Daria Bignardi: “I gay dovrebbero pretendere di contare di più” – INTERVISTA

Daria Bignardi intervista gaytv

di ALESSIO POETA

Qui, la situazione, è più difficile di quanto nessuno possa immaginare. Cosa si può chiedere di originale ad una donna che dell’originalità intellettuale ha fatto il segreto del suo successo?
Cosa si può chiedere a chi è abituata a chiedere e difficilmente a rispondere? Io non lo so. Ma non lo so davvero. Quando Daria Bignardi ha accettato questa intervista ho provato la stessa identica sensazione di quando mi ammisero alla maturità senza che me lo fossi meritato. Quel senso d’inadeguatezza che mi accompagnava ai tempi del liceo ritorna improvvisamente a farmi compagnia. Il motivo dell’intervista è quel pezzo uscito qualche giorno fa sul suo BARBABLOG per Vanity Fair. Il pezzo che ha smosso lacrime, Mi piace, commenti e condivisioni s’intitolava: “Cara Prof, caro ministro Alfano, un giorno ricorderemo quando i gay non si potevano sposare”.

E noi, “Cara Daria”, un giorno ricorderemo quando i gay non si potevano sposare?
Accadrà, è inevitabile, perché è talmente naturale che chi si ama possa sposarsi che non puó non accadere. Così come era assurdo che le donne o i neri non potessero votare e oggi ci sembra impossibile che ci sia stato un tempo in cui poteva esistere un divieto tanto assurdo. Accadrà, ma saremo così in ritardo rispetto al resto del mondo civile che ci vergogneremo di aver dovuto aspettare tanto quel momento.

Lei che Renzi un pochino lo conosce, pensa davvero che riuscirà nell’impresa delle unioni civili?
Sì, penso che lo farà. L’ha promesso. Magari ci metterà più tempo del previsto, ma lo farà.

Daria Bignardi gay

Non ha paura che sarà il classico contentino all’italiana?
Di certo non sarà il matrimonio, che sarebbe quello che i paesi civili hanno ottenuto.

Lei che è da sempre un’icona del movimento omosessuale, ha qualcosa da recriminare al movimento stesso?
Non saprei. Dovrei pensarci meglio. Ecco, forse si potrebbe essere più organizzati e determinati nella richiesta dei diritti e pretendere di contare di più.

Pride sì, Pride no?
Il Pride c’è in tutto il mondo ed è un momento di festa e di condivisione: Pride sì, ma non è obbligatorio partecipare.

Si è mai chiesta come mai piace tanto al pubblico gay?
Una volta l’ho chiesto a una mia cara amica lesbica molto spiritosa e mi ha dato una risposta fantastica: “Credono che tu sia colta”.

Da Vespa ha dichiarato di essere stanca di fare Le Invasioni Barbariche. Dobbiamo immaginarci questa come la sua ultima edizione?
È soprattutto una stanchezza fisica: un programma di oltre tre ore di diretta, in cui faccio sei faccia a faccia uno dietro l’altro, tutti molto intensi, è umanamente quasi impraticabile. Non ho il tempo di prepararmi bene come vorrei, e non ho le energie per dare sempre il massimo. Credo poi che chiediamo troppo allo spettatore: è un formato strabordante rispetto al suo profilo, che chiede cura del dettaglio, intensità e approfondimento. Preferirei un formato più compatto: due o tre interviste al massimo. Sei sono troppe.

Ha intervistato tanti personaggi negli anni. Qual è l’intervista ch\e l’ha delusa maggiormente?
Ovviamente non te lo dico. Se invito qualcuno sono responsabile di quell’invito, non mi metto certo a spettegolare su un mio ospite. E poi il pubblico lo capisce da solo: il mio sguardo è trasparente.

Eppure io pensavo che l’intervista all’ex On. Luxuria, datata 2006, fosse una di quelle che…
Sono passati quasi dieci anni, non me la ricordo tanto.

Io poi tendo a dimenticare tutto, figurati un’intervista di tanto tempo fa.

Un personaggio che avrebbe tanto voluto e che le ha sempre detto: “NO”?
Nanni Moretti!

Finite le Invasioni Daria cosa farà?
Ormai manca pochissimo. Concluderò un breve romanzo che presenterò al Salone del Libro di Torino, in maggio. S’intitola SANTA DEGLI IMPOSSIBILI , non ne avevo ancora parlato a nessuno: surprise!

Lei come si sente: più snob o più pop?
Più pop! Non vedete come sghignazzo?

Il suo quarto romanzo, L’Amore che Ti Meriti, è ancora nella top ten dei libri più venduti in Italia. Di chi è il merito?

Daria Bignardi copertina

Mio, che ho scritto un bel romanzo (ride, ndr) e dei lettori che amano i miei libri, dove metto me stessa al cento per cento, molto più che in tv.

A chi dice che questo sia il suo romanzo più bello?
Dico: Grazie!

Quando deve scrivere dove trova la sua dimensione?
Nella mia mente, che non pensa ad altro che alla storia in cui sono immersa dal momento in cui mi sveglio a quello in cui vado a dormire. Ci penso anche mentre dormo.

Qual è la prima persona alla quale fa leggere il manoscritto?
Dipende, ma in genere al mio direttore editoriale Antonio Franchini.

Mamma. Conduttrice. Autrice. Scrittrice. Giornalista. Dove pensa di dare il meglio di se?
Vorrei rispondere mamma, ma sarebbe presuntuoso, anche se spero sia così. Come scrittrice e autrice televisiva dò tutto. Come giornalista e conduttrice un po’ meno, ci sono meno portata.

Non ha mai pensato: “Ora smetto”?
Di fare cosa? Di vivere? Se intendi “di fare tv” lo penso dal giorno che ho iniziato, una ventina di anni fa. Poi però vado avanti, nonostante continui a non sentirmi a mio agio di fronte a una telecamera. Ma quando viene fuori un lavoro ben fatto e gli spettatori sono contenti, è ancora una bella soddisfazione. Poi lavoro con un piccolo gruppo di persone straordinarie con le quali ci divertiamo un sacco pur in mezzo a mille difficoltà. Forse la cosa più difficile sarebbe rinunciare a loro perché, quando scrivi romanzi, sei solo per lunghi mesi, magari per anni.

E se Daria dovesse smettere chi vedrebbe bene come sua erede?
Dici alle Invasioni? Non ci ho mai pensato: Invasioni c’est moi. Ma se me lo chiedessero da autore televisivo cercherei un giovane o una giovane, sicuramente trentenne, brillante, spiritoso, originale ma anche profondo e secchione perché preparare e condurre sei interviste in diretta richiede molto impegno e abnegazione: potrei fare dei provini. Gente brillante in giro ce n’è un sacco.

Alessio Poeta

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Venerdì 13/03/2015 da alicema

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