che invece preferiva un Papa pop alla Wojtyla, più permissivo, anche se più omofobo di Ratzinger. Perché Wojtyla era in grado di estendere il consenso dei cattolici all’italiana, quelli che comprano sesso con ragazzine e poi stendono finanziamenti alle scuole cattoliche.

Ratzinger non è a suo agio con la Chiesa Italiana e la CEI. La guerra intestina degli ultimi due anni ne è una prova palese.

Nelle osservazioni di Ratinzger c’è per altro un’ammissione da fine teologo, sfuggita ai più. Ratzinger riconosce la possibilità di un orientamento omoaffettivo, e anzi precisa che ad oggi “ancora non si sa” se le tendenze omosessuali “sono effettivamente congenite oppure se nascano invece con la prima fanciullezza”. Quel che preme al Pontefice è precisare che per la morale del dio cattolico e dunque della sua dottrina, avere rapporti omosessuali è moralmente non giustificabile. Se un uomo tende ad innamorarsi di uomini, se vuole rispettare la morale cattolica, deve astenersi dalla sessualità.

Anche quando annuncia che l’omosessualità “rimane qualcosa che è contro la natura che Dio ha originariamente voluto” Ratzinger ribadisce una visione del mondo tipicamente cattolica, che vede l’essere umano come figlio di un dio superiore, diverso dagli altri animali tra i quali infatti l’omosessualità è altrettanto diffusa, al centro di un progetto Padre-Figlio-Spirito Santo che lo pone su un piano superiore rispetto al disegno complessivo dalla natura.

Non possiamo chiedere conto a Ratzinger dei principi morali della religione di cui egli è capo, se non all’interno di un dibattito tra adepti. Il discorso va spostato su altri fronti: perché la Chiesa controlla i media? Perché tanta attenzione pubblica alle parole del Papa? Perché l’otto per mille? Perché lo IOR, la banca vaticana che ricicla i soldi delle mafie? Perché la genuflessione dell’intera classe dirigente, economica e politica, ai piedi del clero cattolico? Perché Comunione e Liberazione, lobby economica cattolica che raccoglie 34.000 imprese e fattura 70 miliardi di euro l’anno (fonte: “La Lobby di Dio” libro di Ferruccio Pinotti in uscita oggi 23 Novembre 2010 edizione Chiarelettere)?

Io sto con Ratzinger che pone con limpidezza quegli imperativi che competono al monarca assoluto di uno stato teocratico, ma soprattutto al capo spirituale di una comunità religiosa. Certamente oggi sono vicino ai gay cattolici come Nichi Vendola, ai quali però vorrei dire: siete voi il punto della questione, è nella vostra coscienza che risiede l’angoscia, è nei vostri occhi che lacrima la contraddizione. La vostra incoerenza è ormai inaccettabile e fareste bene ad occuparvene nel silenzio della vostra menzogna.

Giuliano Federico

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