‘Coma’: il libro di Pierre Guyotat

Questo libro racconta le ambizioni, la crisi e la conseguente caduta in un profondo stato di depressione di uno scrittore di successo.
Pierre Guyotat non è conosciuto dai più, ma è tra i più importanti autori della generazione post-Sessantotto, stimato da Roland Barthes e Michel Foucault.
Le sue opere nel nostro paese non circolano per il semplice fatto che sono state tradotte in più di quaranta lingue, ma finora mai in italiano.
L’autore in questo libro ci guida nel vortice della propria vita, passando dai ricordi d’infanzia e della gioventù fino a quelli della maturità.
La scrittura e la vita di Guyotat sono note per la sua tensione epica e la sua propensione allo scandalo: da quello antimilitarista di “Tombeau pour cinq cent mille soldats”, a quello dell’omosessualità dichiarata in “Prostitution”
Queste opere gli valsero processi per oltraggio alle istituzioni da cui l’autore si è salvato narrando in “Coma” lo stato di semicoma seguito all’internamento psichiatrico nel 1977.
I continui ricoveri in clinica, gli stadi più neri della malattia, le notti trascorse per strada si mischiano ai ricordi e ai fatti di vita quotidiana, con uno slancio e una forza che fanno di questo libro un piccolo classico della letteratura autobiografica che rinnova il genere delle “Confessioni”, da Agostino a Rousseau, arrivando ad Artaud.

A proposito della sua omosessualità e della sua concezione della scrittura e del pubblico vi riportiamo una parte di un colloquio tra Pierre Guyotat e Maroussia Klimova, pubblicato in “Quel che resta della Storia è l’Arte”.

Con “Prostitution”, del 1975, lei ha preso in qualche modo le distanze dal
lettore di massa…

Non ho premeditato nessuna “presa di distanza dal lettore di massa”: oggi in Francia non c’è più un “lettore di massa”, c’è solo un “telespettatore di massa”. Io mi muovo nella direzione in cui mi portano la mia voce interiore, la mia logica, il mio cuore; là dove il canto si avvicina alla sovversione (è lì che si tocca l’ “universale”), dove c’è più forza, musica e verità.
Ma le opere che le sembrano più “popolari”, Tombeau e Éden, Éden, Éden, erano e restano sempre
“difficili” perché non conformi e libere
: è per la loro non conformità, per la loro libertà, e anche per il loro “spessore” che le cercano e le amano le nuove generazioni, stanche di leggere solo “pattume”.
Si è persa l’abitudine di cercare nella lettura il ritmo, lo spessore; la proliferazione della produzione narrativa, perlomeno in Francia, ha cancellato anche il ricordo di una lingua intesa come
“rilievo”, da cui lo stupore della critica di fronte a “Progénitures”, accettato comunque perché “sono io”, e in apparenza (con l’indicazione dei versetti), per la gente vi è una logica, un respiro. Ci vuole
molto eroismo generale e quotidiano per scavalcare questo accecamento della classe culturale media francese oggi, e continuare a lavorare, a “comporre”.

Che cosa pensa dell’omosessualità?

Penso che la “normalizzazione” di quella che si chiama “omosessualità” è al tempo stesso legittima e pericolosa: legittima, anche solo per riparare i torti avvenuti nella Storia (e riparare preventivamente quelli che ancora verranno) a questa sessualità (slancio sessuale), consentendo un ampliamento del desiderio sessuale (lacerazione), quindi dei sensi; pericolosa, perché rischia di creare un’esclusività, una specializzazione, un fanatismo, in un ambito che dovrebbe essere di infrazione dei limiti, di gioco, di rischio, di derisione.
Quella che è chiamata “omosessualità” dovrebbe risvegliare l’intera sessualità, “giocare” un ruolo promotore e perturbatore nella sessualità in genere, restituirle un po’ di quel che perde nell’istituzionalizzazione della cosiddetta “eterosessualità”; una normalizzazione le fa perdere immediatamente quel suo compito delicato e coraggioso.
Inoltre, dire di qualcuno che “è” omosessuale o eterosessuale è un’idiozia rivoltante.
Per quanto mi riguarda, ho sempre sentito e, più o meno, vissuto entrambi gli “orientamenti” sessuali, nella mia vita, ma penso che i due desideri siano di natura differente, e la lacerazione intima si approfondisce.
Per concludere le dirò che lo spettacolo che mi ha più impressionato sessualmente da bambino è stato un incontro di lotta libera tra donne nel fango o nella sabbia che il prete del paese aveva dimenticato di tagliare nelle notizie sportive che precedevano la proiezione del film al cinema dell’oratorio.

E in generale, anche oggi, nei film pornografici, lo spettacolo della stretta fra donne è
quello che mi produce l’effetto organico più deciso.

Lunedì 19/10/2009 da in , ,

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