Festival internazionale del film di Roma 1/2. GALLERY +VIDEO>

Mostri sacri di Hollywood, nuove proposte internazionali, la meglio gioventù cinematografica italiana e gli “special guests” d’eccellenza. Ecco le anticipazioni sui film che stanno per sbarcare al festival internazionale del film di Roma. Prossimamente sul grande schermo amore, guerra, lacrime, sangue, ironia, vampiri e rabbini. Con qualche inaspettato risvolto gay.

I mostri sacri – Prossimamente da Blockbuster

Suvvia, non facciamo gli snob: un film firmato Cohen o la faccia di Colin Farrell su una locandina sono una bella garanzia per lo spettatore medio, che andando al cinema il mercoledì sera e scegliendo un polpettone americano, si sente ragionevolmente sicuro: per quanto brutto un blockbuster non trasformerà mai una giornata così così in una giornata schifosa. E non è poco.

Apre il Festival il film “Triage” del regista Danis Tanovic premio Oscar per “No Man’s Land”: ed è un inizio col botto per i colossi di Hollywood che schierano come avanguardia nientepopodimeno che Colin Farrell

(anche lui tanto amato da queste parti), nel ruolo di un giornalista di guerra dal precario equilibrio e dagli oscuri segreti. Un’altra grande produzione “made in Usa” è “Up in the Air” di Jason Reitman (già applaudito per “Juno”) in cui George Clooney interpreta un uomo d’affari vagabondo legato soltanto alla sua tessera frequent flyer, sempre sospeso nel limbo aeroportuale della business class. C’è cinismo, c’è solitudine, c’è sesso senza significato. Ma scommettiamo che ci sarà anche redenzione?

The Last Station” di Michael Hoffman è la storia del grande scrittore Tolstoj vista da un’angolazione inedita: il punto di vista della disgraziata moglie, una contessa russa che da un giorno all’altro si ritrova con un marito povero in canna, anarchico e vegetariano.Fuori concorso chiude la kermesse “Julie & Julia” di Nora Ephron, storia d’amore, di cucina e di amore per la cucina con il sacrissimo mostro Meryl Streep nei panni di una casalinga disperata (e forse nemmeno troppo disperata) ante litteram. Un altro “grande” atteso fuori gara al festival capitolino è Anthony Hopkins, protagonista con Omar Metwally di “The City of Your Final Destination” di James Ivory, e ci saranno anche i fratelli Cohen con il loro “A Serious Man” ovvero il surreale disastro esistenziale del povero Larry tra parenti schifosi e vicini esibizionisti. Riusciranno tre rabbini a rappezzare la vita di Larry?

Saranno famosi? (Basta non farsi spaventare dai titoli)

Se una megaproduzione americana ha il pregio di essere spesso (non sempre per fortuna) affidabile come un diesel tedesco su un’autostrada svizzera, ci sono altri film (piccoli, semi-inidpendenti, fatti con due soldi, magari cinesi o francesi) che rappresentano per lo spettatore un piccolo rischio. Sono come un’auto sportiva usata: possono essere delle fenomenali fregature che ti lasciano a piedi – o addormentato. Ma possono anche rivelarsi dei gioielli, capaci di trasformare un mercoledì sera così così in un’avventura. Perciò diamo una chance anche alle pellicole meno conosciute che sfileranno a Roma. “Vision” è l’ultimo film di Margarethe Von Trotta, ed è la storia di una suora protofemminista (?!) alle prese con visioni religiose.

Un bel colpo nello stomaco viene invece dalla fotografia documentaristica e dal realismo sudamericano di “Dawson island 10” in cui Miguel Littin racconta la verità sul campo di concentramento dove vennero imprigionati e torturati i fedelissimi di Allende all’indomani del sanguinoso golpe cileno. Ancora cinema latino per le notti acide di “After”, in cui il regista spagnolo Alberto Rodriguez mette a nudo il giovane talento Maxi Iglesias, del quale, scommettiamo, sentiremo ancora parlare.

Maxi Iglesias

Si parla di cinema, non possono mancare i francesi. Con quello che sembra proprio essere un bel classicone introverso e introspettivo di quelli che oltralpe sfornano come brioches: “Les Regrets” di Cedric Kahan.

Chaque jour est une fete” di Dima El Horr ci porta a Beirut tra i miraggi d’eroismo che accecano gli uomini e la disperazione reale della guerra, che le donne vivono e combattono sulla loro pelle. Se riuscite a pronunciare i titoli, non perdetevi le pellicole asiatiche: “Qingnian” (vuol dire “gioventù” e “Lang Zai Ji” (sottotitolo: “The warrior and the wolf”). E’ la Cina che avanza.

Italiani, brava gente (al cinema)

Gli italiani in concorso tirano fuori l’artiglieria, sfoggiando vecchie glorie e i nuovi talenti della meglio gioventù cinematografica, quella sofisticata non-mocciosa e non-mocciana. Un filino snob forse, ma non di solo “Uomini e Donne” vive l’uomo. Sfilano quindi sugli schermi romani “Alza la testa” di Alessandro Angelici con Sergio Castellitto nei panni di un pugile ammaccato dal ring e dalla vita e padre del giovanissimo “per-la-prima-e-forse-unica-volta-sul-grande-schermo” Gabriele Campanelli. Punta sulle donne invece Giorgio Diritti con il suo “L’uomo che verrà” nel quale schiera la nuovissima musa della “bellezza particolare” (nessuna ironia: è davvero bella e particolare) Alba Rohrwacher e il talento rigoroso ormai collaudato di Maya Sansa. Grande attesa anche per “Viola di mare” in cui Donatella Maiorca racconta attraverso i corpi e le voci di Valeria Solarino e Isabella Ragonese, la storia dolce e ruvida di una donna che nella Sicilia dell’800 si traveste da uomo per trovare la libertà e rompere ogni tabù, persino il più grande: un amore lesbo.

Se i film italiani in gara sembrano studiati apposta per ridurre la sala a un mare di lacrime, il morale del pubblico potrà forse risollevarsi un po’ con le anteprime dei fuori concorso nostrani. Due le pellicole che ci riportano indietro nel tempo: la prima è “Christine Cristina”, la storia diretta da Stefania Sandrelli della prima donna scrittrice della letteratura italiana, che alla corte di Carlo V dà filo da torcere ai maschilisti colleghi. Nel cast anche Alessio Boni, attesissimo in brache e calzamaglia medioevale. Ancora film in costume con le parrucche impomatate di “Io, Don Giovanni” di Carlos Saura con Lorenzo Balducci (già noto dalle parti di GAY.tv) e Tobias Moretti che per una volta lascia a cuccia il fido commissario Rex per vestire i panni di Giacomo Casanova.

Lorenzo Balducci

Infine last but not least, ecco in “Oggi sposi” il sempre sinceramente apprezzatissimo (da tutti i punti di vista) Luca Argentero che noialtri abbiamo sempre nel cuoree che abbiamo seguito con passione anche a Venezia.

E ancora: influenze gay, omaggio a Heath Ledger e ovviamente…Twilight! Twilight! Twilight! PER CONTINUARE A LEGGERE CLICCA QUI>>

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