Claudio Santamaria: “sono gay e voglio un premier donna”

Al Festival del Cinema di Roma arriva “Le cose che restano“, una miniserie che vedremo nei prossimi mesi sulla Rai scritta da Sandro Petraglia e Stefano Rulli, già sceneggiatori de “La meglio gioventù” e “La vita che verrà“. Un “Brothers & Sisters” all’italiana proiettato nella sua interezza nelle sale del festival con un cast che parla da sé: Ennio Fantastichini, Daniela Giordano, Paola Cortellesi, Lorenzo Balducci, Alessandro Sperduti e Claudio Santamaria. Una storia che parla di guerra, di immigrazione, di conflitti fra genitori e figli, e soprattutto di omosessualità.

Santamaria è un gay che lavora al ministero degli esteri dove si occupa di immigrazione clandestia, un gay di tutti i giorni, il gay “giacca e cravatta” che la televisione non è abituata a mostrarci. “Il mio personaggio” racconta Santamaria in conferenza stampa “lavora per il ministero degli esteri, deve monitorare l’iimigrazione clandestina. Nella fiction sono gay, abbiamo scelto la strada dell’assoluta non caratterizzazione. Volevano che il pubblico si potesse identificare, un po’ come quando al Gay Pride vedi sfilare alcune persone in giacca e cravatta con il catrello “Sono il tuo avvocato, il tuo commercialista“.

Seduta al fianco di Santamaria in press conference, c’era Julianne Moore, a Roma per presentare il suo “The Kids Are Allright” storia di una coppia di madri lesbiche (lei, ed Annete Bening) che decide di far conoscere ai propri figli il loro padre biologico (Mark Ruffalo). La famiglia gay, per Julianne Moore è “il futuro, far parte di una famiglia gay a New York non è poi così strano“. Santamaria replica: “Il futiro è gay? Non so, anche il presente e il passato.

Io piuttosto sogno che il futuro sia donna, vorrei un premier donna, non ce la faccio più“.

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