Cosmo Jarvis: i pirati gay e la canzone d’amore perfetta

dalla Community

Tutti si chiederanno chi è: Cosmo Jarvis? Io l’ho trovato per caso su internet e per semplificarmi la vita mi sono informato su di lui con Wikipedia. Quello che però mi ha colpito subito e da cui sono risalito alla sua storia, è un video del suo ultimo singolo: “Gay Pirates”.

Me ne sono subito innamorato. Sia del singolo che di lui. Andando poi a cercare la traduzione corretta del testo, denoto anche una notevole e spiccata professionalità nello scrivere e nel trattare anche un argomento abbastanza delicato. Il video è irriverente e ironico, anche se appunto non del tutto così allegro anzi, una scelta consapevole quella del testo.

Ma andiamo nello specifico: Jarvis parla appunto di una relazione complicatissima, quella tra due pirati che si amano alla follia e che vogliono condividere il loro amore in assoluta pace, e che ovviamente devono vivere il prorpio amore in segreto, quando poi vengono scoperti dagli altri “commilitoni” per la coppia non è vita facile, torture e persecuzioni e stupri sono all’ordine del giorno.

Questo coplisce profondamente, e nel testo descrive quello che uno dei due della coppia prova: “E sono stanco di essere picchiato e frustato e flagellato a morte / Voglio una notte senza stupri di gruppo come se mai potesse accadere / Ma sei tu, mio amore, tu sei la mia terra, sei il mio uomo“. Parole che spiazzano e che fanno pensare.

Non fatevi quindi ingannare del ritornello orecchiabile e apparentemente leggero. Si tratta di ben altro. Jarvis scrive bene e canta con una voce giovane e fresca, ma roca allo stesso tempo. Il suono poi ritrovato dell’ukalele anche in altre canzoni ricorda la voglia di poter allegerire dei temi anche abbastanza difficili da descrivere.

Io mi sono ritrovato quasi a vivere all’interno di una voglia di creare una favola nelle prorpie canzoni, che durino e che diano una visione del tutto onesta di argomenti che non a tutti verrebbero in mente. In “The Wave That Made Them Happy“, lo si può notare in uan performance del tutto freaky e fuori dagli schemi per un solito video musicale. Ovviamente casalingo e Pulito, sicuramente di qualche tempo fa.

Ritornando a “Gay Pirates” si può notare una versione live bellina e credibile anche come musicista a tutto tondo, supportata dai fan scatenanti e quasi in delirio alla conclusione della sua performance ad Amsterdam.

Che altro dire? Vi innamorerete di questo bel ragazzone classe 1989 come ovviamente me ne sono innamorato io, e poi esteticamente è pure manzo, quindi abbandonatevi a una sana e serena sprizzata di volontà e ottimismo, di energia giovanile e frizzante. Sul suo sito personale potete trovare in vendita anche il singolo “Gay Pirates” in edizione limitata e alcuni gadget divertenti da acquistare assolutamente se non sapete cosa indossare per i prossimi Gay Pride.

Non tiratevi quindi indietro nel poter sostenere buona musica emergente, che a fatica cerca di risalire in questo mondo mediocre e autoreferenziale. Fatevi quindi cullare dalle armonie di Cosmo Jarvis e abbandonatevi.

dalla Redazione, di Marcello Signore

I nostri utenti talent scout e scopritori di nuove giovani leve della musica internazionale: abbandonate Britney e Gaga (“so mainstream“) si danno (ben venga!) ad una musica piuttosto di nicchia, ammaliante, un po’ come quella di Milow (che tanto somiglia a questo Cosmo Jarvis) o dell’emergente Catalin Josan. Giovani, belli, con dei testi mozzafiato e spesso strimpellatori spiantati di emozioni, con tanta buona volontà. Quando però ho sentito “Gay Pirates” sotto consiglio del nostro lettore, la mia riflessione rispetto all’amore fra due pirati che di notte sperano di non essere più maltrattati dal cattivo “captain” e che sognano di scappare “somewhere where the captain won’t be mad” la mia riflessione non è stata sulla profondità del binomio maltrattamento-cattiveria ma sulla profondità dell’amore. In particolare una frase mi ha fatto capire come “Gay Pirates” (perchè questo brutto titolo?) fosse una delle canzoni d’amore più belle mai scritte, al pari di “Lover you should’ve come over” di Jeff Buckley o “Rewind” di Paolo Nutini: “They put glass on my sandals, so my feet would bleed all day. And they forced me to wear them, or they said they’d make you pay” ["Hanno messo dei vetri nei miei sandali, così che i miei piedi sanguinassero per tutto il giorno. E mi hanno costretto ad indossarli, altrimenti mi hanno detto che te l'avrebbero fatta pagare"]. Forse la migliore dichiarazione d’amore mai scritta in rima: siamo pronti a farci sanguinare i piedi tutto il giorno, al caldo, su una scialuppa traballanti, tra i pirati, per amore? Siamo pronti (come si dice dopo) a dormire anche per terra pur di ricevere un solo sguardo dall’amato “Sebastian“?

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Mercoledì 13/04/2011 da in

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