Come Ratzinger divento` Papa: diario segreto di un conclave

E’ la prima volta che un documento del genere viene messo a disposizione della stampa e del pubblico laico: un vero e proprio diario di bordo, testimonianza e cronaca delle 24 ore tra il 18 e il 19 aprile 2005 in cui 115 cardinali, nel più assoluto segreto del conclave, elessero Papa Joseph Ratzinger. Si tratta degli appunti personali di un prelato, per ovvi motivi anonimo, che ha preso direttamente parte all’elezione; a pubblicare il testo è il magazine di geopolitica Limes (LEGGI QUI TUTTO L’ARTICOLO>> ), che racconta cosa è successo dietro i sigilli della Sistina, mentre il mondo aspettava il nome del nuovo capo della Chiesa.

L’anonimo cardinale racconta subito l’arrivo all’ex ospizio di Santa Marta, la sera di domenica 18 aprile: si tratta di un vero e proprio bunker di lusso, dove i prelati godono di ogni confort rinchiusi in un totale isolamento. Persino le persiane delle finestre sono bloccate, per evitare qualsiasi contatto con il mondo esterno. Per la stragrande maggioranza dei cardinali si tratta della “prima volta”: su 115 prelati, infatti, solo due hanno già partecipato all’elezione di un Papa. Il conclave si apre il 18 di aprile, inaugurato dal solenne giuramento del cardinale decano, Joseph Ratzinger. Poi, uno a uno, tutti i partecipanti tenendo la mano sul Vangelo, pronunciano una formula abbreviata: “io prometto, mi obbligo e giuro. Cosi` Dio mi aiuti e questi santi Evangeli che tocco con la mia mano”. Il maestro delle liturgia sussurra le parole “extra omnes”: fuori tutti. Da questo momento solo i prelati elettori restano nella Cappella Sistina; le porte vengono sigillate, il mondo rimane fuori, in attesa. Gli unici occhi che possono vedere cosa accade durante il conclave sono quelli di chi vi prende parte, e quelli eterni che Michelangelo ha affrescato nel suo “Giudizio Universale”.

La ritualità dell’elezione è elaborata, antica, affascinante: ogni scheda è rettangolare, in modo che, una volta piegata, rimanga visibile solo la parola “eligo”, eleggo, mentre il nome del prescelto è nascosto. Ogni prelato consegna a mano il suo biglietto, tenendolo alto e ben visibile a tutti sopra la testa. Leggendo ad alta voce i nomi dei candidati, l’ultimo scrutatore (sono tre) buca le schede con ago e filo: alla fine dello scrutinio, i voti resteranno legati insieme in un nodo inscindibile. I risultati della prima votazione sono nulli: 47 voti per Joseph Ratzinger, 10 per l’argentino Jorge Mario Bergoglio, 9 per Carlo Maria Martini, 6 per Camillo Ruini, 4 per Angelo Sodano, gia` segretario di Stato vaticano. Per avere un’elezione valida, bisogna raggiungere un consenso di 77 voti. Da subito stupisce la scarsità di preferenza andate al cardinal Martini, dato dai sondaggi come il grande rivale di Ratzinger.

Secondo la fonte del diario, Martini era visto come “candidato di bandiera”, capace di coagulare intorno a sé il dissenso dell’ala più progressista. La vera sorpresa è però Jorge Bergoglio, cardinale di Buenos Aires: nome oscuro, origini difficili (un Papa latinoamericano sarebbe un enorme cambiamento), tuttavia emerge come il potenziale “altro uomo” da tenere d’occhio.
I voti vengono quindi bruciati, perché non deve rimanere nessuna traccia della votazione: si tratta di uno scrutinio nullo, per cui mentre all’interno i prelati sbirciano il lavoro dei fuochisti che gettano i biglietti nel camino, le tv di tutto il mondo appostate in piazza San Pietro vedono spuntare in cielo un fumo nero. Niente di fatto.
La sera scende sul conclave, e i prelati tornano alla fortezza di Santa Marta: il redattore del diario racconta una cena ricca di commenti, ipotesi e sondaggi informali.

Il blocco dei sostenitori di Ratzinger si concentra sui votanti indecisi. Ruini dichiara che riverserà i suoi voti sul decano tedesco, gli elettori di Martini decidono di puntare su Bergoglio. Il cardinale portoghese Jose´ Policarpo da Crux, stremato dalla giornata stressante, non resiste ed esce all’aperto a fumarsi un sigaro.
Il giorno successivo è il 19 aprile, e l’appuntamento alla Cappella Sistina è per le 9: alcuni prelati usufruiscono dell’apposito servizio di minibus, mentre altri ne approfittano e fanno una passeggiata. Ancora una volta, le porte del conclave si chiudono dietro di loro, ancora una volta la formula è “extra omnes”. Le votazioni riprendono subito, ed è chiaro come tira il vento: meno dispersione, meno indecisione, i voti si polarizzano intorno a due candidati: Ratzinger 65 e Bergoglio 35.

E’ ormai chiaro che quest’ultimo è l’unico candidato capace di opporsi al consenso del decano bavarese. Il cardinale argentino è moderatamente aperto sul piano sociale e pastorale; aveva criticato l’eccessiva rigidezza di alcuni prelati vicini a Wojtyla riguardo all’etica sessuale, dicendo “vogliono mettere tutto il mondo in un preservativo”. Per molti è lui il candidato progressista da opporre a Ratzinger, e infatti il suo consenso cresce. Alla terza votazione raggiunge i 40 punti. Il decano del Sacro Collegio però arriva a 72, ovvero a 5 punti dal pontificato.
Il pranzo interrompe il conclave, l’atmosfera è un po’ tesa e si respira l’ansia dell’attesa. Domani grandi novità” sussurra il cardinale Martini a un collega, ipotizzando un radicale cambio di scenario in caso di un’ulteriore mancata elezione. Il pomeriggio si apre con un’altra votazione, la quarta. Ancora una volta i nomi vengono apposti sotto il sigillo di “eligo”, ancora una volta le schede passano nelle mani del primo scrutatore, che legge ad alta voce, poi del secondo e infine del terzo che cuce insieme i voti. Bergoglio 26, Ratzinger 84. Fumata bianca, habemus papam.

Francesca Tognetti
francesca.tognetti@gay.tv

Lunedì 14/09/2009 da in , , ,

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