Gay e disinformazione: abbiamo bisogno di falsi miti per accettarci? COMMENTA

Gay e disinformazione: abbiamo bisogno di falsi miti per accettarci? COMMENTA

È un po' di tempo che mi frulla per la testa una idea. Che noi omosessuali si abbia la necessità di mentire per affermare la nostra dignità. Nell'ultimo periodo mi sono capitati vari casi. Il primo è quello del presunto matrimonio tedesco dell'On. Concia. Solo che in Germania gli omosessuali non possono sposarsi. Vero, la situazione giuridica fra coppie gay e copie etero sposate è praticamente identica, ma resta ancora il fatto che i gay non possano sposarsi. Di certo l'On. Concia conosce la differenza, sa che è discriminata anche in Germania, sa che quello che non le permette di dire che si è sposata è solo un pregiudizio che non muore, neppure quando tutti gli altri diritti le sono riconosciuti. Eppure mente, fa finta di essersi sposata, fa finta che in Germania questo pregiudizio non esista. Si può essere dietrologisti e dire: mente perchè, facendo credere che in Germania i gay possono sposarsi, induce l'opinione pubblica italiana ad essere favorevole ai matrimoni gay. Non so se sia così. Resta la menzogna e un grosso “PERCHÈ?”

Un altro caso è quello conseguente al riconoscimento del risarcimento da versare anche al compagno gay di un uomo deceduto in un incidente stradale. Prescindendo dal merito della questione cito le parole della RETE LENFORD: “In netto contrasto con la sentenza n. 138/2010 della Corte costituzionale che ha definitivamente chiarito che una coppia formata da persone dello stesso sesso merita lo stesso riconoscimento giuridico di una coppia formata da persone di sesso diverso in base all'art. 2 Cost.”

Seguito dall'immancabile Presidente Patanè. Ma basta leggersi le parole di quella sentenza:

“Si deve escludere, tuttavia, che l’aspirazione a tale riconoscimento – che necessariamente postula una disciplina di carattere generale, finalizzata a regolare diritti e doveri dei componenti della coppia – POSSA ESSERE REALIZZATA SOLTANTO ATTRAVERSO UNA EQUIPARAZIONE delle unioni omosessuali al matrimonio [...] Ne deriva, dunque, che, nell’ambito applicativo dell’art. 2 Cost., spetta al Parlamento, nell’esercizio della sua piena discrezionalità, individuare le forme di garanzia e di riconoscimento per le unioni suddette, restando riservata alla Corte costituzionale la possibilità d’intervenire a tutela di specifiche situazioni”.

Per capire che quanto affermato da RETE LENFORD e Arcigay sia essenzialmene falso.

Tutto questo è stato diffuso anche da gay.it, i mezzi di stampa gay hanno messo in giro questa cosa falsa. Infatti, la Corte dice l'opposto: l'art. 2 non giustifica l'equiparazione, il Parlamento ha potere DISCREZIONALE su come regolare le unioni. Anche in questo caso la menzogna è evidente. Resta la solita domanda: “PERCHÈ?”

Ultimamente su GAY.tv è stato riportato il testo di un blog anglofono (volutamente riportato per provocare reazioni, ma se è riusltato poco "attendibile" chiediamo scusa, ndr). Tesi dell'autore: il cristianesimo è colpevole del divieto dei matrimoni fra omossessuali. Cicerone e altri lo ammettevano. Poi si va a leggere Cicerone. Le Filippiche. Orazioni di accusa contro Antonio. Tra le accuse mosse a Marco Antonio quella di essere stato un fallito, una prostituta che aveva un solo cliente come se fosse suo marito. Tra l'altro un ragazzino. Queste le cose che delineavano la personalità di Antonio prima, a prescindere, dai danni fatti da questi alla Res publica. Su un simile passo si è argomentato che per Cicerone il matrimonio fra omosessuali fosse normale. Troppo facile smentire queste cose. Troppo facile rinvenire definizioni di matrimonio del (circa) 250 d.C. In cui l'eterosessualità era necessaria alla definizione (Modestino). Troppo facile dimostrare che il codice teodosiano non fu redatto del 342.
Troppo facile leggere su wikipedia: “La Lex Scatinia (149 a.C.) condannava espressamente l'adulto nel caso di rapporti omosessuali tra adulto e puer o praetextati [...] mentre nel caso di rapporto omosessuale tra cittadini liberi adulti veniva punito quello che tra i due assumeva il ruolo passivo, con una multa di 10.000 sesterzi.”

Oppure: “Altri scrittori, se non gli stessi, ironizzano, in modo molto spesso violento, contro gli effemminati e gli uomini che ricoprono il ruolo passivo nei rapporti omosessuali maschili, soprattutto se cittadini romani, scherniti e derisi quando non violentemente attaccati come causa di decadimento della società romana.[8] Questa apparente contraddizione, quasi incomprensibile agli occhi dell'uomo di oggi, è in un certo senso giustificata dalla visione della società tipica dei romani, tipicamente e prettamente maschilista, dove il ruolo attivo in un rapporto sessuale, sia con donne che con uomini, era sintomo di virilità e veniva esaltato, in rapporto anche alla superiorità della gens romana sugli altri popoli, destinata a dominarli, anche sessualmente. D'altro canto il ruolo passivo, di sottomissione, era disprezzato, visto come sintomo di mollezza, di rinuncia alla virilità, e perciò deprecabile e vergognoso specialmente se era un cittadino romano a ricoprirlo.”

Il riferimento al codice Teodosiano nel 342 è un errore, ma è vero che il codice del 438 recepiva una legge del 342 che comminava la pena di morte ai passivi. Giustiniano la estese anche agli attivi. Ma a parte le notazioni legali: come si fa a sovvertire la storia in questo modo? PERCHÈ, PERCHÈ, PERCHÈ?

La risposta che mi son dato è deludente. Abbiamo bisogno di inventarci delle giustificazioni per essere quello che siamo. Di dire che siamo maltrattati per colpa dei cristiani, ma se li zittiamo saremo trattati meglio. Abbiamo bisogno di miti, di sognare un posto in cui tutto vada bene. Abbiamo bisogno di mentirci. Ed è pericoloso. Pericoloso perchè le nostre menzogne vengono scoperte, pericoloso perchè viviamo in un mondo non reale, pericoloso perchè una volta scoperti non sapremo che rispondere. Eppure la risposta è semplice. Noi non chiediamo diritti perchè ai tempi di Romolo ce li avevamo, non li chiediamo perchè Cesare era bisessuale e Adriano amava Antinoo o il grande Alessandro o Achille o Patroclo o Eurialo e Niso o qualcuno morto e stramorto, passato alla storia come un pazzo isterico, eleggere Nerone come campione a difesa dell'omosessualità è davvero folle, erano gay. Noi chiediamo diritti non per il passato, ma per il presente, noi li chiediamo perchè, qui ed ora, non a Roma, non d Atene, non in Gallia o Macedonia, quei diritti li avevamo. Noi li vogliamo perchè è giusto, noi li chiediamo perchè affermiamo la nostra dignità, non quella di Pompeo o quella di Antonio. E allora smettiamola di mentire. Smettiamo di mentire al mondo. Noi, qui ed ora, non in Germania, non in Francia, non in Spagna, vogliamo che ci sia dato quello che è nostro. E quello che chiediamo è giusto, non c'è bisogno di scomodare teutoniche giustificazioni. Non occorrono falsi matrimoni. Occorre la coerenza della verità e la certezza di essere nel giusto.

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Mercoledì 19/10/2011 da in , ,

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